I rumori del carcere

“Kruuu Kruuu” il caffè è pronto, “Gru Gru” giro le chiavi nella fessura della porta di casa, “Blin Blin” il suono di quella odiosa ascensore che scende al sottopassaggio lentamente, neanche abitassi al trentraquattresimo piano di un grattacielo di Manhattan. “Brum brum” metto in moto l’auto. Durante il tragitto verso il carcere, a farmi compagnia la musica della mia stazione radiofonica preferita, abbasso il finestrino, respiro aria pulita, mi pare di sentirla parlare, a pochi metri dal cancello della Casa di Reclusione, rallento, spengo la radio “Bip”, un unico suono, il mio respiro, un unico rumore, quello del cancello che si apre, quando in cielo non tuona.

“Ciao, buongiorno, come stai?” E’ il saluto al collega al blocco house, sta per finire il suo turno. Parcheggio l’auto, “Sbamp” chiudo lo sportello.

Nel cortile, i rumori della porta carraia che si apre, le voci dei detenuti in art 21 O.P che si recano ai loro posti di lavoro, prendono i carrelli, le rotelline girano sul manto stradale “Gniii Gniii Gniii”, ascolto i loro discorsi, il carcere è un altro pianeta ed anche i rumori non sono comuni, sono i rumori del carcere. Da lontano, dalla finestra là in alto, si sente la voce di Max, lo spaccista, sento perfino il fischiettio di Sasà, mentre dal Giardino del Personale c’è Nico che fischietta “Fiuuuuu”, anche lui, ma sulle note dell’Ave Maria di Lourdes, come a ricordare che un altro giorno è iniziato e ci affida alla Madonna, lui che di fede ne ha tanta.

E sono passati solo due minuti dall’ingresso, eppure quanti stimoli, suoni, rumori, già interiorizzati. Salgo le scale degli uffici amministrativi, “Pipìpipì” passo il beige, sono le ore 8:00, mi incammino verso l’ufficio, quello in fondo a destra, accompagnata dal buongiorno Antonio, buongiorno Giuseppe, buongiorno a te Mattia.

C’è chi scherza, chi sbadiglia “Yahmn yahmn”, gli uffici aprono, come si fa con le serrande alzate degli esercizi commerciali, si sente accendere i pc, qualcuno accende la radio per ascoltare le notizie del mattino; siamo alle solite, la politica, la cronaca, mai una news bella.
Qualcuno nel corridoio, domanda: Caffèèèè??Ci vuole un buon caffè, per avere una giusta carica.

Lo sguardo è sulla posta in arrivo, tante sono le istanze da smaltire, richieste di liberazione anticipata, benefici premiali ed in questo periodo anche i reclami. Mettiamoci all’opera!
Buon giorno dott.ssa, lo sa, sono tutto emozionato, fra pochi giorni mia sorella partorisce , spero di andare in permesso e potere vedere il nipotino, è il suono della voce del lavorante che fa le pulizie in ufficio

Dott.ssa ma la mia 199?quando potrò uscire? Mi mancano tre mesi, È la voce di un altro..
Suoni e rumori, porte che sbattono per il vento, motori nel cortile che si accendono e si spengono, c’è movimento, ci sono le traduzioni, arriva il furgoncino con i nuovi giunti.
“Drin Drin”, il telefono squilla, chiamano dalla sezione, c’è C. che chiede di essere ascoltato, M. vuole sapere se il permesso di necessità è partito, ha saputo che il nonno si è aggravato, dalla cornetta si percepiscono i rumori di dentro “Scrick”, intanto la stampante si inceppa, quella si inceppa sempre e “Grr Grr Grr”, la carta stropicciata resta impigliata nell’ingranaggio.

Esco dall’ufficio, mi incammino verso l’uscita, scendo le scale, salgo le scale, arrivo in portineria, “Bippppp” è il suono del metal detector, “Buon giorno educatrice”, buon giorno dott.ssa, buon giorno Emanuela, sono le voci dei colleghi, dove vai di fretta?
I passi in carcere, perfino i passi hanno un loro suono, veloce, forte, raramente dolce e soave, il respiro ha un suono, affannoso, ansioso, tranquillo.

Arrivo al transito, le prime chiavi, il rumore di quelle enormi chiavi color dorato, “Slam” la porta viene chiusa, viene aperto il primo cancello con sbarre, ancora “Slam”, viene chiuso, “Slam”, girano le chiavi.
Nel corridoio, sento il detenuto che si affaccia al magazzino, chiede una maglietta, quella cucita dalla mamma, c’è O. in tuta che imbianca la parete; passo in cucina, mi piace osservare i detenuti vestiti di bianco con mestoli ed ai fornelli, mi incuriosisce vedere cosa bolle in pentola, “Plu Plu Plu” il ragù è quasi pronto, al suono si unisce il profumo.

Arrivo in sezione, nuovamente le chiavi “Glin Glin” nella fessura arrugginita, “Slam” il cancello viene chiuso. Improvvisamente mi sento catapultata su una navicella spaziale , un po’ stordita, c’è C. che urla dalla sua cella detentiva, a destra e sinistra lunghi corridoi, in fondo enormi finestre dalle quali entra la luce che mi abbaglia la vista, non riesco ad individuare chi c’è in lontananza, vedo una sagoma arrivare, è il collega con le chiavi appese alla cintura, sembra S.Pietro, ma lui è troppo giovane, è un 25enne in divisa, simpatico, determinato.

“Buon giorno” –“Buon giorno”, “Prego “ , il collega apre la stanza adibita per l’udienza con gli operatori penitenziari.

In lista ci sono pure io? Dott.ssa ma qualche volta posso venire pure io – esclama il collega che sembra aver bisogno di parlare, la moglie dovrà partorire, vive a 700 km e lui è in ansia e speranzoso per il distacco.

I colloqui con i ristretti iniziano, proseguono a raffica, alcuni tranquilli, altri vengono gestiti ora con modalità di maternagè ora usando toni autorevoli. I suoni sono le voci, i timbri fanno trapelare stati d’animo, speranze, dolori. Le emozioni belle e brutte hanno un suono. C’è chi ride, chi sorride, chi entra con la faccia triste ed esce sorridente, sollevato; chi entra con espressione neutrale ed esce turbato, c’è chi racconta di tutto e chi ha bisogno di essere spronato, chi tace chi risponde a domande fatte. Suoni in continuazione, un’unica pausa, di pochissimi secondi, tra una persona e l’altra, il tempo di trascrivere sull’agenda colloqui l’ultimo periodo. Punto. “Salve, prego, prego, si sieda” .Allora come sta?

“Diiiiiiiiin, Diiiiin”, qualcuno dalla cella bussa il campanello, “Assistente, assistente”, chiama B., c’è movimento, prima lo spesino poi il porta vitto, le docce, apri e chiudi, chiudi ed aprile il cancello della sezione, “Slam, Slam, Click Click”, percepisco ogni minimo segnale, riesco a sentire perfino la sigla del telegiornale, poi quella della pubblicità delle fette biscottate, suoni e rumori, rumori e suoni di una sezione in movimento, sembra stare in una piazza dove si svolge la vita. C. si è tranquillizzato, nessuno più urla.

“Tic Tic Tic” batto i tasti sulla tastiera, devo scrivere la relazione per l’udienza, “Tic Tic Tic” c’è da scrivere l’invito alle assistenti sociali ed alle psicologhe per il corso di formazione sulla gestione dei detenuti affetti da dipendenza, organizzato nell’ambito del Benessere , “Tic Tic” le mani sulla tastiera vanno velocemente come se stessi suonando il pianoforte sulle note di Pour Adelaine di Richard Clayderma; dei miei studi di musica, ricordo ancora qualcosina.

La collega di scrivania, legge ad alta voce, la collega di fronte risponde a telefono, lo stomaco brontola, altri suoni, altri rumori, la concentrazione scema, “chi vuole un chewing-gum “?domanda il segretario.
E’ giovedì, è l’ora del laboratorio del racconto, nella zona passeggi, le voci dei detenuti, il “Plin Plin” dei pesi, il respiro affannoso di chi ha fatto la corsa, osservo la comunicazione, dal vetro, delle mani, mi pare sentire la loro conversazione, la famiglia, l’avvocato. Dalla sala musica, il suono della chitarra, A. è proprio bravo ad interpretare le canzoni di Fabrizio De Andrè.

Mi incammino al transito con passo veloce” Tak Tok Tak Tok”, è tardi, il collega dice di vedermi pallida, mi offre un cioccolatino, “Click Click” le enormi chiavi aprono la porta verniciata di verde, “Slam”, viene chiusa alla spalle.

Ore 15:40 circa, “Pipìpipì” passo il beige, scendo le scale, raggiungo l’auto. Al block house “Arrivederci educatrice”

Ore 6:30, la sveglia suona, il Sabato mi regalo a letto quindici minuti in più, devo alzarmi, è il mio turno.

Un’altra giornata è iniziata, sentirò altri rumori, da ascoltare, interpretare, capire, interiorizzare, ricordare e dimenticare, sono i rumori del carcere.

Emanuela Cimmino

Fonte: come si scrivono i suoni http://www.homolaicus.com/linguaggi/glossario_fumetto/index.htm

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.