Immigrazione e minori

Il 28 maggio scorso presso la Scuola dell’Infanzia Comunale Marco Polo Tenore alle ore 14.30 si è tenuto uno spettacolo all’interno di “Intermundia” la festa dell’intercultura dal titolo “Un mondo di tutti i colori”un’ispirazione dal libro di Lobel Arnold “Il Mago dei colori”.
La storia originale di Lobel fa riferimento a un tempo in cui i colori non esistevano e il mondo era grigio e nero. Un giorno un mago decise di provare nuovi intrugli magici per cercare di cambiarlo. Trovò il blu, il rosso e il giallo, ma solo dopo molti tentativi capì come dovevano essere usati.
Scoprì un giorno il colore blu. Il mondo, perciò, diventò blu, ma tutto quel blu rattristò presto la gente. Il mago cercò allora un rimedio nella sua tetra cantina blu e creò il giallo. Il mondo diventò tutto giallo, ma presto il giallo risultò troppo luminoso e accecante.. Anche la moda del rosso, però, non ebbe successo, perchè quel colore dava alla testa. Mescolando i tre colori ne ottenne altri. Ben presto il mondo divenne così splendido che nessuno ebbe più voglia di cambiarlo.
La rappresentazione teatrale realizzata interamente dai genitori dei bambini ,è stata un po’ diversa dall’originale in quanto ha associato i tre colori a tre popoli e tre luoghi, in modo tale da legare l’aspetto interculturale all’arte. Il Popolo Giallo viveva su, ed era rappresentato da Babbogiallo ,il Popolo Blu viveva su ed era rappresentato da Babboblu,il Popolo Rosso viveva di lato ed era rappresentato da Babborosso.

UN INSEGNANTE A 2 ALUNNI STRANIERI:”….TORNATEVENE AL VOSTRO PAESE”

“Se non vi sta bene tornatevene al vostro paese” : è la frase che, secondo una denuncia depositata da un genitore presso la caserma dei carabinieri di un quartiere periferico di Roma, un insegnante della scuola media avrebbe detto in classe a fine anno scolastico a due alunni, un bambino di dodici anni di origine ruandese e una bambina pakistana.

Sull’insegnante peserebbe una precedente querela relativa ad una presunta mancata vigilanza all’interno della classe. Altre semplici lettere di reclamo da parte di altri genitori sarebbero agli atti della scuola media.

Non è mia intenzione puntare il dito contro l’insegnante che ha tutti i diritti di smentire i genitori querelanti, che avrà tutte le sue buone ragioni e potrà nelle sedi competenti ribadire la sua versione.

La nostra stampa quotidiana riporta di frequente episodi di violenza, che vengono collegati a vari fenomeni, dal razzismo al bullismo, e danno luogo alla denuncia di una vera e propria ‘emergenza educativa’.

Si rende pertanto opportuna l’analisi specifica di ciascuno di questi fenomeni, per consentire l’elaborazione di pertinenti strategie di prevenzione e contrasto.

In questa sede intendo dedicare una specifica riflessione al fenomeno del ‘razzismo’, nelle sue manifestazioni espresse o implicite.

Il crescente flusso migratorio, che ha interessato il nostro paese soprattutto nell’ultimo ventennio, ha fatto sì che i rapporti interetnici siano entrati a far parte della vita quotidiana di persone che ad essi non erano abituate. Ma l’esigenza, indicata da più parti, che si assicuri una convivenza pacifica, contrasta con la constatazione, dell’esistenza, a livello mondiale, di conflitti etnici.

Dal Lago definisce gli stranieri come non-persone. Non solo persone emarginate, ma persone che agli occhi della società non esistono. Senza rapporti stabili, in situazioni precarie; con il rischio di essere intercettati dalle forze dell’ordine ed espulsi. Non hanno i documenti e quindi non possono godere di aiuti come i centri d’assistenza.

Un aneddoto per iniziare.

Qualche settimana fa, ad un convegno, sono stato gentilmente presentato all’assessore all’Istruzione della città dove mi trovavo. “Ah, Tosolini – dice l’assessora – .. ho già sentito il suo nome”. E con gentile ironia aggiunge: “…non so dove: ma probabilmente ne ho sentito parlare non bene”. Incasso con cortesia e aggiungo: “forse per via del centro Interculturale”. Non l’avessi mai detto: “Ah si, – è partita lancia in resta – bravi quelli del centro interculturale! Vogliono farmi pagare 40.000 lire all’ora i mediatori culturali! Ma che ci vuole, dico io: mettete insieme tutti i bambini provenienti dal Maghreb e insegnamoli l’italiano. In quindici giorni è fatta….”. Non ho retto oltre e mi sono gentilmente lasciato scivolare verso la vetrata abbandonando lo sguardo oltre le finestre, verso le brume di una pianura dolcissima alla vista ma così arida e spigolosa nella dura realtà di ogni giorno

Sono passati più di cinque anni dall’inizio della messa in opera della figura del mediatore
culturale. I primi corsi di formazione sono stati indirizzati ad un profilo professionale basandosi
sulle esperienze di altri paesi europei, in particolar modo di quello francese.
I corsi di formazione (di 200-700 ore) contenevano i temi necessari per preparare un mediatore, che conoscendo la lingua italiana e appartenendo ad una cultura di un gruppo presente sul territorio italiano, fosse capace sia di comunicare con consapevolezza e sia di conoscere aspetti tecnico-scientifici.

L’immigrazione non è un fenomeno nuovo in Italia; i primi immigrati arrivarono nel nostro Paese in cerca di lavoro già negli anni ’60. Negli ultimi 30 anni, tuttavia, la crescita del fenomeno migratorio è stata particolarmente rilevante, in Italia come nel resto dei Paesi dell’Unione Europea. Secondo lo studio condotto da Eurydice “L’integrazione scolastica dei bambini immigrati in Europa”, al giorno d’oggi nella maggior parte dei Paesi dell’UE la percentuale della popolazione straniera varia dal 2,5 al 9%. Nel caso dell’Italia, il valore si attesta intorno al 4% (anno di riferimento: 2003).

Un progetto di studio e scambio tra studenti italiani, israeliani e palestinesi, realizzato presso il liceo ginnasio Augusto di Roma, ha dato vita a un libro che parla di pace

Eleonora Riccioni, Luca Bisante, Silvia Fratini, Marta Michelini sono alcuni dei ragazzi del liceo ginnasio Augusto di Roma che, due anni fa, su un progetto della loro professoressa di inglese Isabella Marinaro, hanno ospitato per una settimana ragazzi israeliani e palestinesi. Da questa esperienza, arricchita da un vasto scambio di e-mail, è nato il libro Il dialogo della speranza, la speranza del dialogo. I ragazzi intervistati, ora studenti universitari, ricordano con emozione quel progetto e in particolar modo quella settimana, affermando con convinzione che è proprio con queste iniziative che si può creare una coscienza che possa portare con il tempo alla fine della guerra.