Non è tempo per me , non è ancora il mio momento

Per quanto si possa essere determinati e nello stesso tempo costanti, pazienti, per quanto quel tempo lo si è saputo accogliere e si è stati capaci di aspettare senza avere fretta di crescere e di essere e fare ciò che non è stato possibile prima, in quanto ognuna/o vive la sua vita a suo modo, con i propri momenti belli e tristi, con il proprio tempo per ridere e stare in silenzio, per quanto si è saputo rinunciare, raccogliendo frutti forse precocemente senza poter vivere spensieratamente quell’età, quel tempo, pur di arrivare ad obiettivi futuri; si arriva ad un punto, dopo il quale ci si interroga, chiedendosi ”Perché non sia ancora il mio tempo, non sia ancora il mio momento”.
Capita che si incontra-durante il proprio percorso-persone che pur essendo di un certo spessore per le proprie esperienze lavorative e di vita, o che sono sullo e dello stesso livello, tendono a sminuire chi è arrivato al proprio obiettivo con il giusto tempo, non accogliendo e non apprezzandone le proprie competenze, il proprio sapere, saper fare e saper essere.
Quel sapere , frutto di anni di studi e di ottimi risultati, quel saper fare, frutto di forma mentis che diventa azione, risultato di trasmissioni di valori, costellazioni di esperienze che non vengono lette e considerate, quel saper essere differente a seconda di come si è vissuto il proprio passato, quel saper essere differente per il proprio modo di pensare, alla maniera di “essere se stessi” sempre ed ovunque.

C’è
Un tempo per cercare, un tempo per perdere.
Un tempo per conservare, un tempo per gettare via.
Un tempo per tacere, un tempo per parlare.
Un tempo per amare, un tempo per odiare.
Un tempo per la guerra, un tempo per la pace.

Il tempo vissuto passo dopo passo conduce a dei cambiamenti introspettivi, fa crescere e maturare punti di vista inevitabilmente più proattivi e reattivi, il tempo quello vissuto con sogni, aspettative solo in parte raggiunti e raggiungibili, comporta mutamenti nelle relazioni inter-personali sia nell’ambito della vita privata che lavorativo, si è allora più silenziosi, osservatori, dinnanzi alle illusioni, si è deboli e forti a fronte delle delusioni, si è senza armi dinnanzi alle umiliazioni, alle offese, alle vessazioni di chi ti punta senza farti mai arrivare al punto delle proprie considerazioni, proposte ed opinioni. Questo perché si è vissuto il proprio tempo con se stessi, lavorando su e con se stessi, e se a quel se con se, non viene dato modo di esprimersi, o si è in guerra con la propria identità , o si diventa asserviti di chi provoca forti e negative reazioni interiori, quel qualcuno spesso ha un’identità distruttiva ed in parte schizofrenica, o forse significa che non è ancora il proprio tempo, non è arrivato ancora il proprio momento.
Scatta, allora, il quando, il perché, dopo tutto…., scatta un mettersi in discussione, un scommettere sulle proprie capacità che possono portare anche ad un livello e ad un momento di stanchezza psico-fisica. Forse non c’è soluzione a tutto questo, perché occorre sempre saper accettare il proprio tempo, ognuno ha i propri tempi di apprendimento, di comprensione, ognuno ha i propri momenti di gloria e di delusione, ma ciò- e ne sono convinta- che potrebbe essere possibile è il cambiamento nel porsi da parte di chi si trova ad avere avanti quel qualcuno/a che del tempo ha saputo fare il suo scudo, la sua risorsa, chi non ha sprecato il tempo e non lo spreca, chi ha rinunciato alle cose belle di quel tempo che non arriverà più, chi ha arricchito il suo tempo di innumerevoli esperienze che valgono più di corsi di specializzazione, chi è coerente, chi non è furbo/a, come potrebbe essere possibile il cambiamento di chi non si sente accolto, facendo del tempo solo il suo presente, un agire senza aspettative, che è un po’ come non sognare, ma almeno si è più realisti e si soffre di meno.

*Non è tempo per me, non è ancora il mio momento, vuole essere un articolo un po’ poetico, un po’ filosofico, forse complicato da comprendere e percepire, ma sicuramente frutto di un realismo che ci porta a riflettere su come fin troppo spesso quanto costruitosi in termini di personalità individuale e professionale viene messo in discussione, sia nell’ambito delle relazioni sociali che nel lavoro. Spesso si incontrano persone che non hanno rispetto delle altre, persone che amano deridere chi ha fatto tanto per conseguire determinate posizioni e dall’altra parte c’è chi reagisce –non compromettendosi- e chi diventa vittima, a volte, anche per educazione. Non è tempo per me, non è ancora il mio momento è la condizione di tutti coloro che si interrogano quotidianamente alla ricerca di una risposta che non sempre c’è e conseguentemente “quell’ interrogativo” diventa una difesa o un input per saper aspettare, per l’appunto, il proprio momento. Ma le persone che si interrogano sono più intelligenti di coloro che pongono domande per avere un’immediata risposta, poiché anche per le risposte, c’è un tempo!!.deve esserci un tempo.

Emanuela Cimmino

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.