Fare bene la scelta

Lo psicologo che vi seguirà, vi aiuterà, spiegandovi le differenze e stimolandovi a parlare;non decidete in base a quanto altri vi diranno, il bambino che adotterete sarà solo vostro e vostra deve essere la decisione.
Nel caso di handicap, raramente ci sono persone che si spingono a fare questa scelta, alcuni accettano se il bambino è Down o ha un handicap non grave ma superabili col tempo;altri non accettano neppure questa condizione perché si sentono impreparati e temono una diminuzione di attenzione verso il figlio che già si ha, se si ha un altro bambino. Non si tratta di essere vigliacchi , ma onesti con voi stessi e con il bambino che non vi sentite di crescere, perché sapete a priori di non riuscirci.
Durante i colloqui vi sarà chiesto anche se ve la sentite di accettare un’adozione a rischio.
Si tratta di adozioni con l’ incognita.
L’ avvocato Marco Scarpati, la definisce “affido con probabile esito adottivo”, si riferisce a quei casi , per i quali i tribunali per i minorenni non ancora dichiarati in stato di abbandono, decidono per il bambino o il collocamento in casa famiglia o l’ affido a coppie con probabile esito adottivo.
Ma con questo tipo di adozione può anche accadere che il bambino faccia ritorno alla famiglia di origine.
La scelta però non vale per l’ età.
Tutte le coppie sperano di ottenere un bambino piccolo sul quale realizzare un sogno di maternità, spesso interrotto, un bambino che non sappia nulla del suo passato, un bambino che non ricordi nulla. L’ età del bambino è un falso allarme. Non è detto che il bambino più grande non dia problemi quanto uno più piccolo. Certo un bambino più grande, va accolto in maniera diversa da un neonato. E un neonato saprà che voi non siete i veri genitori, il battito della mamma , l’ odore è diverso da quello della vera mamma.
Diventare genitori adottivi significa sapere ciò che si ha di fronte, sapere che quel bambino non sarà mai nato dalla vostra pancia ma senza dubbio è sempre vostro figlio.
Non tutti possono avere dei neonati. Nell’ adozione internazionale è raro, il bambino piccolo che viene da un altro paese è stato almeno per sei mesi in un istituto .
Questo accade soprattutto in Asia orientale, dove il bambino per 12 anni vive in istituto e poi viene ripreso dalla famiglia di origine. Dunque a rallentare i tempi è anche la non rottura dei legami da parte della famiglia di origine.
Il bambino straniero solitamente raggiunge l’ Italia dopo il primo anno di età
Si tratta, molto spesso di bambini/e grandicelli che hanno badato ai più piccoli o in famiglia o in istituto, è bene ascoltarli e renderli partecipi di qualsiasi decisione.

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.