L’adozione:cosa fa il tribunale?

Ma adottare non è facile, nè tanto meno difficile, oltre ad un iter burocratico –amministrativo che non sembra mai finire, ma che prima o poi finirà, richiede di essere genitori, non straordinari, solo genitori consapevoli.
Sono tante le motivazioni che spingono molte coppie a voler adottare:impossibilità di procreare da parte di uno dei due coniugi(spesso ciò porta a sensi di colpa i quali conducono alla scelta di avere un figlio, ma non deve essere così, il voler avere un bambino non deve essere un ripiego ma una scelta ben fatta,oltre ai sensi di colpa che si hanno nei confronti del proprio partener), il soddisfare il desiderio di maternità , per un senso di necessità sociale, spinto da un bisogno solidale verso i meno fortunati, per una scelta d’amore come dicevo prima.
I bambini da adottare, tutti, sono persone in carne e ossa, e non oggetti di un semplice gesto, sembrerà strano, ma forse chi ha adottato , sa, che l’ emozione che si prova per un figlio adottato è simile a quella che si prova per un figlio “nato dalla pancia”. I nove mesi corrisponderanno a quei mesi di attesa e quando il bambino “arriverà” sembrerà essere nato in quel momento, piccolissimo o grandicello che sia, si vivrà una sorte di gravidanza.
Il figlio adottivo è un figlio come gli altri, con gli stessi bisogni e problemi dei figli naturali. Certo il bambino adottato è un piccolo che esce da una storia dolorosa, di abbandono;ha bisogno dunque di essere compreso, e nel caso in cui si tratta di un bambino più grande che ha vissuto in istituto o che per un po’ di tempo ha conosciuto i veri genitori, ha bisogno di tempo per adattarsi ad un nuovo clima, ad una nuova famiglia.
Si adotta chi è soggetto a duna situazione di abbandono. Se il tribunale dei minorenni ritiene quel “bambino in condizione di abbandono”, viene dichiarato per lui “lo stato di adattabilità”.
L’ abbandono è lo stato di chi, prima di raggiungere i 18 anni, risulta essere privo di assistenza morale e materiale.
Tutti possono segnalare casi di abbandono, facendo capo ai Servizi Sociali, i quali poi lavoreranno con il Tribunale per i minorenni.
Una volta ricevuta la segnalazione, il Tribunale dispone che vangano fatti accertamenti sulla condizione reale dei ragazzi attraverso i “Servizi Sociali” o le forze della polizia.
Se lo ritiene opportuno, il magistrato delegato, può far disporre dal Tribunale (previa audizione dei genitori o di altri parenti in vita, e dello stesso bambino se ha più di 12 anni e del pubblico ministero) provvedimenti cautelari:la nomina di un tutore, l’ allontanamento del minore da quella famiglia, l’ affido ai servizi sociali, la sospensione della potestà dei genitori.
Se non vi sono parenti in vita entro il quarto grado (nonni- cugini –zii) o se il bambino non è stato riconosciuto alla nascita(cosa che vedremo nei prossimi articoli e ciò comporta anche problemi di identità nel momento in cui il bambino diventato grande vorrà conoscere le sue origini ed invece esse sono state cancellate)il Tribunale dichiara immediatamente lo stato di abbandono e procede per l’ affidamento pre-adottivo.
Se il riconoscimento non è avvenuto per cause contingenti (minore età- impossibilità della madre, assenza conosciuta del padre)la decisone viene sospesa fino alla soluzione del problema.
Se ci sono parenti in vita entro il quarto grado che hanno mantenuto rapporti significativi con il bambino, questi vengono convocati dal Tribunale per i minorenni.
I tempi, purtroppo sono lunghi e chi ne patisce è il bambino che si trova ad attendere per essere collocato in istituto(oggi casa famiglia), o di essere affidato a famiglie.
Solo dopo l’ audizione, il giudice impartisce prescrizioni che siano capaci di garantire al minore l’ assistenza morale e materiale e se dichiarare lo “stato di adattabilità”.
C’è da precisare che il bambino per essere stato dichiarato in stato di abbandono non deve per forza essere stato maltrattato o abbandonato dai genitori, ma anche che non gli sono state fornite le giuste cure.

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.