Intervista al carcere di Emanuela Cimmino

Eppure, nonostante ciò, viene criticato, assalito, giudicato per il problema sovraffollamento, per le possibili condizioni igienico sanitarie non a norma, per la non vivibilità; i riflettori puntati sull’individuo detenuto in carcere, dimenticando da una parte il reato, l’illecito commesso, dall’altra la vittima, senza chiedersi inoltre chi sono e dove sono coloro che lavorano “dietro le quinte” per e nel carcere, senza mai evidenziare “il bello ed il buono”, perché è fin troppo facile parlare solo del brutto e del cattivo.E se da un lato si scrive degli agenti di polizia penitenziaria e del volontariato, molto raramente si racconta degli altri operatori penitenziari, dei funzionari giuridico pedagogico, categoria alla quale appartengo, degli esperti ex art 80 O.p, degli assistenti sociali.

Ma tu carcere, come ti vedi? chi sei? Come eri? Come vorresti essere?

Mi vedo diverso a seconda le realtà contestuali del territorio nazionale, mi trovo al centro della città, oggetto di attenzioni da parte di una cittadinanza disponibile, mi trovo in collina non lontano dal mare offrendo attività agricole ai detenuti lavoranti, mi trovo molto lontano dal centro urbano, isolato ed in solitudine, non voluto dalla realtà locale, tra curve e salite, perfino chi ci lavora prova un senso di non appartenenza. Sono un carcere che rispecchia quanto cita l’art. 27 c.p “Le pene non devono consistere in trattamenti contrari al senso dell’umanità , ma devono mirare alla rieducazione e risocializzazione “. Ero una struttura grigia, fatta di una popolazione reclusa con lo scopo di essere punita senza chance.

Come vorresti essere?

Un carcere possibile, capiente nella giusta misura, con più infrastrutture(padiglioni) per poter essere capace di ospitare due detenuti a cella, con spazi verdi, locali dedicati ai colloqui con i familiari, ponendo attenzione ai colori ed all’arredo, che siano pacati ed accoglienti per allievare quell’impatto di dolore e sofferenza che si percepisce all’ingresso, con spazi ludici per i figli dei detenuti, con capannoni all’interno dei quali prendono vita lavorazioni varie, con più personale dedicato alla sicurezza, con più protezione ed attenzione per gli operatori che pur occupandosi della relazione d’aiuto, sono e possono essere anche loro “vittime” di eventuali e possibili aggressioni. Vorrei essere un carcere con un sistema trattamentale sperimentale, un carcere dove ci sia il rispetto di entrambe le parti –detenuti e chi ci lavora-, dove la dignità di entrambe le parti venga valorizzata. Un carcere dove venga data importanza al Benessere organizzativo, alla salutogenesi del personale, già in itinere in alcune realtà regionali.

Come vieni percepito dalla società? E dal sistema storico/politico?

Mi piace che venga usato il termine percezione , come a dire, come ti senti alle provocazioni, alle considerazioni altrui.Ad oggi, con l’aumento dei reati quali omicidi, in particolar modo nei confronti delle donne, pirati della strada(omicidi della strada), rapine, sono “mal sentito” troppo garantista anche se ad esserlo è il sistema giustizia, io sono il dopo, il durante, sono il luogo e nello stesso tempo chi tratta colui che è giudicato.Sono considerato ingiusto, perché offro alloggio, vitto, televisore, istruzione, lavoro, remunerazione, aiuto, a colui che non ha rispettato la legge, mentre fuori c’è chi è integro e non ha tutto e niente.Dal sistema storico/politico, sono, a seconda le parti, sono a seconda gli orientamenti e le ideologie del tempo.

Come vedi, chi lavora con te?

Come persone che hanno scelto o che si sono trovate a fare un lavoro difficile, complicato, usurante psicologicamente e fisicamente, duro, ma bello, affascinante, curioso, interessante. Sono persone dimenticate, considerate da loro stessi degli automa, non ascoltate, non sempre con la percezione di sentirsi protette.Li vedo preoccupate, reattive,proiettive nel loro lavoro.Vedo gli agenti svolgere con onore la funzione di custodia, di sicurezza, ma anche dialogica, vedo gli educatori, dedicarsi con passione e professionalità alla funzione di ascolto e di progettazione, vedo i collaboratori vari con non poche difficoltà, causa contratti ad ore, ad osservare in maniera clinica e scientifica le personalità, vedo gli assistenti sociali con complessità, a volte, reperire informazioni sulle famiglie dei detenuti, in particolar modo quelle degli stranieri ed i nuclei rom. Vedo volontari offrire il loro supporto gratuitamente, adattandosi alle condizioni carcere e chi meno, non rendendosi conto che sono un carcere con i suoi Si ed i suoi No.

Come sono i detenuti? Chi sono?

Non è facile rispondere a questa domanda, provo ad essere sintetico.Dunque, sono tanti i miei ospiti, ma davvero tanti, italiani, stranieri, tossicodipendenti, lontani geograficamente dai propri legami, privati della libertà ma anche degli affetti. Vari sono i reati commessi, furti, rapina, violazione legge droga, estorsione, ricettazione, maltrattamenti in famiglia, stalking, tentati omicidi, omicidi; anche le età variano, dai 24enni agli over 60, chi è “dentro” per scontare sette mesi, chi quattro anni, chi trenta, chi tutta la vita.C’è chi fruisce di benefici premiali e chi non è ancora nei “termini” di legge, chi fruisce di misure alternative, in maggioranza, dell’affidamento al servizio sociale e/o affidamento terapeutico, positivamente e negativamente, per chi viola le prescrizioni c’è il ritorno in carcere; c’è chi fruisce della detenzione domiciliare “svuota carcere” se con una pena al di sotto dei due anni. Ci sono i comuni e gli appartenenti all’Alta Sicurezza, coloro che rientrano nella categoria protetta, i tossicodipendenti per i quali sono previsti programmi terapeutici e laddove è possibile l’inserimento presso Icatt e/o Comunità. Ci sono i definitivi e coloro che sono in attesa di giudizio, di estradizione, di espulsione; ci sono detenuti con problemi psichici e disturbi di personalità(schizofrenia, bordelaine) per i quali sono accentuati gli interventi di sostegno psicologico e morale, per fronteggiare possibili gesti autoconservativi ed eteroaggressivi, laddove è possibile è previsto il trasferimento presso infrastrutture penitenziarie dotate di centri clinici e/o di osservazione psichiatrica. Sono persone, i detenuti, con le loro storie di vita, le loro tradizioni, usi e culture, con vissuti, spesso dolorosi, con aspettative, paure e tanta sofferenza interiore, sono persone che hanno perso il lavoro e sono costretti a delinquere, sono persone che hanno iniziato a commettere reati in età adolescenziale, sono persone con i loro racconti e ad essi connessi le motivazioni della commissione del reato. Sono persone, ognuno, con il proprio carattere, comportamento, chi con la capacità di interloquire, ascoltare, interiorizzare,accettando di lavorare su se stesso, di essere aiutato, chi fa dell’illecito il proprio stile di vita e si mostra restio sia al trattamento che alla scelta di pena in quanto tale. Sono persone, tutte, i detenuti, perché sono pur sempre persone, con i loro enormi sbagli e con le loro scelte.
Intervista al carcere, visto come il carcere si rispecchia. Un articolo alternativo, da uno stile semplice, un possibile dialogo tra le parti, percezioni a doppio senso. Un carcere aperto al dialogo, così come dovrebbe essere se si vuole mirare al cambiamento, ad un modellamento “ideologico e pragmatico”.

Emanuela Cimmino -F.G.P

Stampa

Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.