Il punto di vista del tifoso da divano

Non capirò mai, il senso del “tifare” in un certo modo, in quel modo che non voglio accettare né condividere soprattutto se diventa un pretesto per vendicarsi. Non assisto a partite se non per la nazionale, preferisco la motoGp , è stato un caso che l’altra sera abbia scelto di vedere la Napoli-Fiorentina e sono rimasta, colpita tristemente di quanto sia accaduto fuori lo Stadio Olimpico, alquanto basita, amareggiata per quello che le telecamere hanno inquadrato insistentemente facendo arrivare a casa, al mondo intero, un’immagine, probabilmente, distorta degli eventi. A decidere, se giocare o meno, se dare il via alla partita o sospenderla non sono le autorità presenti, non è la Federazione calcistica, ma un personaggio, tale G. capo ultrà del Napoli. Certo essere alla guida di una tifoseria forte e numerosa non è semplice né facile, su di lui girano tante voci, ma che l’attenzione, ad oggi si soffermi prevalentemente sulla capacità di leadership di questa persona per aver mediato con dirigenti e forze dell’ordine, che sia su tutti i giornali del mondo, pur non essendo la prima volta, sull’incapacità, dall’altra parte, e sottoposizione dello Stato ad una sub cultura come quella degli Ultrà, mi fa ancora più rabbia. Inoltre non era poi così necessaria indossare quella maglia, con quella scritta; un’altra famiglia, in quel momento è stata colpita, non è questo il messaggio che lo sport dovrebbe trasmettere. Una scritta da condannare, una maglia Killer.
Ed intanto c’è un ragazzo in ospedale che lotta, che a poco a poco si sta riprendendo, un ragazzo, la cui mamma , nonostante tutto, rilascia un messaggio sociale “Godetevi la vita e socializzate senza odio”.

1)E della partita? Che dire del calcio in senso stretto del termine? Lo chiediamo a S., un tifoso speciale del Napoli, speciale, perché lui le partite le vede dal divano di casa sua.

Certo non è semplice parlare di calcio giocato quando avvengono fatti del genere. Ma ha ragione Hamsik, il nostro Capitano, il quale ha ribadito che loro sono professionisti, e in quanto tali, devono esercitare la loro professione anche in condizioni ambientali non idilliache.
Nello specifico posso dire che mi è piaciuto tantissimo lo spirito con il quale è sceso in campo il Napoli. Qualcuno, anche tra i cronisti, temeva che potessero risentirne maggiormente del clima di tensione presente nella curva Nord (quella occupata dai tifosi Azzurri) ed invece sono scesi in campo compatti e motivati. Sin dalle prime battute hanno mostrato la volontà di far loro la Coppa e, approfittando di un paio di svarioni nella parte destra della difesa Viola, hanno messo a segno 2 gol molto simili in poco più di una quindicina di minuti, entrambi con la firma di Insigne, il nostro gioiellino di Frattamaggiore. La Fiorentina è apparsa frastornata, e complici anche alcune assenze fondamentali nel loro organico, hanno mostrato difficoltà a reagire. D’altra parte il Napoli ha palesato le medesime amnesie difensive occorse in quasi tutto il campionato e questo ha permesso a Vargas di siglare la rete dell’ 1 a 2. Da quel momento la partita ha cambiato volto: la Fiorentina, rinfrancata dal gol, ha messo in mostra le sue qualità di palleggio a centrocampo e, grazie all’ottima prestazione di Borja Valero è riuscita nell’intento di tenere sempre il pallino del gioco, pur non creando notevoli occasioni da rete. La trama è rimasta inalterata praticamente per tutto il 2° tempo. Complice anche l’espulsione di Inler per doppia ammonizione, la Viola ha provato il tutto per tutto inserendo altri 2 attaccanti: Pepito Rossi (tornato in campo dopo più di 5 mesi) e Alessandro Matri. Il match si è risolto nei minuti finali grazie ad una regola non scritta del calcio: “gol sbagliato, gol subito”. Il gol sbagliato in modo clamoroso è stato ad opera di Josip Ilicic: un errore madornale, che avrebbe permesso alla Viola di agguantare i tempi supplementari e giocarli con l’uomo in più. Chi, invece, non ha sbagliato è stato Dries Mertens, il folletto Belga che in pieno recupero ha siglato il 3-1 che ha di fatto chiuso la contesa e regalato la 5° Coppa Italia al Napoli, la seconda negli ultimi 3 anni.

2) Non ti sembra che lo stadio sia diventato un luogo di malessere, di espressione di disagio? quali le cause?

Lo stadio, a volte, diventa lo specchio della società. Pare che alcune persone vadano allo stadio per ottenere una rivalsa sociale piuttosto che godere di uno spettacolo sportivo. Noi Napoletani, nel bene e nel male, questo lo conosciamo alla perfezione. Il calcio ha contratto una malattia dalla quale sta avendo grosse difficoltà a guarire. Dagli spalti di uno stadio di calcio sembra che, come per incanto, tutto sia possibile e, ancora peggio, tutto sia lecito. Cori di stampo razzista, striscioni che inneggiano a calamità naturali e discriminazione territoriale con aggiunta del lancio di bottigliette, fumogeni e bombe carta. Ci si è talmente assuefatti a questo stato di cose che sembrano quasi “normali” e “naturali”. Ma assolutamente così non deve essere.
Ho avuto la fortuna di assistere dal vivo a tanti eventi sportivi quali la coppa Davis di tennis, partite di basket, rugby e in nessun caso ho mai riscontrato problemi tra fazioni di tifoserie avverse e men che meno contro le forze dell’ordine. Atteggiamenti del genere, che di norma non sono proprio concepiti, nel calcio trovano uno sbocco insperato e assolutamente nocivo.

3) Gli ultras e le tifoserie organizzate dovrebbero essere cancellate dagli stadi per dare spazio ai veri amanti dello sport?

No, gli Ultras e le tifoserie organizzate hanno la loro importanza. A chi piacerebbe andare allo stadio senza cori, senza striscioni e senza coreografie? Gli Ultras dedicano parte del loro tempo e dei loro soldi a metter su quelle spettacolari coreografie che noi, dal divano, apprezziamo comodamente. E sono anche quelli che seguono la squadra in trasferta con il vento e con la pioggia.
Io non voglio la loro cancellazione, sarebbe come cancellare la parte più colorita e passionale del tifo. Desidero solo che verso di loro (come verso chiunque) ci sia prevenzione e controllo. Prevenzione significa controlli adeguati ai varchi d’ingresso agli stadi; a tutt’oggi non si capacita di come certi individui riescano a portare all’interno delle curve un vero arsenale pirotecnico. E, successivamente, certezza della pena nel caso si venga fermati dalle forze di pubblica sicurezza in atteggiamenti dannosi o pericolosi. Nessun patteggiamento, nessuno sconto di pena. Chi sbaglia deve pagare. In Inghilterra ci sono riusciti con i famigerati Hooligans, perché non dovremmo riuscirci noi? Va detto che un primo passo è la riprogettazione degli stadi che, allo stato attuale, rendono il lavoro di prevenzione e controllo praticamente impossibile.

4) Meglio a casa o allo stadio?

Da casa si vivono molto meglio gli attimi di gioco. Grazie a infinite telecamere e con l’ausilio dei replay in slow motions e delle immagini in HD sembra di vivere le partite in prima persona e questo è fantastico. Ma l’emozione dello stadio è un’altra cosa. Il trovarsi ad esultare abbracciati a persone che fino a 2 minuti prima neanche si conosceva è una magia particolare che è possibile vivere solo essendo presenti all’evento. Sensazioni differenti, bisogna viverle entrambe. Io, soprattutto parlando di calcio, preferisco la comodità del divano e della tv con audio e video ad alta definizione.

5)la tua opinione su quanto è successo la sera del 3 Maggio
Ciò che mi ha dato maggiormente fastidio è stato che troppi addetti ai lavori hanno emesso sentenze senza neanche conoscere a fondo i fatti. Fatti che, a distanza di 2 giorni, ancora non sono chiari. Come è quindi possibile formulare un giudizio su qualcosa che è ancora al vaglio degli inquirenti? Mi da l’impressione che, ancora una volta, si voglia strumentalizzare un avvenimento in se drammatico per scopi differenti. Come dicevo, sono ancora troppi i lati oscuri per commentare l’accaduto e, come sempre, ciascuno cerca di tirare l’acqua al proprio mulino. Non me la sento, al momento, di esprimermi oltremodo; posso solo affermare che non è per niente piacevole tifare la propria squadra del cuore quando un proprio compagno-tifoso lotta tra la vita e la morte in una sala operatoria. Tralasciando un attimo la quantomeno dubbia natura del personaggio, credo sia stato doveroso e giusto parlare con il capo tifoso del Napoli per rassicurare tutta la curva sulle condizioni del ferito e motivare quindi l’inizio della partita. Attenzione!! Ho detto PARLARE, INFORMARE, non lasciare a lui la decisione sullo svolgimento o meno dell’evento. Questo lo abbiamo già vissuto più di una volta nei nostri stadi ed è veramente inaccettabile. Informare è corretto ma le decisioni le devono prendere gli enti preposti, Questore in primis.

6)Era necessario il lancio dei petardi? Un vigile del fuoco, ricordiamo, è rimasto ferito..
Non era necessario anzi, è stato un gesto vile e insensato. È che gli Ultras (di ogni fazione e di ogni squadra) hanno storicamente un rapporto poco amichevole con i delegati della Federazione e con le forze dell’ordine in genere. Mi spiego: se sotto la curva, per quel dialogo, ci fosse andato il solo Marek Hamsik non sarebbe successo niente. Ma come già detto, tra gli Ultras ci sono teste calde che hanno oggettiva difficoltà di raziocinio. Per questo motivo, ancora una volta, avremmo tutti bisogno di prevenzione, controllo e certezza della pena, per fare in modo che taluni soggetti siano individuati e non abbiano nessuna possibilità di mettere piede all’interno di uno stadio.

Non condivido la violenza di questa partita, tifosi che vengono sparati, un ragazzo ferito gravemente, petardi in campo, non condivido che venga celebrata una figura, piuttosto che focalizzarsi su quanto sia successo fuori lo Stadio, interrogarsi sul movente o “parlare successivamente della serata sportiva”, non condivido la violenza a prescindere. Il calcio che vorrei è quello visto sui volti dei bambini sorridenti che emozionati non erano nella pelle di vedere i loro giocatori entrare in campo, è quello dei bambini che hanno stretto la mano ai calciatori e strepitando hanno fatto il loro ingresso sotto i riflettori dello Stadio, davanti a centinaia di telecamere. Ciò che dovrebbe essere gioco diventa, purtroppo e spesso, violenza. E’ diventato già violenza.
7)Ed il tuo,S. che calcio è?
È un calcio oramai diventato business: governato dalle pay tv con giocatori strapagati e messo sotto scacco da gruppi di Ultras che credono di poter fare il bello e cattivo tempo. Il calcio vero, quello genuino, lo tocchi con mano nei campetti polverosi di periferia, dove la domenica mattina si giocano combattutissime partite di 3° categoria. Bisognerebbe fermare il giocattolo e resettarlo, solo così riscopriremmo l’essenza dello sport più bello del mondo.

Emanuela Cimmino
www.eduprof.it

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.