Dibattito su Baby squillo : riflessioni pedagogiche

Da un lato, il desiderio di apparire grandi, donne, la trasformazione, il travestimento, l’immagine, essere diverse da ciò che si è, il potere, volere tutto e subito, volere ciò che tutte/i hanno, l’ ipad, l’iphone, scarpe e borse di marca, una semplice e stupida ricarica del cellulare, dall’altra essere vittime di un sistema che per molti versi è stato creato da noi, per cui la diversità è anomalia, l’inferiorità è isolamento, è esclusione.
E’ la cultura dell’Io protagonista che predomina, la cultura del tutto e per forza, a 13 anni non si gioca più con le Barbie, non si sogna più di incontrare il cantante o l’attore preferito per strappargli l’autografo e farsi la foto assieme, a 13 anni si vuole essere donna, a 14/15 anni si vuole provare il brivido e non per curiosità ma per desiderio. E’ la cultura del desiderio, del piacere, la sigaretta, la mini super mini gonna, le scarpe con il tacco, perfino l’apericena delle 18:00 nei luoghi frequentati dagli adulti, non un caso isolato, non il sabato sera, ma ogni giorno, Dietro al desiderio ci sono i soldi, per soddisfarlo occorre che ci siano i soldi, chi proviene da famiglie benestanti potrebbe non avere problemi e non è detto, per chi appartiene ad altri ceti sociali, pur di assomigliare, di fare parte di quel gruppo, il denaro lo cerca in altro modo. Sembra che da parte delle famiglie non ci sia più il tempo per amare, per trasmettere valori e proteggerli, per ascoltare ed “osservare” i figli crescere, anche la comunicazione non verbale è comunicazione e parla e fa richieste. Una ragazza che dice di uscire per fare una passeggiata indossando jeans e maglietta con uno zaino contenente scarpe col tacco, rossetto rosso e vestitino super scollato e magari elasticizzato dice molto e dice ancora di più se il cambio avviene prima di entrare in un locale, magari sul taxi. Il ragazzo che chiede , ammesso che lo chieda prima, al genitore di farsi tatuare sulla spalla un teschio, al diniego, per ribellione, se lo fa fare ugualmente, comunica qualcosa altro “ Faccio ciò che voglio, mi piace e basta, è per attirare l’attenzione, è per essere come “…La trasgressione, la ribellione, l’aggressività nelle sue forme, nell’età adolescenziale non sono altro che meccanismi di difesa, una modalità espressiva che cela una depressione nascosta. Se da un lato non c’è più tempo da parte della famiglia, sembrerebbe, che non ci sia più neppure dalle altre agenzie educative, la scuola, il luogo dove si impara a stare con gli altri, dove le proprie capacità vengono rafforzate, dove nascono le amicizie e le inimicizie, dove nasce anche il negativo e tutto davanti agli occhi di docenti o che fingono di non sapere o che sono realmente impotenti perché a loro volta vittime di ritorsioni, ma resta che la scuola sembra non abbia più il tempo per “parlare”, per fare dibattitto, per insegnare a crescere ed essere migliori, a credere in se stessi, a rispettarsi, a vivere la propria età. Da pedagogista, ad oggi educatrice penitenziaria, sento di sottolineare che non bisogna stancarsi di trasmettere valori, il bagaglio culturale che ci fa persona, mente, cuore, identità personale e sociale, occorre rompere il muro del silenzio, creare una rete di supporto, la rete sociale tra famiglia, scuola, consultorio , oratorio, centro culturale, occorre carpire perfino le nuove forme di trasgressione. Se prima, quando io ero alle superiori, la trasgressione per eccellenza era fumare nel bagno, truccarsi in aula durante la lezione dell’ultima ora, era mettersi lo smalto quando la prof. era assente, era girare sul motorino senza casco, era non entrare alla prima ora per andare in giro con il fidanzatino di turno, con lo scopo di vivere il momento, di divertirsi, di sentirsi grande ma non alla maniera di oggi, ora si vende se stesse, il proprio corpo ed in cambio di cosa? Di soldi, di oggetti, desiderio chiama desiderio, trasgressione chiama altre trasgressioni .Provengo dall’Istituto Magistrale, una scuola di tutte ragazze, laureata in Sc. dell’educazione presso un Istituto altrettanto frequentato prevalentemente da ragazze, che ci siano stati casi di prostituzione o qualcosa di simile, non lo so, probabile, eravamo così diverse, moltissimo, sia come carattere che provenienza culturale e sociale, ma ricordo che l’ora di Filosofia, di Pedagogia, di Psicologia diventava il momento dell’ascolto, della parola, del tempo che ci veniva dedicato e che dedicavamo a noi tutte. Il muro, qualsiasi, veniva abbattuto, il silenzio se non veniva rotto in aula, accadeva presso una stanza di un consultorio. Una ragazza che per desiderio vuole apparire donna, giocando a fare la donna per una sera, la successiva volta non sarà più per gioco, diventa vittima di se stessa, vittima di un fenomeno, psicologicamente e fisicamente, diventa schiava, dipendente da quel desiderio, un po’ come accade per la droga. Occorre inviare messaggi di comunicazione, spronare gli adolescenti, i bambini a comunicare piuttosto che nascondere ciò che potrebbe essere pericoloso e superiore alle loro potenzialità; occorre indagare su quali forme di interrelazione i propri figli utilizzano e se predominano i canali dei social networking conoscerli assieme per illustrarne i lati negativi, ma un conto è stare davanti al pc con un bambino, un conto con una figlia/o adolescente in grado di fingere e di tenere segreto il suo contatto. Ed il fenomeno delle baby squillo ha inizio con un contatto virtuale, messaggi attraverso i quali il pensiero nasconde l’età, si può essere chiunque ed ovunque, si può essere una donna di 30 anni ed invece si è quindicenne, si può essere una ballerina ed invece si è studentessa. Un contatto che nasconde molti lati oscuri, sebbene il mistero attiri, è importante che vi sia responsabilità e consapevolezza, ma sia nel caso dell’adolescente che dell’adulto mittente/destinatario non vi è nell’una né l’altra, solo desiderio di trasgressione da un lato e perversione dall’altra. Quello delle baby squillo lascia intravedere sotto il profilo sociologico e criminologico un altro fenomeno diverso dalla pedopornografia, dove è l’adulto a cercare e finge di essere “piccolo” per avere il contatto, dove l’adulto istiga, chiede fotografie particolari, organizza l’incontro, violenta, opprime, uccide. Sembrerebbe trovarci ora davanti a storie dove l’adolescente si finge adulto, cerca il canale, autonomamente si iscrive, allaccia rapporti virtuali, propone o risponde agli incontri, si vende per guadagnare, per fare soldi .Un fai da te che diventa perfino organizzazione, un giro tra compagne di classe, una vera e propria forma di prostituzione minorile. Un fenomeno che ancora una volta indirettamente e/o direttamente a che fare con la crisi economica; madri, padri irresponsabili che spingono le proprie figlie a prostituirsi per aiutare la famiglia economicamente. Un fenomeno, non un caso isolato che porterà, di certo, conseguenze sia sul profilo psicologico che relazionale/affettivo ma deve invitare tutti a riflettere ed agire in maniera critica.

Emanuela Cimmino
www.eduprof.it

Stampa

Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.