Il terremoto di dentro … un articolo antropologico

Probabilmente non c’è una risposta specifica, forse è molto più facile rimandare la causa ad altri, piuttosto che fermarsi a riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni per quanto lecite e buone esse siano, poiché anche l’essere troppo onesti, affettuosi o dediti al lavoro diventa un male, un effetto controproducente; tutto ha un limite, o quanto meno dovrebbe averlo ed ovviamente una giusta misura. Davanti a certi ostacoli, prima di affrontarli, si dovrebbe avere la fermezza di stare calmi e riflettere sulle possibili soluzioni, invece è molto più probabile lasciarsi prendere dal panico e pensare di non farcela perché eventi superiori alle nostre capacità di resistenza. Ma non è semplice e ci credo. E’ come un terremoto all’improvviso, quando si scatena, c’è chi scappa, chi si rifugia sotto i pilastri e tavoli, chi si blocca lasciandosi cadere addosso travi e mattoni, chi reagisce aiutando se stessi e gli altri; episodi non attesi, difficoltà, disagi, eventi stressanti, burn-out, dequalificazione, considerazioni di sé da parte degli altri-opposte- a ciò che si è e si vorrebbe dimostrare; eventi improvvisi, scatenano “il terremoto di dentro”.Ci si sente a pezzi, attaccabili, fragili, incapaci di rialzarsi e di vedere positivo, tutto sembra non avere soluzione. Il terremoto di dentro ci prende, assorbe energie, stare calmi è improbabile se non impossibile, se a questo “sentirsi dentro” si aggiunge l’essere circondati da persone non comprensive, che “godono dello stare male dell’altro”, il terremoto di dentro, come la terapia d’urto, trova un unico rimedio: quello di esplodere, dare vita all’impulsività, scoppiare in un pianto liberatore, esplodere scrivendo, sfogarsi, affrontare gli eventi, resistere al momento o semplicemente assumere un “atteggiamento incondizionatamente passivo e positivo”, lasciarsi scivolare quanto “di male pensiamo possa farci”. Ma tutto dipende dal proprio temperamento, dalla forma mentis, dalla propria ed individuale personalità.Occorrerebbe farsi una corazza e non lasciarsi distruggere; il terremoto di dentro se non affrontato dopo un po’ comporta depressione, frustrazione, bassa stima di se stessi, apatia, irritabilità, pensieri ossessivi, deliri, pessimismo, sola razionalità pura per dirla alla Kant, conseguenze che se non superate, interiorizzate diventano uno status d’essere.Essere ottimisti, è una forma del proprio carattere, non lo si diventa all’improvviso, ma una soluzione per sconfiggere il terremoto di dentro potrebbe essere quello di cambiare o quanto meno provare “ a diversificare il modo di reagire” e ciò è possibile esclusivamente se si colloca una giusta misura al dolore, alla disperazione, alla tristezza, facendolo parlare, dandogli voce, infine facendo i conti con se stessi.

Emanuela Cimmino
www.eduprof.it

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.