CHE COSA E’ LA MEDIAZIONE FAMILIARE? -Dott.ssa Emanuela Cimmino

Questo tipo di servizio offerto alla famiglia in crisi si basa su di un presupposto essenziale, che lo differenzia da ogni altro tipo di intervento volto a risolvere le dispute: le persone, pur nel disordine emotivo/organizzativo che spesso accompagna una crisi coniugale, hanno la capacità di autodeterminarsi ed assumersi la responsabilità di decidere ciò che è meglio per loro, evitando di delegare ad un terzo, avvocato o giudice che sia, questo compito.
La mediazione familiare mira a creare un setting specifico, uno spazio e un tempo “neutro” dove i coniugi abbiano la possibilità di “ripensarsi” come coppia, o come coppia che si separa ma che rimane unita nell’esercizio della funzione genitoriale: qualora la separazione dovesse essere l’opzione scelta, i coniugi durante il percorso di mediazione avranno l’opportunità di riorganizzare emotivamente e pragmaticamente la loro vita. Attraverso un percorso strutturato di negoziazione si giunge a degli accordi “ragionevoli e mutualmente soddisfacenti” su tutti gli aspetti inerenti il divorzio: modalità di affidamento dei figli, calendario delle visite per il genitore non affidatario, assegno di mantenimento, divisioni patrimoniali, spartizione dei beni ecc.
I dati sperimentali derivati dagli studi sulle conseguenze del divorzio condotti a livello mondiale parlano chiaro: la durata degli accordi è direttamente proporzionale al grado di soddisfazione che questi procurano a chi è tenuto a rispettarli. Ne deriva che soltanto un accordo che rispetti gli interessi di entrambi i coniugi avrà la possibilità di resistere nel tempo. Queste ricerche, avviate negli Stati Uniti, in Canada ma anche in Europa, dimostrano con evidenza che in percentuale gli accordi raggiunti in sede di mediazione familiare presentano un numero considerevolmente più basso di successivi ricorsi in tribunale rispetto agli accordi imposti dal giudice in sede giudiziaria. La Charte européenne de la formation des médiateurs familiaux, redatta nel 1992 da un’équipe di mediatori e poi ripresa nel 1997 dal Forum europeo di formazione alla mediazione familiare, definisce la mediazione “un processo che prevede la presenza di un terzo – il mediatore appunto – adeguatamente preparato che aiuta le parti ad affrontare tutte le questioni connesse alla riorganizzazione familiare in vista della separazione coniugale, nel pieno rispetto delle legislazioni vigenti nei vari paesi”. In mediazione, quindi, i coniugi lavorano insieme con il mediatore per il raggiungimento di un obiettivo concreto: l’elaborazione di accordi di separazione che saranno poi presentati al giudice per ottenere la ratifica ufficiale necessaria.
La mediazione, che raramente prevede la presenza dei figli (specialmente se piccoli) rappresenta anche il modo migliore per i minori di vedere tutelati i loro diritti, bisogni ed interessi: se, infatti, il mediatore non interviene mai in merito al contenuto degli accordi, sui quali soltanto i coniugi hanno diritto di parola, egli ha comunque il dovere di opporsi a quelle decisioni che con evidenza minaccino l’interesse dei bambini. Sono allora i figli, “i terzi assenti nel processo di mediazione”, i beneficiari privilegiati di questo tipo di intervento. La mediazione familiare si presenta allora come un aiuto concreto ai padri e alle madri che intendono ripensare in maniera intelligente e costruttiva alla riorganizzazione del ménage familiare, evidentemente destrutturato dalla crisi coniugale. In mediazione non ci si occupa del passato e dei motivi che hanno condotto la coppia alla decisione di separarsi, almeno che questi aspetti non servano effettivamente per costruire quel tavolo delle mediazioni che farà da base all’attività negoziale dei coniugi. L’attenzione dei protagonisti si soffermerà soprattutto sui ruoli presenti e futuri e su tutti gli aspetti di gestione del nuovo assetto familiare.
La mediazione familiare non è necessariamente rivolta alle coppie che hanno già deciso di separarsi: in quanto servizio di aiuto in caso di conflittualità familiare, possono recarsi dal mediatore tutti coloro che vivono una situazione di conflitto in famiglia e che sentono il bisogno di trovare uno spazio neutro in cui confrontarsi per chiarire la propria posizione, le proprie idee, o ritrovare un proprio ruolo coniugale o genitoriale corroso dal tempo o da situazioni conflittuali.

A CHI SI RIVOLGE?

La Mediazione Familiare si rivolge alla coppia, coniugata o convivente, con figli o senza figli, in fase di separazione o già separata o divorziata con un’esigenza di modificare gli accordi. La Mediazione Familiare si rivolge inoltre ai genitori in conflitto con i figli, ai fratelli in disaccordo, ai parenti in lite per questioni ereditarie.
Intraprendere il percorso di Mediazione Familiare è utile in tutte le fasi del processo della separazione e del divorzio poiché si adatta alle differenti esigenze espresse dalle diverse tipologie di coppie.

1) Coppie in crisi:
• Uno dei due partner è deciso per la separazione e l’altro non l’accetta
• La decisione di separarsi è chiara per entrambi.

2) Coppie separate di fatto:
• Coppie con attive aree di conflitto sui termini di affidamento dei figli e/o sul versante economico.

3) Coppie separate legalmente:
• Le condizioni di separazione risultano di difficile attuazione o non vengono rispettate.

4) Coppie separate da tempo o divorziate:
• Gli accordi presi in Tribunale, ormai inadeguati alle mutate condizioni di vita, devono essere aggiornati o modificati.

Le coppie senza figli sono mediabili ?

La Mediazione Familiare si rivolge principalmente a coppie con figli, in quanto uno dei suoi obiettivi principali è costituito dalla riorganizzazione delle relazioni familiari in un’ottica di continuità genitoriale con particolare riguardo all’interesse dei figli.
Nel caso di coppie senza figli non è quindi corretto parlare di Mediazione Familiare tout court, ma è comunque possibile con esse applicare proficuamente tecniche di mediazione.
La consulenza potrà trattare, ad esempio, i seguenti temi:
– espressione delle emozioni legate alla separazione
– elaborazione del lutto della separazione
– problemi economico-patrimoniali
– gestione del conflitto e riapertura dei canali comunicativi
– rapporti con le famiglie d’origine

I figli sono presenti in Mediazione ?

Da tempo, in Paesi europei ed extraeuropei, ci si interroga sull’opportunità di far partecipare i bambini alle sedute di Mediazione Familiare: alcuni lo ritengono inutile, se non dannoso, perché coinvolgerebbe ulteriormente i bambini nei problemi dei genitori; altri lo ritengono opportuno perché permetterebbe loro di intervenire attivamente sul processo di cambiamento delle relazioni familiari che la Mediazione si propone di sollecitare, con la comunicazione diretta dei loro vissuti e bisogni.
I mediatori dello Spazio di Mediazione Familiare ritengono più opportuno lavorare in Mediazione con i soli genitori, preferendo alla presenza fisica dei figli una loro evocazione simbolica, lavorando attraverso la narrazione e le rappresentazioni dei figli nei due genitori. Il rischio che si corre, infatti, è quello che i minori siano gravati di responsabilità che competono agli adulti, mentre forse un loro bisogno è quello di essere esonerati da un lavoro che può essere svolto con competenza e responsabilità dai loro genitori.
Tuttavia, circa la possibilità di un’eventuale loro convocazione, è necessario restare flessibili ed aperti agli specifici bisogni e alle richieste dei figli, specialmente se hanno un’età adeguata all’incontro e previa un’idonea preparazione da parte dei genitori.

I VANTAGGI

La Mediazione Familiare si presenta come una nuova risorsa a sostegno dei genitori grazie alla quale la coppia genitoriale è sostenuta e accompagnata durante la difficile transizione alla separazione.
Seguire tale percorso permette vantaggi a diversi livelli.

A livello individuale:

– Maggior stima di sé e dell’altro
– Espressione delle emozioni ed elaborazione del lutto della separazione
– Ridefinizione della propria identità personale
– Analisi delle conseguenze personali derivanti dalla separazione

A livello relazionale:

– Miglioramento delle capacità comunicative al di là del conflitto
– Riconoscimento dei bisogni di genitori e figli
– Continuità genitoriale e responsabilizzazione del reciproco ruolo genitoriale
– Condizioni elaborate dai genitori autonomamente e non imposte dal genitore più forte (economicamente o emotivamente) o dall’autorità giudiziaria competente

A livello sociale:

– Genitori non affidatari più coinvolti nel loro ruolo genitoriale sotto il profilo quantitativo e qualitativo
– Accordi più equi, più condivisi e quindi più rispettati nel tempo
– Garanzia di assoluta riservatezza e del segreto professionale
– Riduzione dei tempi e dei costi rispetto alle controversie giudiziarie

IL SETTING DELLA MEDIAZIONE FAMILIARE: SPAZI E TEMPI

Le differenze rispetto alla tradizionale via giudiziaria

I coniugi in mediazione familiare sono stimolati a prendere in modo autonomo le proprie decisioni e ad essere responsabili del proprio futuro. Il presupposto di fondo è che nessuno meglio di loro sia in grado di prendere quelle decisioni che andranno a regolare ed organizzare la loro vita futura e quella degli altri membri del nucleo familiare. Il ricorso alla giustizia formale implica, invece, una posizione di delega passiva che limita lo spazio per l’esercizio della soggettività dei protagonisti della separazione.
Come molti studiosi hanno evidenziato, il modello giudiziario si fonda per definizione sulla “contrapposizione delle parti” e finisce quindi per adattarsi male al contenzioso della separazione, dove gli ex coniugi, pur avendo scelto di recidere il legame coniugale, continuano ad essere sempre genitori dei loro figli ed hanno quindi bisogno di mantenere una relazione per il bene dei bambini che essi hanno in comune. In mediazione familiare si cerca di affrontare il conflitto in modo diverso senza delegare il potere ad un terzo istituzionalmente incaricato. La filosofia alla base della mediazione familiare è che le lotte giudiziarie non sono vantaggiose né per i coniugi né per i figli, che farsi la guerra in tribunale sia il modo peggiore e più dannoso di porre fine ad un matrimonio.
Molto spesso i costi imposti dalla via giudiziaria sono, dal punto di vista economico ed emotivo, molto alti. Troppe separazioni offrono un panorama pressoché identico: un coniuge che si sente ferito, tradito, deluso o abbandonato e cerca una compensazione, un vantaggio sull’altro imbastendo liti legali che durano anni per “ottenere la casa, l’affidamento dei figli, un assegno più alto” ecc. Il tutto senza pensare che dopo anni di lotte guidate dai rispettivi avvocati la maggior parte delle volte si finisce per ottenere meno di quanto l’altro coniuge sarebbe stato disposto ad offrire spontaneamente all’inizio degli scontri.

A Cosa serve?

•aiuta i coniugi a “separarsi civilmente”;
•permette un notevole risparmio dei costi del divorzio, sia dal punto di vista psicologico, sia da quello economico. La mediazione prevede un massimo di 13 incontri e aiuta le parti ad arrivare a degli accordi in tempi relativamente brevi;
•consente di raggiungere accordi durevoli e soddisfacenti per tutti i membri del nucleo familiare;
•aiuta la coppia che si separa a rimanere unita nell’esercizio della funzione genitoriale per una crescita sana ed equilibrata dei figli;
•aiuta a non patologizzare il divorzio, ma a vederlo anche come un’opportunità di crescita e di cambiamento per tutti i membri del nucleo familiare.

Il setting della mediazione familiare

La mediazione familiare si struttura in una serie di incontri (da un minimo di 3 ad un massimo di 12/13 incontri). Il fine è di redigere, attraverso un percorso di negoziazioni a tappe, un documento di accordo che i coniugi presenteranno poi al giudice per la necessaria ratifica ufficiale. Il mediatore è un terzo soggetto imparziale, equidistante e professionalmente preparato che aiuta la coppia a stabilire una comunicazione costruttiva ed efficace. La figura del mediatore serve ad evitare che la coppia corra il rischio di venire schiacciata dalla crisi. Egli è responsabile del processo di negoziazione: ha il compito di guidarlo, dirigerlo ed evitarne le insidie e le cadute nel vuoto; raramente interviene nei contenuti, di esclusiva competenza dei protagonisti, cioè degli ex coniugi. L’imparzialità del mediatore implica che egli non parteggi per l’uno o per l’altro coniuge, ma si limiti a controllare che il processo di negoziazione si svolga in maniera corretta, evitando il più possibile sbilanciamenti o abusi di potere da parte di una delle due parti. Volendo schematizzare, l’intervento di mediazione familiare si divide in due fasi:

1) Fase di pre-mediazione (da 1 a 3 incontri) serve per:

•chiarire la situazione familiare generale, ed individuare gli specifici problemi da affrontare;
•stabilire se la coppia è mediabile, ovverosia se esistono le condizioni di base minime per poter intraprendere insieme un percorso di mediazione. Si tratta quindi di escludere che all’interno della coppia si verifichino gravi episodi di violenza, problemi di alcolismo e di tossicodipendenza, o che uno dei due coniugi soffra di malattie mentali;
•verificare che esista da entrambe le parti la reale volontà di giungere ad accordi;
•stabilire se la conflittualità, se esistente, possa essere contenuta o trasformata positivamente;
•costruire un tavolo di mediazioni necessario per poter passare alla 2nda fase, quella delle negoziazioni vere e proprie.

2) Fase di mediazione:

E’ la fase durante la quale i coniugi in via di separazione negoziano con l’aiuto del mediatore gli accordi su tutti gli aspetti coinvolti nella riorganizzazione familiare: dall’affidamento dei minori alla casa di famiglia, dall’orario delle visite del genitore non affidatario all’ammontare dell’assegno di mantenimento, fino alle eventuali divisioni patrimoniali. In mediazione si opera in modo abbastanza autonomo rispetto al sistema giudiziario, nel senso che pur nel rispetto del sistema legale vigente in ogni paese, i coniugi passano al vaglio un’ampia gamma di opzioni che includono anche quelle alternative ai paradigmi e agli stereotipi normativi tradizionali.
In mediazione si cerca di trovare accordi che non avvantaggino nessuno, ma che siano soddisfacenti per entrambe le parti. Questo risultato può essere ottenuto soltanto attraverso l’invito del mediatore a superare la rigidità delle posizioni preconcette per soffermarsi sui reali interessi delle parti, che spesso scoprono di avere interessi comuni sottostanti a rigide prese di posizione oppositive.

LA MEDIAZIONE COME VALIDO SUPPORTO ALL’ ITER GIUDIZIARIO

La Mediazione Familiare offre un valido supporto all’iter giudiziario sia in vista di una separazione o divorzio, sia a procedimento già avviato. E’ auspicabile che il percorso venga intrapreso prima dell’instaurazione di un giudizio in Tribunale, e se il processo è già iniziato, andrebbe sospeso fino all’esito della Mediazione. I genitori possono consultare un proprio legale di fiducia in ogni momento lo ritengano opportuno: prima, durante o dopo la Mediazione.

Gli accordi raggiunti in Mediazione non vincolano giuridicamente la coppia, la quale può decidere di rispettarli per riorganizzare la propria vita in modo autonomo o di sottoporli al proprio avvocato perché li trasfonda in un atto giuridico e avviare così una procedura legale congiunta.
L’avvocato e il mediatore hanno quindi un ruolo tra loro autonomo e complementare. L’avvocato può fornire consigli e pareri motivati al cliente elaborati in base alle proprie capacità professionali.
Il mediatore fornisce informazioni di carattere legale, ma non può rilasciare pareri, poiché questi implicherebbero un giudizio che inquinerebbe la neutralità cui è tenuto per il buon esito della negoziazione tra i genitori.
Si deve quindi pensare alla Mediazione Familiare in termini di affiancamento e integrazione al contesto giudiziario; non deve essere concepita né come via sostitutiva o alternativa al sistema legale, né come sua ancella.
La Mediazione Familiare è infatti un intervento che ottiene migliori risultati quando è il frutto di rapporti di collaborazione e sinergia tra le diverse competenze (mediatori familiari, avvocati, magistrati, psicologi, ecc.) all’insegna del rispetto delle rispettive autonomie e specificità, essendo la separazione coniugale un evento allo stesso tempo relazionale e giuridico.

IL RUOLO DEL MEDIATORE FAMILIARE

Il mediatore familiare è un esperto nella gestione dei conflitti, è imparziale e non dà giudizi. Il suo compito consiste nell’aiutare la coppia a riaprire i canali di comunicazione interrotti dal conflitto, lontano da una logica che vuole sempre un vincitore e un perdente.
Ponendosi in una posizione neutrale, il mediatore non si permette di giudicare l’adeguatezza delle proposte dei genitori e non fornisce la risposta ai problemi, ma si limita a favorire forme di collaborazione stimolando i partner nell’esplorazione di soluzioni innovative e personalizzate.
Grazie a tale clima positivo e idoneo alla collaborazione ed al rapporto empatico instaurato con la coppia, egli potrà accompagnare e sostenere ciascun genitore nella ridefinizione della propria identità personale e nella negoziazione delle questioni relative alla separazione, affinché essa avvenga nel modo più sereno possibile.
Il ruolo del mediatore si distingue da quello dello psicoterapeuta, dell’assistente sociale o dell’avvocato.
E’ tuttavia inevitabile che alcuni aspetti di queste professioni in certa misura vadano a sovrapporsi, ma ciò non impedisce di sottolineare alcune differenze fondamentali.
A differenza di quanto avviene generalmente nella psicoterapia, in Mediazione non si esplorano approfonditamente le percezioni e i sentimenti relativi al passato della coppia, in quanto la caratteristica principale della Mediazione risiede nella brevità, intensità e pragmaticità nella ricerca di soluzioni concrete a fronte della difficoltà della coppia di armonizzare i propri bisogni e opinioni contrapposte. L’accento, infatti, non è posto sul passato, ma sull’analisi della situazione attuale al fine di aiutare le persone ad individuare delle prospettive di vita futura più serene.
Benchè limitata nella durata e nei suoi obiettivi, la Mediazione facilita le interazioni familiari, consentendo ai genitori di ascoltarsi e concentrarsi sui sentimenti dei loro figli.
La Mediazione Familiare è sempre più frequentemente riconosciuta come un metodo di lavoro strutturato che esige competenze specifiche nella risoluzione del conflitto al fine di aiutare le coppie nel passaggio da un confronto distruttivo alla ricerca comune di soluzioni a problemi precisi.

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.