Dottor Sorriso in corsia

Dottor Sorriso entra nelle case con il nasone rosso ed il camice bianco, una sera, di diversi anni fa, quando Robin Williams con il suo Patch Adams, diventa non solo un esempio di laboratorio di umanità, ma un agire con tutte le sue sfaccettature, lavoro, volontariato che esso sia, un agire diverso, più soft, più tenero, più gioioso. Un agire terapeutico che sembra essere più forte perfino di qualsiasi farmaco se non altro perché è di supporto per la sfera psichica, fisica ed emozionale, un fare con professionalità ma soprattutto con umiltà e generosità. Un porsi con capacità comunicative alternative diverse a seconda i contesti, strategie relazionali da adottare nell’ambito del volontariato ma a mio avviso anche nel lavoro, pur non indossando il pantalone a quadri ed il rosso nasone, pur non potendo gonfiare palloncini che prendono forma e vita, pur non potendo saltare sulle scrivanie, ma il messaggio traversale è in ciò che si vuole trasmettere.
Patch Adams, con accenno molto breve, è realmente esistito, classe 1945, appassionato di studi scientifici, a seguito la morte del padre quando lui aveva 16 anni ed una serie di vicende tumultuose, vive dei lunghi periodi che lo caratterizzano come una persona da un equilibrio poco stabile arrivando perfino al più brutto dei gesti autolesivi : il tentato suicidio. Il ricovero in un reparto psichiatrico, è occasione per incontrare un ragazzo, compagno di stanza, particolarmente sofferente di solitudine. La sua presenza e poi amicizia diventa occasione per riflettere su ciò che invece Adams aveva: una famiglia, degli amici, si rende conto di essere circondato da un amore che mai aveva permesso di entrare nella propria vita e che lo potesse avvolgere. Comprese in quei giorni che “ i pazzi” tendono spesso a rispondere alle vicende personali con paura, rabbia, disperazione. Adams si rese conto di essere in grado di aiutare gli altri facendo leva sulle attività ludiche, inventando storie per “far passare fobie”, facendo leva sulla spensieratezza e soprattutto sul sorriso, supportando così l’ammalato nel superare la propria malattia. Quei giorni in ospedale, rafforzarono in Adams l’obiettivo di diventare un medico, ma per un rivoluzionario come lui, non furono anni facili.Sin dal primo anno di università si intrufolava nei reparti presentandosi ai pazienti a suo modo, buffo ed originale. La sua “medicina alternativa” si distingueva molto da quella tradizionale, tanto da essere espulso dalla scuola, ma ottenne ugualmente la laurea, trasformò la sua casa in una clinica e con un gruppo di volontari andava in giro a curare diversi malati senza compensi. In un’intervista dichiarò “l’antidoto a tutti i mali è l’umorismo” ed ancora “La salute si basa sulla felicità – dall’abbracciarsi e fare il pagliaccio al trovare la gioia nella famiglia e negli amici”
La terapia del sorriso nasce in corsia rafforzando il rapporto tra medico e pazienta, un fead back basato sulla complicità e l’allegria, ma con il tempo è stata ed è adottata anche in tutti quei luoghi dove spesso la disperazione, l’angoscia, la paura, l’illusione, lo sconforto, la solitudine, la non accettazione di sé, prevalgono facendo un vuoto nella propria sfera intima tale da sentirsi fin troppo inibiti nella condivisione delle stesse sensazioni ed emozioni.

Sono tantissime le associazioni che lavorano sul sorriso e con il sorriso

1)“ANDARE OLTRE E PORTARE LA GIOIA A 360° è il motto dei Vip Torino, come nasce e dove opera? Cosa significa per te portare la gioia? portarla a 360°?

Portare la gioia per me è un po’ una parola grossa. Quello che cerco di fare nella mia vita quotidiana è sorridere sempre o comunque farlo spesso. Questo fa bene a me stessa e di conseguenza fa star meglio chi riceve il sorriso. Andare oltre per me significa far diventare l’esperienza e le emozioni che vivi in ospedale un’esperienza che vivi nel quotidiano.!

2)Ci sono delle caratteristiche che vi contraddistinguono? Ho letto sul sito che tra i vostri valori c’è quello dello spirito clown: tutti possono averlo? Occorre una formazione di base? Cosa fate in pratica?

Lo spirito clown è una caratteristica che ti permette di portar fuori il bimbo che c’è in te: si tratta più che altro di riuscire a meravigliare chi ti sta di fronte con frasi simpatiche , creative, gesti inaspettati che sono tipici di quell’età in cui tutto ti è permesso e tutto si giustifica. Quando metto il naso rosso sono Paciencia e lei dice cose talmente assurde che a volte, quando esco dalle stanze e guardo il mio compagno, mi stupisco anche io di quanto possiamo divertirci con poco e soprattutto quanto quel poco , quella scenetta buffa e goffa riesca a far passare anche per un minuto in secondo piano la malattia. A me ogni volta sembra straordinario.

3) Hai citato Paciencia. Leggendo sul vostro sito www.viptorino.org , i componenti del Direttivo e dello staff hanno nomi strani , sono individuati come Clown Pentagramma, clown Piumino, Clown Sbillo; perché queste simpatiche etichette? Ognuno ha delle funzioni e dei ruoli?

Eh si.. Non sono “etichette” legate al ruolo che ricoprono così come avviene nel mondo Scout, ma sono i nostri nomi Clown. Come nel mondo ”ordinario” io sono Annalisa, nel mondo Clown io sono Paciencia. Tutti abbiamo un nostro nome che ci scegliamo ed è assolutamente esclusivo: non possono esserci due Paciencia. Beh meno male: chi sopporterebbe due Paciencia!

4)Dove operate prevalentemente? Raccontaci, Annalisa di…. una giornata tipo in ospedale, una giornata tipo in casa di riposo ed una giornata tipo presso gli istituti penali per minori…

Noi operiamo negli ospedali, nelle case di riposo e in carcere minorile. Non sono mai andata in un istituto penale ma ti posso raccontare un servizio in ospedale o in una casa di riposo. A Torino i servizi si svolgono nel fine settimana, di mattina o di pomeriggio e durano almeno 3 ore e comunque quando si servono i pasti dobbiamo lasciare il reparto. La durata dipende principalmente dal numero di reparti da visitare, dall’andamento del servizio (es. presenza di pazienti nel reparto o pazienti che rifiutano la visita), dalla durata della condivisione. Il numero dei reparti a sua volta dipende dalla grandezza della struttura e dal numero di reparti per i quali l’Associazione ha firmato la convezione.
Il giorno del servizio ci diamo appuntamento trenta minuti prima dell’inizio. Ci cambiamo, indossando i vestiti “da Clown”, le nostre scarpe, il camice ufficiale dell’associazione con il cartellino del volontario su cui c’è il proprio nome e ovviamente il naso rosso. Siamo più o meno in 12 e il capoturno divide i Clown in gruppi di solito formati da 4 persone e si parte per il servizio. Quando entriamo nel reparto chiediamo ai dottori se ci sono stanze in cui non possiamo entrare per vari motivi e poi si inizia dopo esserci lavate le mani e in alcuni reparti, dopo aver indossato camice igienico, proteggi scarpe e mascherine. Nelle stanze dobbiamo entrare almeno in due: il Clown non entra da solo ma sempre almeno con un altro. Un compagno è necessario per farti da spalla, per condividere le emozioni positive e negative, aiutarti in caso di difficoltà e ridere e sorridere insieme: insomma è come se ci tenessimo mano per mano.
Al termine del servizio si condivide tutto ; in questo modo si cresce insieme e ci si sorregge. Il nostro motto è anche “Uniti per crescere insieme”.

5)Una giornata per te indimenticabile, che ti ha segnata particolarmente….

Tutte le volte che sono in servizio ci sono emozioni indimenticabili che fanno crescere Paciencia e Annalisa. Quello che mi stupisce ogni volta è il volto dei pazienti e la loro accoglienza. Si, ci sono rifiuti, ma nella maggior parte dei casi i pazienti ci consentono di entrare in stanza : lo fanno per piacere o anche solo per educazione, ma è davvero bello il rispetto e la gratitudine che dimostrano nei nostri confronti.

6)Dov’è più doloroso e difficile per te portare gioia?

Per quanto mi riguarda è doloroso fare servizio con i bimbi: è più forte di me , non riesco a visitare i reparti dove ci sono i bimbi ricoverati per malattie gravi. Ciascun clown ha delle caratteristiche e riesce ad esprimere le sue qualità in modi diversi . Per portare il sorriso bisogna mantenere il proprio personaggio Clown ; per continuare ad essere Clown bisogna mantenersi distaccati dalle situazioni e non portarsi sensazioni negative a casa. Ovvio che questo è difficile, ogni situazione è differente e non ci si abitua mai ad affrontare situazioni difficili, ma penso che l’esperienza e l’allenamento a mettersi in discussione sempre e migliorarsi , ti permetta di crescere. Prima o poi ritornerò dai bimbi.

7)I clown trovano ostacoli burocratici? Quale le difficoltà interpersonali che un clown può incontrare nel trasmettere un approccio fondato sul buon umorismo?

Beh diciamo che in corsia capita che ci chiedano il senso di quello che facciamo o che magari il paziente ci dica “ma come mai siete qui? Noi non siamo bambini!”. Capita anche che qualcuno si rivolga male. Ma personalmente non le chiamerei difficoltà, quanto occasioni per confrontarsi e spiegare cosa significa per noi portare il sorriso.

8) L’equilibrio dei clown può subire degli urti?

Certo! Il Clown è come un bambino e quindi di fronte alle situazioni inaspettate subisce un urto laddove per urto io intendo temporanea difficoltà di reazione. Per questo c’è il compagno che ti sorregge e ti aiuta a venire fuori da queste circostanze o quanto meno a superarle. E questo può avvenire sia per le emozioni positive che per quelle negative.Quando poi si condivide e si tolgono i vestiti Clown insieme inizia la riflessione, la rielaborazione di quanto è avvenuto e si affronta insieme. Non è facile perché a volte ti segna quello che vedi ma come ti ho già detto il nostro motto è “Uniti per crescere insieme” e come in una famiglia, si accolgono le difficoltà dell’altro se l’altro è disposto a condividerle con te.

9) Paciencia Annalisa come è? Che Clown è? E Annalisa com’è cambiata?

Potrei scrivere un libro e chi mi conosce lo sa che scrivo tanto , ma mi limiterò. Paciencia è una gran chiacchierona e le piace molto improvvisare e giocare con le parole. Paciencia sorride sempre ed è testarda, ma sa accettare i “No”. Paciencia non ha cambiato Annalisa ma l’ha aiutata ad allenare una parte di se che prima veniva fuori spesso, ma non sempre. Se dovesse capitare di non sorridere , e magari mi capita quando sono presa o quando mi sveglio un po’ con la luna storta, le persone con cui sono a contatto quotidianamente mi dicono “Annalisa c’è qualcosa che non va?” e allora sorrido, così non si preoccupano. Oramai non passa un giorno senza che sorrida e questo grazie anche e per buona parte a Paciencia.

Ed allora viva il Sorriso, impariamo a Sorridere, grazie ad Annalisa e grazie a Paciencia.

Autore : Emanuela Cimmino

www.eduprof.it
www.melitonline.net

Riferimenti

http://it.wikipedia.org/wiki/Patch_Adams
http://www.viptorino.org/index.html

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.