Criminologia minorile

Non è un semplice romanzo, ma Ragazzi di Camorra di Pina Varriale è la quotidianità di chi non ha altro che essere vittima e co-autore del fattore micro criminalità, ma che nonostante ciò ha ricordi, sogni e speranze. Si ha già l’età a 10, a 13 anni per non andare a scuola, essere sfruttati, abili, astuti, con la voglia di sfondare, essere qualcuno per “qualcuno”, utile, capace soprattutto, accettato, stimato.
Ma è un circuito che comporta tanti rischi; il rischio di essere scoperti ed “acchiappati” dagli sbirri, il rischio di “far saltare il progetto”, il rischio di essere malmenato dai pezzi grossi, il rischio di essere allontanato dall’amata mamma.

L’uso dei coltelli si diffonde tra gli adolescenti. Accoltellamenti all’uscita di locali per il divertimento serale, sfide in mezzo alla strada, per un parcheggio, per una ragazza, per colpire uno straniero ecc ecc. Ma oggi i coltelli cominciano a comparire anche nelle scuole come arma di difesa-offesa contro compagni “antipatici” o “ostili”. E’ quello che è successo nel giro di pochi giorni a Roma, in una scuola media della zona Prenestina, e a Monterotondo, in un istituto professionale. Il movente dichiarato dai “ragazzi-coltelli” è lo stesso: porre fine, attraverso la propria lama, ad una serie di prese in giro e atti umilianti compiuti precedentemente dall’accoltellato nei confronti dell’accoltellatore

Da molto tempo imperversano numerosi sui maggiori quotidiani articoli di opinione sulla sicurezza e sulla lotta alla microcriminalità, fatti di analisi, di denunce, di raccomandazioni e di ricette. Domenica 19 aprile 2009, Ernesto Galli Della Loggia “ha sparato” la sua opinione sulla prima pagina del corriere della sera puntando il dito contro “le polizie locali o vigili urbani che siano” e contro l’inerzia delle amministrazioni pubbliche incapaci e/o inadempienti per mancanza di volontà. L’opinionista del più grande quotidiano nazionale vede questo aumento della violenza urbana come un fenomeno favorito, oltre che dalla “scarsa trasparenza” e “fannullaggine” delle corporazioni e dalla negligente passività dei sindaci, dalla potente lobby delle industrie del divertimento (“titolari di bar, ristoranti, pub e discoteche”) e dalla potenza e intoccabilità dei “giovani protetti dal tabù che circonda ogni loro moda, svago, o comportamento collettivo, anche quelli più stupidi e riprovevoli”.

Negli ultimi anni si è assistito ad una lenta ma continua e graduale evoluzione del concetto generale di giustizia che viene sempre più a configurarsi non più come esigenza di “ordine pubblico”, ma come “sicurezza dei cittadini”.Mentre lo Stato tradizionalmente si difende dalla criminalità imponendo ai propri cittadini l’obbedienza alle leggi penali e reprimendo la loro inosservanza, il loro concetto di sicurezza dei cittadini risulta molto più articolato, investe più attori e va ad incidere direttamente sul diritto personale del singolo a non divenire vittima di reato.

Secondo la ricerca Eurispes, che ha analizzato i cambiamenti avvenuti negli ultimi anni nel capoluogo Campano in relazione alla criminalità e alla percezione del rischio da parte dei cittadini, la principale causa dell’insicurezza dei napoletani è la delinquenza giovanile. Per il 90,3% – la quasi totalità del campione intervistato – la delinquenza giovanile rende non sicura la città di Napoli e solo il 7,8% la pensa diversamente.

La scuola è chiamata al difficile compito di offrire motivazioni, riferimenti, esempi, affettività e progettualità: un evento come il Marano Ragazzi Spot Festival, può ambire a soddisfare questi bisogni, può diventare il modello di relazione per risvegliare il senso di appartenenza, l’orgoglio di essere riconosciuti come “i ragazzi del festival”, i ragazzi della città della creatività, dei sogni, dell’amicizia e dell’impegno, i ragazzi della città della comunicazione. E, se è vero che vi è comunicazione quando un segno, un segno qualsiasi, diventa strumento per esprimere, narrare, trasmettere, interagire, il “Festival” può essere il segno più vivo e palpabile delle energie messe in gioco dalla scuola.

Il bimbo legato a un albero e umiliato

Un bambino di 11 anni è stato aggredito da un banco di ragazzini di 13 anni, capeggiati da uno di 16, a Spino d’Adda (Cremona). Un componente del branco si sarebbe recato a casa della vittima e l’avrebbe convinta a seguirlo. Gli altri, in un parco vicino, attendevano il malcapitato armati di coltellini, nastro adesivo e macchina fotografica.

Si stanno registrando molte violenze in questi giorni nel nostro paese, dall’aggressione brutale contro i frati di un convento, a quella contro i turisti olandesi oppure quella recente contro i giovani di un centro sociale di Roma, aggrediti con il coltello nella notte del 28 agosto. Questi avvenimenti impongono una pausa di riflessione e approfondimento sul fenomeno della rabbia e aggressività.
Dagli inizi del secolo scorso numerosi studiosi dei fenomeni sociali si sono adoperati per spiegare l’incidenza delle forme di violenza tra i gruppi e di protesta collettiva.