Gli auguri non consueti al di là delle sbarre

E’ nell’accoglienza, che il lavoro in carcere, fa la differenza, gli Auguri di Natale e di Buon Anno al di là delle sbarre, fanno la loro differenza,soprattutto se fatti da chi ci lavora quotidianamente e vede e percepisce, ed ascolta e vive il bello ed il brutto del carcere, lo stato d’animo tranquillo del detenuto e quello tormentato, il parlare con toni pacati ed il gridare , il rispetto e la reticenza, la capacità di aspettare e la pretesa di avere tutto e subito, la pazienza e l’inquietudine. E’ il giorno prima di Natale, la sveglia suona come sempre alle 6:30, l’educatrice si prepara, pronta per recarsi al lavoro, si mette in macchina, fuori si gela, meno sette è la temperatura, sull’asfalto c’è il ghiaccio, è ancora buio, troppo buio, a far da luce la luna, è solo arrivati a dieci km prima del carcere, che ci si accorge che non sono le sette e mezza, ma le sei e mezza, la sveglia ha fatto capricci…erano le 5:30 quando si è svegliata, intanto tra curve, salite, e l’alba che ancora non si fa avanti, si arriva al parcheggio e si guarda il carcere risvegliarsi. Quel palazzo marroncino all’esterno è solo un edifico, una struttura, protetta da abeti, ed invece dietro quelle finestre c’è un mondo, un sottosistema, c’è gente che lavora, c’è chi ha sbagliato e vuole cambiare. Attorno silenzio, solo gli spari dei cacciatori, eppure con attenzione, con tanta attenzione, sembra percepire i rumori del carcere, le voci, le preghiere, i pianti, le chiavi…Il carcere si sveglia, il parcheggio inizia a popolarsi, arriva l’infermiera, il medico, l’agente del nucleo…E’ l’alba, è ora, così ci si incammina, intanto il freddo blocca le mani, l’educatrice riflette su quanto sia bello il mestiere dell’educatore penitenziario ma quanto sia altrettanto complesso, articolato, duro, coinvolgente, stancante eppure nessuno scrive di loro, di noi. Di noi che ogni mattina oltrepassiamo un cancello che in automatico si chiude alle nostre spalle, quel rumore, clack, segna che siamo entrati in una città che non si ferma, c’è l’agente che segna il nome al block house, c’è chi ha fatto la notte e saluta con uno sbadiglio, c’è l’agente che raggiunge a passo veloce l’educatore mattiniero, ed insieme ci si reca allo spaccio per prendere un caffè, e quando c’è, pure il cornetto, si parla e si parla dei detenuti, del detenuto. Il lavoro è iniziato, le stesse conversazioni sono parte del lavoro; ma allo spaccio, per quel giorno c’è qualcosa, oltre ai rossi panettoni ed alle calze Happy Epifania vuote, in alto, su una bacheca, c’è un elenco di nomi, sul quale segnarsi, lo sguardo si ferma sulla parola Benessere, nel nuovo anno, partirà un percorso formativo per il Benessere del personale, evviva, qualcuno esclama, finalmente si pensa anche a noi! Gestione dei conflitti, gestione dello stress, astensione da pregiudizi, i temi che verranno affrontati. Ci si incammina verso l’ufficio, istanze su istanze, quelle non finiscono mai di arrivare e di essere inoltrate, neppure nei giorni di festa. Ore undici, è l’ora di entrare in sezione, questa volta per incontrare 100 persone, italiane e straniere, cristiane e musulmane, atei ed ortodossi, l’educatrice li incontrerà tutti, stringerà le mani a tutti e si fermerà a parlare con tutti. Sono tutti ritornati in sezione dopo l’ora di aria. Sono gli auguri al di là delle sbarre, che a volte fanno la differenza, che a volte danno calore e simboleggiano e danno valore alla parola “Accoglienza-fiducia”, sono gli auguri al di là delle sbarre che hanno fatto la differenza in un Natale povero che in carcere, attualmente, ancora di più degli altri anni, ha il sapore del degrado sociale, come la condizione dei tantissimi nuovi giunti arrivati e che continuano ad arrivare in questi giorni di festa. E’ l’ora della socialità, è sempre l’ora della socialità, quando passa l’educatrice degli Auguri per gli auguri. Niente panettone in mano, per quello ci hanno pensato i volontari con tanto di tombolata, ma una penna ed un taccuino per appuntare bisogni, esigenze, lamentele ma anche ringraziamenti e parole gratificanti che fanno anche per chi lavora, la differenza. Auguri non consueti, strette di mano, si bussa alla porta della cella, sorpresa, il detenuto che sta guardano la foto della figlia si alza dalla sedia, il detenuto disteso sul letto a guardare la tv, la spegne, si alza e saluta il funzionario, assieme al detenuto dell’ultima cella, con la finestra affacciata al panorama, lo si ammira, lui in cella, lei fuori la cella in piedi su uno sgabello prestato da un detenuto rumeno con fine pena a breve; i passi dell’educatrice riconosciuti da alcuni, consentano loro di avvicinarsi alla porta della cella, c’è chi coglie l’occasione per chiedere, perchè è sempre momento di chiedere e c’è chi consegna un biglietto d’auguri. Si passa all’altra sezione, un detenuto si meraviglia del come l’educatrice abbia posto più attenzione alle rosse tendine create da due pezzi di tovaglia natalizia piuttosto che al calendario di una modella, anche questo fa la differenza, andare oltre l’evidenzia, quel detenuto era concentrato a guardare al di là delle sbarre, viaggiatore nei suoi pensieri, c’è il detenuto che dorme e russa, chi è stato operato ed aiutato dai compagni ha la forza di sorridere e stringere le mani dell’educatrice. Duecento passi per cinquanta celle per cento uomini, sono stati gli auguri che hanno fatto la differenza per questo Natale in carcere, quegli auguri anche di Buon Anno, perchè il 2013 sia l’Anno del rinnovarsi, l’anno dell’accoglienza,per chi ci entra e l’anno del Benessere per chi ci lavora ogni giorno, ed ogni giorno riflette in maniera autocritica su ciò che ha fatto, avrebbe potuto fare e potrebbe fare, rendendosi conto, spesso, si essere soli e che soli non ci vuole essere più.

Emanuela Cimmino
F.G.P

Dicembre 2012

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.