Il Teatro girotondo

Le strade si dividono nuovamente e nuovamente l’incontro su fb, l’idea di un’intervista sul suo modo di fare teatro, sulla storia del suo teatro nasce all’improvviso

1. Mauro nei panni del Gay Magi, come ti ricordi? come ti vedi allora? E come ti vedi oggi?

Un ragazzino che non aveva altro da pensare che a divertirsi. Per me non aveva importanza il cosa stessi facendo. L’importante per me era stare insieme agli altri. Condividere gioie e dolori. E devo dire, in questo non sono cambiato molto!

2.Avresti mai pensato di diventare un Attore vero, dopo quell’estate?

Assolutamente no. Sognavo di giocare al calcio. E forse ancora oggi! No, non lo pensavo ma sono quelle cose che porti dentro e che non sai nemmeno di possedere. Un amore che è cresciuto negli anni e il bello è stato proprio questo scoprirlo lentamente.

3.Quante e quali esperienze si sono poi susseguite?

Tante. Veramente tante. Sia belle che brutte. Ogni esperienza è stata come un viaggio, con il suo bagaglio di cose positive e negative. Bisogna imparare a selezionarle e a tenere le cose giuste per se. Ed è incredibile come siano le esperienze peggiori quelle che ti insegnano di più e che ti lasciano più cose

4. 2001, il premio “Miglior attore” in un concorso per scuole, che cosa ha significato per Mauro

Il premio del 2001 è stato il passaggio ad una cognizione più matura del lavoro dell’attore. Appena diplomato ed entravo di diritto nel mondo dei disoccupati. Fu allora che decisi di intraprendere la carriera di attore. Quanto meno iniziare a studiare. Come vedi, dai Gay Magi alla decisione di intraprendere la carriera passarono ben quattro anni

5. Lo studio di recitazione con Nando Paone, nel 2002, l’inizio di una professione?

Permettimi di raccontare come scoprii che Nando Paone avviava un laboratorio di teatro a Pozzuoli. Ero sceso a buttare la spazzatura e sul muro dietro al cassonetto c’era affisso il manifesto. Fu proprio in quel momento, con il sacchetto in mano e con davanti il cassonetto che decisi di intraprendere gli studi.

Con Nando è stato un rapporto lungo ben otto anni in cui ho imparato tanto ma, soprattutto, ho avuto la possibilità di conoscere attori con i quali ancora oggi condivido il lavoro ai quali sono molto legato soprattutto affettivamente.

6. Da allora tanti progetti, impegni, portati a termine e perfino premi… raccontaci

Beh anche qui ha prevalso la mia cosiddetta “capatosta”. Come ti ho detto prima, nel 2001 crebbe in me la cognizione dell’essere attore, tanto da viverlo come una vera e propria vocazione e condividerlo con altri ragazzi della mia età. Anni fantastici, esperienze incredibili che, come hai appena detto, mi hanno portato anche ad avere grandi soddisfazioni.
Io non dimentico mai le persone che mi sono state vicino, che mi hanno aiutato e che, per un motivo o per un altro, non vedi più. E in questi anni ce ne sono state tante e io le porto sempre con me…nonostante tutto.

7.2009 premio Miglior Regia, in un concorso al Teatro Augusteo nel 2009 con il Musical “Mammamia”, quale la differenza tra l’essere Regista ed attore?quali i criteri secondo i quali Mauro sceglie i suoi attori?

Beh la differenza è tanta. Ma fare bene uno, ti aiuta a migliorare l’altro. Il regista deve creare emozioni, l’attore deve invece viverle. Non esiste un criterio ben preciso. Ci sono attori che ti colpiscono per delle caratteristiche in particolare, altri invece li scegli perché ne conosci il talento e sai cosa puoi chiedere loro. Alla fine prediligo il lavoro di gruppo. Non chiedo mai all’attore di essere semplicemente uno strumento nelle mie mani ma chiedo ad ognuno di loro di esprimere se stessi facendosi guidare dal personaggio in questione. Una volta giunti al giusto equilibrio intervengo con la messa in scena.

8. Mauro Regia, Mauro attore, quali i ruoli interpretati?quale la forma di teatro più vicina?quella più difficile?quella più interessante e catartica?

Un ruolo che mi è piaciuto particolarmente è stato quello di “Sganarello” ne Il medico per forza di Molière per la regia di Nando Paone. La commedia dell’arte prevede un lavoro fisico e vocale incredibile. Fu un lavoro lunghissimo, le prove durarono quasi quattro mesi ma alla fine ne valse la pena. Personalmente sono ancora alla ricerca di uno stile a me più congeniale, prediligo per caratteristiche il comico, ma non disdegno cose più serie, anzi. Amo trattare il sociale, la realtà, ma sempre con ironia, anche amara.

9. Un passo indietro con Mauro, il premio M. Troisi vinto come attore nel cortometraggio “Barbie” di Luca Martusciello nel 2004. Nel 2011 l’ esordio come Regista cinematografico con il cortometraggio “L’arte di arrangiarsi” che ti è valso il secondo premio M. Troisi. Chi è Massimo Troisi per Mauro? Se fosse stato vivo cosa gli avresti detto? E cosa avrebbe detto Massimo a Mauro

“Barby” fu una bella soddisfazione perché fu il primo lavoro “cinematografico” anche se solo un corto. Nel 2008 iniziai a studiare regia e sceneggiatura cinematografica da autodidatta e poi all’università. Nel 2011 decisi di mettermi alla prova con il mio primo corto da regista “L’arte di arrangiarsi”. La vittoria al premio Troisi arrivò inaspettata ed è un ricordo che tengo ben stretto.
Io gli avrei detto semplicemente “Grazie” per ciò che ci ha lasciato. Lui mi avrebbe risposto: “Stai lontano da Pippo Baudo”

10. Le parodie di Mauro, nel teatro girotondo, il successo di Nessuno è perfetto, autore, regia o attore?

L’arte è piena espressione di se. L’importante è farlo con umiltà ed equilibrio. Mi piace esprimermi come attore, come regista e come autore, ma con la consapevolezza che c’è sempre un limite. Non sempre si può fare tutto. Per fortuna lavoro con un gruppo di colleghi ai quali piace lavorare di squadra. In questo contesto riesce tutto più facile.

11. 2008 l’inizio del percorso universitario presso la facoltà di “Conservazione dei beni culturali ad indirizzo Cinema, Musica e Spettacolo” , mi hai detto , nella nostra conversazione virtuale di aver studiato con particolare interesse Regia cinematografica e Montaggio

L’università era un cruccio che mi portavo da anni. Alla fine era una sfida con me stesso. Anche se iniziarla a 26 anni non è facile ma alla fine potrò dire ai miei nipoti di aver fatto anche questo!

12. Nel 2012 arriva “Turno di Notte” il secondo cortometraggio che tratta il tema del lavoro precario e le morti bianche, che vede la replica in questi giorni. Quale lo scopo di questo corto?Quale lo spirito con il quale vengono interpretate delle parti che parti forse non sono, così vicine alla condizione di disagio che stiamo vivendo?

Turno di Notte nasce da un esigenza: quella di rendere l’arte utile alla società e non solo spettacolo fine a se stesso. Non si può chiedere alla gente di iniziare una rivoluzione, questo è compito dell’arte e noi, in quanto artisti, sentiamo il dovere di dover parlare alla gente. Questo lavoro si avvicina moltissimo alla mia idea di drammaturgia di cui parlavo prima, cioè, di parlare del sociale, di eventi drammatici ma sempre con la giusta dose di ironia.

13. Mauro in Tv, nei panni di un Poliziotto, permettimi un po’ sbadato ed un tantino non a modo, in un Posto al Sole. Quale la differenza tra attore di teatro e televisivo?Quale l’attore in te che preferisci?

Non amo la televisione. Ritmi troppo, come dire, industriali, dove l’arte finisce in secondo, ma anche in terzo e quarto piano. Ma anche questa è un’esperienza, che va vissuta, cercando di rubare quanto di buono c’è…e poi pagano bene

14.Ultimissima domanda, in questo teatro girotondo, che ci ha portato a ripercorrere la tua vita, evocando ricordi e sogni:Mauro nella vita privata, è attore? Per chi ti è accanto, credi, che sia complicato esserlo?

Assolutamente no. Non riesco a recitare nella vita reale, soprattutto perché rispetto troppo il mio lavoro. Però chi mi sta vicino un po’ mi deve sopportare, altrimenti che sfizio c’è!

15.Sei soddisfatto? A cosa aspireresti?

Soddisfatti non lo si è mai. Appena si finisce con un lavoro sei già li che pensi al successivo, un po’ come accade con le vacanze! E poi si è sempre li pronti ad imparare qualcosa di nuovo. Aspiro a lasciare un qualcosa di me che possa essere utile agli artisti del futuro. Chissà…tra le cose che scrivo magari, un giorno, qualcuno ci troverà qualcosa di interessante!

Bene, non mi resta altro che ringraziare un amico ritrovato, un amico che, allora mi regalò tanti sorrisi e che ora mi ha donato tante emozioni. Il suo, un teatro di vita, ricco di messaggi, che vuole essere strumento, mezzo attraverso il quale far riflettere e crescere.

Autore: Emanuela Cimmino
www.eduprof.it

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.