Cugino e cugino : educatore in carcere tra realtà ed irrealtà

Gli educatori partecipano all’attività di gruppo per la osservazione scientifica della personalità dei detenuti e degli internati e attendono al trattamento rieducativo individuale o di gruppo, coordinando la loro azione con quella di tutto il personale addetto alle attività concernenti la rieducazione. Essi svolgono, quando sia consentito, attività educative anche nei confronti degli imputati. Collaborano, inoltre nella tenuta della biblioteca e nella distribuzione dei libri, delle riviste e dei giornali.Art 82.O.p

Il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto delle dignità della persona. Nei confronti dei condannati e degli internati deve essere attuato un trattamento rieducativo che tenda, anche attraverso i contatti con l’ambiente esterno, al reinserimento sociale degli stessi. Il trattamento è attuato secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni dei soggetti. Art 1 dell’O.p

Cugino cugino-educatore in carcere tra realtà ed irrealtà.

E’ con la 354/75 che si fa del carcere un luogo dove chi ha sbagliato, viene “rieducato”, aiutato, orientato, re-inserito nella comunità esterna e “lo si fa” attraverso attività tratt mentali miranti al mutamento della personalità, alla revisione critica del reato, alla riconciliazione con la società, ma anche alla conoscenza di se stessi.

Sempre più, il teatro, la musica, la pittura, la danza, laboratori delle emozioni, dell’acquisizione delle competenze genitoriali, percorsi autobiografici, diventano contesti costruttivi di auto formazione, auto analisi e di auto apprendimento, di riflessione, di confronto, di maturazione, di crescita ed acquisiscono senso “se coordinati, gestiti da figure specialistiche, quale in primis il funzionario giuridico pedagogico, alias l’educatore per gli adulti, l’educatore penitenziario e/o semplicemente l’educatore del carcere”.

Cugino e cugino, il Dott. Raimondi è un educatore, forse l’educatore doc, che tutti vorrebbero essere ma che non sempre è possibile “essere”, è l’educatore trattamentale per eccellenza, poiché è al trattamento che l’educatore mira, da esso parte e ad esso arriva.

Nella realtà di tutti i giorni, nella realtà attualissima degli istituti penitenziari, l’educatore tuttologo, non può occuparsi esclusivamente di organizzare personalmente momenti culturali, formativi per l’uomo in cambiamento, non può solo organizzare spettacoli musicali e/o effettuare colloqui entrando nelle celle.

L’educatore ha anche incombenze burocratiche, amministrative, soprattutto se lavora in case di reclusioni, dove sono ospitati prevalentemente detenuti con fine pena medio lungo, che sono definitivi e che fin troppo spesso presentano richieste di benefici, di trasferimenti presso altre sedi, per cui l’educatore “fungendo” un po’ da tramite tra il pianeta carcere ed il sistema socio giuridico, deve occuparsi di inoltrare istanze e prima di tutto elaborare, stilare relazioni comportamentali, aggiornamenti, confrontarsi con esperti art.80 O.p, discutere con gli assistenti sociali, rapportarsi con l’area della sicurezza, dell’area sanitaria, gli avvocati e/o familiari, ma non alla maniera del Dott.Raimondi.

Ad effettuare valutazioni socio familiari sono gli assistenti sociali dell’Uepe e non l’educatore; l’educatore penitenziario non può lasciare il suo luogo di lavoro e scappare da una casa all’altra del ristretto, salvo se non è autorizzato e non si tratti di un servizio in missione, laddove competa; oltretutto molti detenuti spesso provengono da regioni diverse da dove è allocato il carcere, per cui ci si avvale dell’Uepe di riferimento.

L’educatore Raimondi ha un ufficio grande, ordinato, tutto per sé, trova perfino il tempo di “parlare” con la fotografia della moglie defunta riposta sul display del cellulare; nella realtà non filmica, l’ufficio trattamentale è la stanza non solo degli educatori, ma perfino dei volontari; è il luogo di passaggio di tutti, perché munito di fotocopiatrice, e si fa a turno anche per scrivere al pc.

L’educatore Raimondi fa spesso tardi nel rincasare, vero, verissimo, per quanto si debbano rispettare le 7.12h giornaliere, c’è sempre l’urgenza dell’ultimo minuto, tempo di alzarsi, infilare la giacca, che squilla il telefono: è il poliziotto di sezione che avvisa che M. ha dichiarato di auto lesionarsi se …; mentre si sta per raggiungere l’apparecchio marca tempo si viene fermati dal comandante che chiede di poter effettuare assieme colloquio con S. appena giunto, proveniente dalla libertà, è confuso, disorientato, spaventato; ancora arriva via fax sollecito urgente da parte dell’Ufficio di Sorveglianza di relazione comportamentale di B. da inviare tempestivamente, perché se concessa, B. verrà scarcerato domani.

Scadenze, urgenze, emergenze, alle quali l’educatore di Cugino e Cugino, l’educatore “Io”, non può dire di- No aspetto domani-, perché si ha a che fare con le storie di persone in crescita, il loro cambiamento dipende anche da noi; perché si è scelti un lavoro di responsabilità, minuzioso e particolare, giuridico e pedagogico nello stesso tempo, carte e relazioni d’aiuto vanno di pari passo.

L’educatore svolge anche funzioni di segreteria tecnica e spesso laddove c’è carenza di personale, la montagna di carte, non consente di vivere a pieno la “vita del carcere” attraverso l’osservazione partecipante e partecipativa.

Il cugino educatore crede in ciò che fa e vuole, crede negli altri, ha passione, entusiasmo, empatia: anche l’educatore”io” ci mette tanto impegno, ma spesso la volontà di apportare cambiamenti viene sminuita, minimizzata da un sistema che prova disagio a mutare, perché “si è sempre fatto così”, perché non si accetta il cambiamento pedagogico socio-storico.

Filippo è da solo, non ha altri colleghi educatori né un Capo Area, effettua colloqui in cella, in quelle celle che sono per un solo ristretto; nella stragrande maggioranza degli istituti, in cella sono allocati dai due agli otto detenuti.

L’educatore “io” effettua colloqui nell’apposita stanza dei colloqui, in cucina detenuti, nella sala teatro, nei corridoi, nella sala redazione, in biblioteca.

L’educatore Filippo come l’educatore “io” crede che la scrittura sia un mezzo validissimo per raccontarsi, scoprirsi, auto narrarsi, ripercorrere il passato e proiettarsi al futuro.

Qualcuno cambia e si salva, qualcuno è nello status di recidivo; essere educatore in carcere significa scommettere ogni giorno, accettare le sfide, conoscere ed ammettere i propri limiti, sapersi rapportare, sapere ascoltare senza pregiudizio, essere empatici, diretti, autorevoli e cordiali, camminare assieme ai ristretti, a quei 110 utenti dei e per i quali si è il punto di riferimento.

Si insegna loro a sognare, credere, volere e sperare, in questo l’educatore cugino e l’educatore “io” sono molto simili, identici.

Si è la penna di molte storie da trascrivere e riportare con senso pedagogico all’èquipe, si è l’orecchio di tante vicende da ascoltare anche se non si vorrebbero sentire, si è lo scrigno di emozioni contrastanti che cambiano da un ristretto all’altro, si è viaggiatori in un mondo completamente diverso, a parte, un carcere può essere luogo di costruzione possibile ma è pur sempre un pianeta a sé-

Emanuela Cimmino-Educatrice

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.