Eppure fuori è estate …..

E’ un’estate molto calda, caldissima questa del 2015, un’estate da levare il fiato, da rendere più lento qualsiasi movimento ed azione si voglia fare, sudore, mancanza di sali minerali, spossatezza, i segnali fisiologici , eppure in carcere non ci si ferma.
Camicia, giacca, pantalone lungo, copri spalle, capelli sciolti, scarpe chiuse, sandali comodi, gli abiti di chi lavora in carcere, ventaglio  in una mano la penna nell’altra, la penna per scrivere, per segnalare, per  firmare, si cammina perfino nel corridoio da un ufficio all’altro con la penna; con la stessa penna Alì, Giuliano, Victor, fanno richiesta di trasferimento, non sanno elaborarla, chiedono aiuto all’educatrice, e con la stessa penna Antonio, chiede  e scrive di poter fare visita alla zia ammalata.
Fa caldo, molto caldo, in sezione, Santino si rende conto che la psicologa è stanca, ha il volto bianco, le offre un gelato, d’estate in sezione passa il carrellino del gelato, quasi a ricordare l’omino con il cappello sulla spiaggia che annuncia il suo arrivo con il suono del campanellino, Santino non urla, non fa polemiche, non pretende, fa il suo colloquio, è calmo, corretto, saluta l’operatrice e le augura buone vacanze.
Gennaro entra, sposta la sedia strisciandola a terra, si siede, non saluta, vuole sapere dei “suoi giorni”, quelli inviati meno di un mese fa, non condivide che debba  aspettare, urla, vuole essere trasferito, vuole la cella singola, l’agente lo riporta alla calma,  Gennaro si alza, esce dalla stanza, non saluta.
Ore 13:30, sono tre ore che l’educatrice  fa colloqui, ha una lista di nomi, i nomi di coloro che hanno chiesto di essere chiamati, chiedono di  essere ascoltati anche  Samir, Atef, Ciro e Bruno. Fa caldo, caldissimo, ma il lavoro in carcere non si ferma,  in una mano la penna nell’altra un fazzoletto per asciugare la fronte. Non passa molto aria da quella finestra aperta a metà in alto.
L’agente sale sulla sedia prova ad aprirla di più, è bloccata.
Roberto, il più giovane degli ospiti, racconta delle sue estati, di quando con il pedalò assieme al cugino si spingeva fino alle grotte, di quando sotto l’ombrellone la zia, la nonna e la mamma, distribuivano  la frittata di spaghetti seguita dalla macedonia, Mohammed invece racconta che vendeva vestiti assieme allo zio al mercato del suo villaggio, vestiti belli, colorati; Jibran si presenta a colloquio con un vestito lungo, verde, è di seta, è l’abito della preghiera, fa caldo, molto caldo, ma a lui non importa che l’abito è lungo, la preghiera lo rasserena.
Francesco si  aspettava per il suo compleanno che le figlie si presentassero a colloquio, il caldo, il lungo tragitto le ha bloccate, non si vedono da tre mesi, Francesco è triste ma comprensivo, ha una penna in mano, sta scrivendo una lettera, vuole far sapere alla famiglia che non è adirato.
E’ la volta di Luigi e Domenico, non i ristretti, ma gli agenti di sezione, è bello scambiare due parole, chiedersi come ci si senta, cosa si ha in programma di fare per le proprie vacanze, farsi coraggio ed essere solidali.
E’ tardi, la mensa, lo spaccio, hanno chiuso, qualche segnale di debolezza si fa sentire, menomale che in ufficio c’è l’aria condizionata.
Ma la pausa dura poco, squilla il telefono, arriva una mail, una relazione da inviare, un fascicolo da studiare, ore 16:00 fa caldo, molto caldo..
Il computer spento, il climatizzatore spento, i fascicoli riposti nelle cassettine, la porta chiusa, il badge passato, la penna, la penna non è in borsa, è in una mano, viene messa in  una tasca della borsa prima di accendere il motore; prima marcia, piede sulla frizione, la giornata lavorativa si è conclusa.
L’estate in carcere è il periodo come del resto quello natalizio, fatto di emozioni, sensazioni, ricordi, si fa più fatica  a causa del caldo, della stanchezza, ma  non ci si ferma, la mente pensa, il cuore batte, le orecchie ascoltano, le braccia accolgono, gli occhi osservano, si salgono le scale che portano in sezione, ”Buongiorno, Alì, Giuliano, Victor, Antonio; Buongiorno Santino,  Gennaro, Samir, Atef, Ciro e Bruno; Buongiorno Roberto, Mohammed, Jibran, Francesco”; Buongiorno ad Andrea, Valentino, gli agenti di sezione”, fa caldo, caldissimo, più di ieri, un’altra giornata è iniziata e nulla si ferma.
Emanuela Cimmino

Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.
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