Il bambino che non sapeva piangere-Elisa Palmieri

Notizie che hanno dell’incredibile, che fanno rabbrividire, ma esistono. Più vicino di quel che pensiamo. Anche di peggiori che rendono l’ancor breve vita dei bambini un carico di responsabilità, gravando la loro psiche di frustrazioni e paure troppo grandi per il loro bisogno di infanzia. Ostacolando qualsiasi rapporto interpersonale.
Questo è il sintomo più evidente di una questione più grave nascosta agli occhi dei distratti. Adulti, sviluppati nel fisico, ma aridi di sentimenti, rinchiusi nel loro mondo con comportamenti di negazione verso il bambino, che fanno del maltrattamento una forma indistinta, da quello psicologico a quello fisico.
Il più delle volte sono persone che hanno subito a loro volta una violenza, che non hanno mai superato. La combinazione di un ambiente traumatico ed il rifiuto degli adulti generano dei conflitti nella personalità e nella stima di sé. Questi conflitti sono spesso aggravati dalla natura sessuale dei traumi ed automaticamente dalle risposte ai traumi.
Vittime inconsapevoli di un gioco castrante condotto da soggetti con ben più gravi problemi.
Il minore non parla e può avere delle reazioni impulsive verso un’azione o una parola che ricorda il trauma, segnando, a volte, lo sviluppo emotivo della persona. Degradati nel rifiuto.
Il misurarsi continuamente con situazioni crudeli portano il bambino a chiudersi in se stesso, nel silenzio di oscure emozioni che lo tormentano continuamente.
La comunicazione non verbale aiuta a comprendere il disagio che prova in una determinata situazione, ma finché il minore non affronta i maltrattamenti e l’abbandono subiti non potrà ritrovare la serenità e la gioia di un sorriso. Una lotta interna che muove meccanismi di autodifesa quasi incontrollabili.
Pressoché ipocriti nel voler nascondere a tutti i costi le loro vere sensazioni perché, forse, sono stati condannati a non farlo. Una fuga dalla verità, dai dolorosi ricordi. Il dolore, il tradimento, la rabbia e, sotto tutti questi strati, un profondo e semplice desiderio di essere amato. Basta guardare negli occhi questi bimbi per constatarne l’angoscia di cui soffrono. Un modo per affrontare la situazione è un aiuto paziente e amabile. I rapporti gratificanti sono essenziali all’apertura emotiva del bambino. Un rapporto affettuoso e soddisfacente è la base per superare gli eventi traumatici del passato. L’animo ne trova giovamento ed il futuro del minore non sarebbe compromesso perché una volta aperto l’interruttore dello sfogo, essendo riusciti a capirne i motivi, si sentirà inevitabilmente più libero e cosciente dell’amore che lo circonda, riconoscendo ed apprezzando quello stato d’animo e, forse, a crearlo più spesso.

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.