C’è sempre un sofà nel salotto di Emy

Affiancata dal regista Tonino Caiazza, è stato per entrambi considerevolmente emozionante raccontarsi , come una volta, con la spontaneità e la semplicità che contraddistingue chi è legato dal filone dell’amicizia e della stima reciproca; lineare, scherzosa, la trasmissione : Per un’ora con EmY, in linea diretta con ascoltatori che sempre più attivi non hanno resistito a più di due minuti al gioco, indovina di chi è la voce, la voce di Emy- impressa nei fans di Radio Attiva- è stata subito riconosciuta.
Ricordi, cambiamenti, crescita e maturità sono stati i primi argomenti trattati che hanno reso la trasmissione a sorpresa, una singolare eccezione, preceduti da una dolcissima colazione ed amichevole chiacchierata con il Babbo online; per Emy ritornare nel suo salotto e trovare soprattutto ancora il suo sofà è stato davvero un bel regalo, sinonimo del far parte di una famiglia che non l ha dimenticata, non ha dimenticato la sua voce e la sua professionalità.
Riflessioni su Bamboccioni, Mammoni, capacità di adattamento in luoghi sconosciuti, il saper badare a se stessi per necessità, l’accettare le sfide quotidiane come occasione per conoscersi meglio, volersi bene, curarsi, il pensare come attività lavorativa quotidiana, la difficoltà ad assuefarsi ad abitudini culturali e sociali che non ci appartengono, la solitudine come abitudine e l’abitudine come presupposto di solitudine, hanno reso interessante ed interattiva la parte centrale della trasmissione straordinaria.
Per un’ora con Emy, dopo nove mesi, quasi un parto, è stata occasione per unire opinioni e musica, ancora una volta, come ai tempi del suo salotto, non volutamente, scelte musicali centrate su quanto si è discusso, “Sei apparsa un’altra volta-dopo che ti sei nascosta”, la prima della play list, Grazie mille, Abitudine, Io urlo e tu non mi senti, sono state altresì presupposto di confronto con gli ascoltatori, chiedendoci quanto urlare nella relazione di coppia, tra colleghi, possa funzionare, quanto e se occorre urlare, o sia sempre preferibile la pacifica comunicazione da usare per mettere l’altro a conoscenza di…., per confrontarsi, per chiedere spiegazioni, per stare anche in silenzio, sebbene urlare possa servire a se stessi come attività di sfogo.
Per un’ora sola con Emy è diventata circostanza per farsi una promessa, quella di ritornare, quando non è dato saperlo, per il momento ci sarà La musica senza confini a smozzare un po’ di abitudine assuefatta e soprattutto per non soffrire di solitudine.

Emanuela Cimmino
23.01.2011

Stampa

Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.