I ricordi ….

Non immaginavo quanto fossimo legati ai ricordi, alle cose, a quegli oggetti, che solo a fotografarli con la mente ci portano a momenti vissuti.

Nel riporre otto anni di vita in scatole a seguito trasferimento per lavoro, sono stata male e ci sto male nel non poter avere a portata di mano quel bicchiere acquistato in paese austriaco durante un Natale di anni fa, nel  non vedere appeso alla parete il quadro anzi i quadri che mi hanno sempre riportata in quei luoghi di vacanza, Malta, New York, Edimburgo, Budapest, Zagabria, Varsavia, Barcellona e quella dei posti dove ho girato durante la mia permanenza in una terra che tanto mi manca.

Quella pentola regalata dalla suocera perché il manico della precedente si era bruciata, quel paio di lenzuola azzurre regalato da mia madre che profumavano di pulito, di bucato di lavatrice e che ora sono conservate in un baule.Quel procione di peluche seduto sul bordo del divano e quel orsetto con l’abito di ciniglia comprato sempre in Austria seduto in camera da letto.

La Tv, quanto possa mancare la tv ad una persona che non ne ha avuto mai così bisogno, non riesco a descriverlo.Per non parlare dei gesti, fare la lavatrice, stendere i panni, levarli quando sta per piovere, cucinare, quell’odore di ragù e di pesto, e della carne in padella con aglio e prezzemolo.

Una fase, questa, una piccola fase che fa riflettere sugli sbagli, sulle scelte, su quanto siamo legati ai ricordi, alle cose, agli oggetti che fanno parte della nostra vita che ci costruiamo attorno, per l’appunto, agli oggetti che accumuliamo ma che parlano e fanno parlare di noi.

Manca perfino il blocco notes sul quale appuntare ogni fine mese il resoconto della spesa, la tovaglia con il girasole, e quella rossa natalizia. Il gesto nel giorno dell’Immacolata, fare l’albero con palline e souvenir dei viaggi fatti, le luci bianche e azzurre, quelle gialle e quelle rosse. Ed i regali che riem

Il cuscino da abbracciare.

I cambiamenti portano caos, i trasferimenti cambiamenti. Ci mettono in crisi, in contatto con noi stessi, con le nostre debolezze.

Siamo fatti di ricordi, quelli che non riusciamo a salutare, che ci assalgono, che sono dentro nel cuore e davanti gli occhi. I ricordi fatti di immagini, di sapori, di suoni e rumori, di tatto, si, perfino di tatto.

I ricordi che ci ricordano chi siamo stati, cosa, chi siamo. I ricordi che non si cancellano e che non vogliono essere rimossi perché riemergono.

I ricordi, siamo noi stessi un ricordo.

Emanuela Cimmino

Dopo un po’ ritorno a scrivere…

 

Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.
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