Educatore professionale

E’ la storia quotidiana di ognuno che la mattina si sveglia per andare a lavoro, è la storia di chi il lavoro lo cerca inviando pagine e pagine di curriculum dopo aver studiato tanto e fatto sacrifici. E’ la storia di chi ha scelto un lavoro non facile, non semplice, non solo per ciò che il ruolo richiede ma per gli ostacoli di un sottosistema spesso rigido e che ancora non premia i meritevoli, quelli veri, quelli che soprattutto si impegnano con tutte le forze e in ciò che fanno ci mettono l’entusiasmo, la passione, l’amore.

Gent.ma Redazione del sito www.eduprof.it, noi del Gruppo Noieducatori, ci siamo già conosciuti per altri scambi di mail precedenti. Vi vorrei chiedere se è possibile pubblicare questa mail rivolta alle istituzioni fiorentine

Siamo un gruppo di educatori delle cooperative sociali e ci occupiamo dei servizi scolastici e domiciliari con minori. Ci riuniamo dal 2006 per cercare di affrontare insieme le dinamiche che riguardano i nostri servizi e i conseguenti problemi che ricadono sulle nostre condizioni di lavoratori.

Ho sempre sognato di fare il mio lavoro nei migliori dei modi credendoci vivamente; ho sempre sognato di essere il mio ruolo in maniera intraprendente e professionale. Sognavo di fare ed essere una pedagogista super impegnata, con uno studio di consulenza in collaborazione con psicologi nell’ottica di una cooperazione costruttiva e convivenza professionale.Ho sognato, sognavo di poter far parte dello staff di un tribunale come esperto, ma pur elencando la figura pedagogista tra le tante, ci si può collaborare solo se si è iscritti ad un albo.
Molti di noi hanno fatto un concorso, quello per il carcere adulti, studiando per 5 anni, dedicandovi anima e corpo, ed ancora non siamo stati convocati, e non mi sembra giusto che alcuni colleghi solo perchè soci e membri di un’altra nota associazione vengano estrapolati dal loro albo e collocati a lavorare presso gli istituti.
Sogno di essere e fare la pedagogista, ma nessuno ci consente di essere e di fare.

Cari colleghi,

non sono del tutto convinto che non ci sia niente da fare, come molti sostengono e che la fine degli educatori e dei pedagogisti sia vicina. Di certo se tutti gli studenti della nostra facoltà sapessero cosa li aspetta fuori dalle aule universitari, ben pochi continuerebbero il pesante corso di studi che affrontiamo.

Adesso basta. Non possiamo più far finta di non vedere e non sentire. Ciò che sta accadendo nei nostri confronti è un fatto gravissimo. Abbiamo l’obbligo morale di rendere pubblico l’ennesimo sopruso nei confronti degli Educatori Professionali provenienti dalla Facoltà di Scienze della Formazione.

In tutte le Regioni d’Italia si verifica da tempo una situazione incresciosa ed insostenibile. Nei Concorsi delle ASL gli Educatori Professionali provenienti dalla Facoltà di Scienze della Formazione vengono scartati perchè ritenuti non in possesso del titolo utile a svolgere la professione dell’ Educatore. In Puglia nel 2006 l’ASL di Bari estromise gli Educatori provenienti dalla Facoltà di Scienze della Formazione da una graduatoria da cui attingere per incarichi a tempo determinato, lo stesso è avvenuto all’ASL di Brindisi nel Novembre 2008 ed oggi l’ASL di Taranto indice un avviso pubblico (BUR Puglia n° 3 del 08-01-2009) per incarichi provvisori per Educatori preannunciando già da subito l’impossibilità di partecipazione per tutti gli Educatori Professionali che provengono dalle Facoltà di Scienze della Formazione.

Intervista di Chiara Cantoni Luigi Regoliosi, docente di Politiche sociali presso l’Università Cattolica

A partire dagli anni ’70, la parola educazione, connotata negativamente come condizionamento e indottrinamento ideologico, è stata estromessa dal vocabolario e sostituita da espressioni quali socializzazione, animazione, sviluppo di potenzialità. Parallelamente, screditando il concetto di autorità, assimilato a quello di autoritarismo, è venuta meno l’idea che l’educatore giochi una certa asimmetria nei confronti dell’educato.

L’adolescenza è un’età fondamentale. Occorrono adulti che sappiano accompagnare i ragazzi guardandoli negli occhi. E occorrono soprattutto degli amici. Così come il bambino nasce nella pancia della mamma, il ragazzo nasce nella pancia dell’amicizia. Per questo dovremmo riempire la città di luoghi dove i ragazzi possano stare insieme in maniera degna, animata, guidata, e non come in un branco.

Al Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali Sen. Maurizio Sacconi
Al Presidente Regione Puglia On. Nichi Vendola
Al Presidente del Consiglio Regionale Pugliese Dott. Pietro Pepe
All’Assessore Regionale alle Politiche della Salute Dott. Alberto tedesco
Ai Presidenti dei Gruppi Consiliari del Consiglio della Regione Puglia
Al Preside della Facoltà di “Scienze della Formazione” di BARI
Al Preside della Facoltà di “Scienze della Formazione” di LECCE
Al Preside della Facoltà di “Scienze della Formazione” di FOGGIA

Oggetto: Avviso pubblico per titoli, per la formulazione di graduatoria utilizzabile per il conferimento di incarichi a tempo determinato per Educatore Professionale pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 149 del 25-09-2008

Gent.mo Direttore,.
Giorni fa ho chiamato alla direzione del Personale della V.S. Azienda per chiedere informazioni riguardo la graduatoria del bando in oggetto è mi stato riferito che scarterete tutte le candidature dei Laureati in “Scienze dell’Educazione” indirizzo Educatore Professionale perché non in possesso del Diploma di Educatore Professionale Sanitario rilasciato dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia secondo le disposizioni del D.M. 520/98.
Il decreto ministeriale 520/1998 a cui fate riferimento si è dimostrato “essere” penalizzante nei confronti degli Educatori Professionali provenienti dalla Facoltà di “Scienze della Formazione” ed inoltre è già al centro di ri-valutazioni Nazionali e Ministeriali per mezzo delle denuncie scritte fatte pervenire dalla nostra Associazione Nazionale A.P.E.I. e dal movimento EDUPROF.IT.

Continuiamo il nostro viaggio tra le professioni che potremmo ricoprire….

Innanzitutto occorre dire che non esiste un corso di studi istituzionale che formi alla figura dell’Operatore di Comunità. Solitamente questo ruolo è svolto da professionisti dei servizi sociali o sanitari, tra cui l’educatore professionale, che hanno acquisito una preparazione ottimale, grazie anche alle proprie esperienze lavorative, raggiungendo una approfondita conoscenza ed un’adeguata competenza sui temi dell’assistenza a soggetti con forti disagi dovuti a dipendenza da sostanze.

Ovvero, cosa ci facciamo con la nostra laurea (oltre che appenderla alla parete).

Liberamente tratto da www.unisob.na.it/

L’altro ieri sono andata a ritirare la mia pergamena di laurea … bella … ora ci compro una cornice e ne faccio un quadretto (e cos’altro?)

Mi sono imbattuta per caso in un elenco di attività che possono svolgere i laureati in SdE (visionabile al sito su indicato, che riporta fra l’altro una bibliografia minima circa ogni profilo), e ve ne cito alcuni, in ordine alfabetico