Plagio o violenza psicologica nei casi di separazione- Elisa Palimieri

Gli effetti devastanti sono un’effettiva violenza psicologica subita dal minore, che non potrà far altro che reagire rifiutando ogni rapporto con il genitore indicato dal plagio dell’affidatario. Si tratta di un vero e proprio lavaggio del cervello imposto dal linguaggio denigratorio di uno dei genitori nel conflitto della separazione.
La reazione ad un processo psicologico del genere è un atteggiamento di malcontento e rabbia, che se individuato per tempo si potrebbe procedere anche contro chi ha indotto il bambino a comportarsi come un robot soggetto a dei comandi.
Tempo fa, un episodio del genere si è verificato partendo dall’attenzione posta dal genitore non affidatario contro l’altro coniuge, l’astio che, probabilmente, traspariva dalle sue parole quando incontrava la figlia nei giorni stabiliti dal giudice, hanno fatto in modo di armare la mano del minore a svantaggio della madre che, intanto, si era prestata al gioco propostole dalla figlia, una volta a casa, senza alcun timore, ma che ha dovuto ricredersi quando questa l’ha ferita con un coltello da cucina.
L’errore del padre è stato mettere in primo piano lo sdegno sofferto dalla separazione, covando un odio terribile e servendosi di lei, anziché godersi l’affetto infondendole l’amore che necessitava.
Altri, invece, hanno il dannoso pretesto del vantaggio economico che ne potrebbe derivare dall’affidamento. Un egoismo indiscriminato che rende i minori svogliati a scuola, con difficoltà di apprendimento, e più chiusi verso la società. Man mano che il ragazzo cresce, divenendo un adolescente, oltre all’introversione palese potrebbe avere in sé quel grado di ribellione verso la collettività che lo potrebbe condurre ad allontanarsi del tutto dall’avere relazioni interpersonali prive di paure.
L’affidamento condiviso in questi casi può ridurre sensibilmente la condizione di prevaricazione o ricatto di uno dei due genitori. Il minore in questo caso non sarebbe vittima di una scelta, ma trarrebbe beneficio da entrambi i genitori che non ricaverebbero nient’altro che il suo affetto e gratitudine di non esser diventato strumento in mani avide di un riscatto che non gli compete.

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.