L’affidamento dei figli nei casi di separazione e divorzio

La separazione ,ora,è percepita come evento possibile all’ interno della famiglia;l’ interesse per il minore è chiamato in causa,quando in situazioni di conflitto,è necessario prendere provvedimenti relativi all’ affidamento dei figli e alle modalità di frequentazione del genitore non affidatario.
La legge stabilisce due possibili forme di separazione,che precedono il divorzio e che sono di competenza del tribunale ordinario:la separazione consensuale , la quale prevede un accordo dei coniugi in merito alle modalità di separazione,anche in relazione alla cura dei figli e alla scelta stessa di separarsi;la separazione giudiziale avviene quando uno dei due coniugi non condivide la scelta dell’ altro e dunque si richiede che sia il giudice a pronunciare una sentenza.
Questo avviene,in particolare,quando ci sono forti contese in merito all’ affidamento dei figli .In caso di rilevato rischio per il minore,il giudice ordinario può disporre una perizia che possa accertare la qualità della relazione genitoriale ,offrendo indicazioni utili alla scelta del miglior affidamento.
Quando la relazione viene considerata pregiudizievole per lo sviluppo dei figli,il giudice ordinario segnala il caso al tribunale per i minorenni per l’ adozione di eventuali provvedimenti di tutela.
Nel caso della separazione delle coppie di fatto ,la decisione dell’ affidamento dei figli non prevede l’ intervento del giudice,salvo quando i genitori non giungono ad un accordo. L’autorità giudiziaria competente è il tribunale per i minorenni.
E’ il giudice tutelare ad avere il compito specifico di vigilare sulla relazione genitoriale, spostando l’ attenzione dal piano del conflitto di coppia a quello dell’interesse del minore; su invito di uno dei genitori può dare mandato ai servizi sociali di svolgere un’indagine psicosociale che miri a stabilire il tipo e la qualità della relazione tra genitori e figli,tale da fornire indicazioni utili per valutare la separazione e un’eventuale possibilità di recuperare le funzioni genitoriali risultate disfunzionali per la crescita del minore.
Oggi,il nuovo diritto di famiglia prevede che il giudice ascolti il minore che ha compiuto il quattordicesimo anno di età,qualora i genitori siano in contrasto su questioni importanti. Con la ridefinizione della potestà -come genitoriale e non più <>– è stato sancito l’obbligo del genitore di educare il figlio tenendo conto delle sue aspirazioni.
Nel percorso di separazione dei genitori,il minore può trovarsi coinvolto in diverse condizioni che hanno una forte influenza sul percorso evolutivo,quale il coinvolgimento confusivo in cui i due ex-partner interagiscono. Il legame di invischiamento che ne consegue,alimenta la situazione di conflitto e impedisce ai membri della coppia di separarsi realmente. Ne consegue,spesso,un coinvolgimento strumentale dei figli che si trovano inseriti in un gioco relazionale emotivamente disfunzionale.
Differente è anche il divorzio legale e il divorzio psicologico che definisce l’ incapacità della coppia di separarsi sul piano affettivo,cognitivo ed emozionale,indipendentemente dalle fasi del procedimento giudiziario di separazione.
In questo caso il legame continua ad agire attraverso il mantenimento degli aspetti di conflittualità e coinvolgimento emotivo che ostacolano il processo di separazione.
L’ interesse del minore va valutato tenendo conto di molti fattori,come l’ ambiente di provenienza, le risorse disponibili,il tipo di rapporto che ha con i genitori e le implicazioni relazionali connesse alla separazione.
Si cerca di offrire al minore un ambiente di riferimento che ne soddisfi i bisogni di crescita e che includa il genitore non affidatario nelle decisioni che riguardano il minore stesso.
Bisogna tener conto anche delle “condizioni di pregiudizio per il minore”,può capitare che il contesto familiare sia coinvolto in situazioni di maltrattamento fisico,abuso sessuale, violenza psicologica.
Il maltrattamento psicologico comprende tutta quella serie di comportamenti adulti che mirano a strumentalizzare il minore all’ interno del conflitto,al fine di direzionare la contesa coniugale.
Il minore viene così coinvolto in un processo di triangolazione che lo costringe ad allearsi con un genitore;il minore è così sottoposto ad una pressione psicologica che lo pone in condizioni di rinuncia nei confronti delle esigenze di accadimento.
Lo schieramento dei figli può privilegiare l’uno o l’ altro genitore,a seconda di quale dei due è percepito più protettivo.
In molteplici situazioni i minori coinvolti nel processo di separazione sembrano particolarmente capaci di superare positivamente queste esperienze,tanto da accrescere le proprie competenze relazionali e di confronto assertivo con la realtà.
Del resto,la separazione non è qualcosa di definito dalla conflittualità;in molti casi la coppia riesce ad uscire dalla relazione con competenza emotiva e comunicazionale.

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.