Io come Calimero

Ma io come Calimero, come fenomeno, associazione a stati di essere, come simbolo psico-pedagogico di variegati aspetti della crescita e della vita, sembra che lo si tralasci.
Calimero non è solo il simbolo-significato di chi viene escluso perché diverso o perché si sente tale, il pulcino và a scuola, ha degli amici, una famiglia e perfino una fidanzatina Priscilla, non è il simbolo del brutto, quella è un’altra storia -è la favola del Brutto anatroccolo-.
Il pulcino della pubblicità del detersivo Ava è la metafora del divenire, della crescita, del viaggio, della rinuncia, del silenzio e del non riuscire a mettere in evidenzia le proprie qualità, perché altri non credono in lui, qualità nascoste sotto il guscio protettivo.
Calimero con la sua saccoccia è il simbolo della curiosità, dell’apertura mentale, della capacità di adattarsi a variegati contesti, è il simbolo dell’accoglienza verso l’altro, ma anche il non essere corrisposto, il non essere ascoltato ed accolto.
Io come Calimero è il vagabondo, il viaggiatore, il turista che fa dei suoi viaggi, la sua scuola, la sua cultura.
Io come Calimero è il senza tetto che girovaga tra stazioni ed aereo porti con la sua bisaccia stropicciata o la borsa di marca setacciata dall’area bagagli.
Io come Calimero è il padre di famiglia che al mattino esce di casa per recarsi a lavoro, con la sua borsa: la valigetta ventiquattro ore, il sacchetto della merenda, lo zaino con gli attrezzi di lavoro, e saluta i suoi figli, la borsa è ciò che andrà a fare ma è una borsa che al ritorno verrà riposta per dare spazio e tempo alla famiglia.
Io come Calimero è il bambino-ragazzo che và a scuola e con sé la sua cartella, sulle spalle lo zaino, la sua cultura, la sua formazione, quel bagaglio che lo renderà persona.
Io come Calimero è il giovane senza lavoro, che, disperato, amareggiato, parte dalla sua città, lontano dalla sua famiglia, con il suo sacco, ricco di ricordi, dolori, paure, aspettative, illusioni, speranze, sogni. In quel sacco porta anche la carta della sua professione: l’essere un dottore, professore, educatore, ingegnere.
Io come Calimero è il medico che si sposta nei reparti o nelle case a far visita ai suoi pazienti.
Io come Calimero è la scena del detenuto-fruitore di qualche ora-di permesso premio, con il suo sacco cammina verso il Block house, alle spalle le sbarre; per qualche ora libero ma con prescrizioni da seguire, di sera il ritorno.
Ed Io come Calimero è ancora la figura del detenuto che viene trasferito da un istituto all’altro, con sé, poche cose, prese alla svelta, spesso senza preavviso; un giorno riavrà quanto non è riuscito a mettere nel suo sacco.
Quello del Calimero ristretto è uno zaino particolare, soprattutto quello della libertà, dentro sono riposte lettere, fotografie, copie di istanze, quanto fa-paradossalmente-parte del mondo penitenziario, perché anche in carcere, quello possibile, ogni Calimero costruisce qualcosa in continuo itinere.
Io come Calimero è la sposa che lascia la sua casa natìa e prepara i pacchi, nel suo sacco i suoi ricordi, la sua infanzia, la sua adolescenza.
Io come Calimero è il soldato che parte in guerra, con sé la sua borsa grigio-verde, dentro il coraggio, la paura, la speranza di tornare a casa.
Ed io come Calimero è il giornalista, il musicista, il tecnico, ognuno con il suo sacco, ognuno con il suo sapere, saper fare ed essere.
Se provassimo a riflettere ed a ripercorrere ogni nostro passo, a ricordare tramite immagini, rappresentazioni iconografiche, i nostri cambiamenti, ciò che siamo stati, siamo, ciò che volevamo o vorremmo essere, ci renderemmo conto di quanto siamo vicini e simili al pulcino nero.
Come Calimero non sempre veniamo accolti, ascoltati, apprezzati, presi in considerazione, ma pur sempre come Calimero sappiamo comunicare, sappiamo semplicemente e possiamo rialzarci

Emanuela Cimmino

Stampa

Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.