Il Natale dei ricordi

Mentre il transito è rimasto neutrale, è presso la rotonda dei Circuiti dove anche gli operatori penitenziari, quelli di turno, vivono il loro Natale in carcere che si notano un po’ di addobbi. C’ è un albero verde le cui palline sono di cartoncino, su alcuni rami ci sono fiocchetti di carta crespa realizzati dai detenuti che frequentano la sala hobby, il vaso decorato di stelle dorate realizzato invece da chi passa le sue ore pomeridiane nella sala pittura. Ed il presepe, questa volta il presepe è diverso, è molto più bello, i pastori sembrano parlare, sembrano osservare chi passa e chi si ferma ad ammirarlo. E’ stato realizzato a mano da detenuti che portano il ricordo della tradizione, quando a casa, si iniziava un mese prima a mettere su il presepio. A. fischietta “Tu scendi dalle stelle” mentre imbianca la parete accanto alla sala teatro, S. R. e B. provano “Astro del ciel” per la Messa del 25 dicembre, passa il cappellano per la prova delle letture, perfino M. che è musulmano e K. che è ortodosso vogliono partecipare alla celebrazione, perché quel momento in carcere diventa un incontro multiculturale e multireligioso. E’ Natale per tutti in carcere anche se non è il Natale di una volta, gli operatori dell’Area Trattamentale con l’aiuto dei volontari si inventano momenti per allontanare i pensieri tristi. Non tutti possono abbracciare i propri familiari, guardano il soffitto grigio e pensano e ricordano e raccontano all’educatore dei propri pensieri, di quelle sensazioni che in periodi come quello del Natale si fanno più forti, vogliono condividere lo stato d’animo, i ricordi dei sapori, dei rumori, dei suoni, di quando la famiglia riunita a tavola mangiava e parlava. M. di origine rumena racconta della tradizione di S.Nicolae, di bambini che la notte del 6 dicembre lasciano fuori le porte di casa le scarpe dove verranno riposti poi regali, F. che è albanese racconta la stessa tradizione di K. che è dell ‘Ucraina, del loro Natale che ha inizio il 7 gennaio, di dolci e di panini. Il loro racconto è fatto dei ricordi di olfatto, di gesti, di colori.

E’ il Natale dei ricordi in carcere, quello fatto di sfumature e di usanze, di filastrocche e poesie, di lettere e biglietti d’auguri che i detenuti scrivono ai propri congiunti ma anche agli operatori. Lettere nelle quali esprimono stima, gratitudine e rispetto professionale.
C’è A. che fa il volontario in biblioteca e si è inventato il momento della lettura delle fiabe sotto l’albero, non proprio sotto l’albero ma nella sala della socialità, M. che si è convertito, da ateo è diventato credente, evangelista, dopo il carcere vorrà fare il pastore, legge i salmi ai compagni di sezione; si fa leva sulla fantasia, la creatività, per far passare il Natale.
E c’è chi lo vive in solitudine, isolato in cella, chi il Natale lo vive come occasione per fare revisione critica dei propri errori commessi, ancora di più di tutto l’anno, è il momento in cui si tirano le somme, per alcuni questo accade a Capodanno, in carcere accade a Natale. Ognuno si costruisce il suo simbolo e tiene stretto tra le mani un simbolo, un angioletto di pasta, un campanellino, un cappellino di lana, regali dei propri bambini, un oggetto qualsiasi autorizzato da portare con se in cella e sentirsi meno solo.
E’ il Natale dei ricordi che prendono forma sulle pareti della cella, la nonna che pulisce il capitone, il babbo che fuma la pipa sulla poltrona, la mamma che prepara la tavola, ma c’è anche quel ponte sotto al quale S. ha trascorso due tre Natale, quel vicolo buio dove C. dopo la sua dose di eroina cadeva in estasi, G. con la pistola in mano puntata contro il commesso del negozio di orologi. Su quella parete prendono forma tutti i ricordi nel Natale in carcere, mentre fuori accade il bello ed il brutto.

Emanuela Cimmino

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.