Un Natale commerciale…. un Natale di emozioni

Come comune è l’effetto percettivo nel vedere automobili sbucare da ogni angolo della strada, non rispettare lo stop, correre allo scattare del verde, parcheggiare sui marciapiedi, sentire clacson e borbotti di chi guida e ha fretta, ha sempre fretta di essere il primo, di fare prima. Comune e strano è l’effetto nel vedere motociclisti senza casco, un giovanotto con tanti mazzi di fiori tra le gambe e guidare il motorino, mentre scivola il pantalone della tuta verso il fondoschiena, quasi lontano è il ricordo di quella gente che getta cicche di sigarette a terra e cartacce dal finestrino della macchina. Niente è cambiato, ma anche ciò che ora sembra strano, spesso ci manca, perché fa parte della nostra cultura, del nostro contesto, della nostra storia, diversa da quella del centro e del nord, ma pur sempre la nostra, quella di un meridione che ha sempre lottato e lotta, che sorride, che sa socializzare, che ama, che canta,che soffre in silenzio.
Nulla è cambiato nella mia terra di origine, negozi tutti ammassati sullo stesso marciapiede, tantissime automobili per strada, ragazze entrare ed uscire da centri estetici e parrucchieri, carte a terra, bottiglie di plastica qua e la’, pochissime luci natalizie, casalinghe fare la fila fuori le pescherie, dei poveri Babbo Natale magri con volti depressi sponsorizzare i prodotti casalinghi, e c’è perfino un Babbo un tantino ciotto seduto sulla poltroncina pronto per degli scatti fotografici a pagamento ed a pochissimi metri due bambini che guardano altrove, non interessati, non motivati, non entusiasti di quel Santo Claus che si gira i pollici. Un Natale sempre commerciale, fin troppo, anche durante e con la crisi, ma vivo, perché la gente si ferma a parlare di emozioni, di sensazioni, si racconta, si descrive, si ricorda e si fa ricordare.
Un Natale in famiglia, seduti sul divano, a tavola gustando sapori che non hanno mai fine, ogni anno sempre più buoni, in tv spettacoli vari, le canzoni di Natale, i film della Walt Disney, lo scartare i pacchi , il pigiama, le calze, il profumo, perfino la copertina di ciniglia, le penne e l’agendina sempre presenti, le luci colorate fanno da contorno alla stanza più bella e grande della casa, il presepe attende di essere completato del Bambinello, è il Natale delle emozioni, lontano da quello commerciale. Passare ore ed ore a chiacchierare con le amiche spose e mamme con le quali si scambia durante l’anno poche frasi che volano via cavo internet, abbracciare i loro bambini, giocare come se fossi bambina e come se non mi fossi mai allontanata dalla fanciullezza, è il Natale delle emozioni, di quelle forti, di quelle belle, di quelle che fanno la differenza. Il Natale della compagnia, delle voci dei bambini dello Zecchino d’Oro, delle campane che suonano a festa a mezzanotte, il Natale dell’impepata di cozze, gamberoni imperiali, salmone ed insalata di polipetti, il Natale dei ricordi e del vissuto presente, il Natale caldo delle fotografie ora stampate ora che scorrono come slide, è il Natale delle emozioni lontano da quello unicamente commerciale, è il mio Natale, come quello di tanti che vivono lontano da questo clima, la storia di come me che a Natale fa ritorno. E seppure dura poco, non importa, perché è il Natale delle emozioni che arricchisce dentro, è il mio Natale .

Emanuela Cimmino
www.eduprof.it

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.