Dalla mia finestra

Dalla mia finestra non vedo il mare, non vedo le colline.Vedo in parte la strada, vedo palazzi all’interno dei quali presumo ci siano uffici.Ma se guardo avanti e guardo con la persiana abbassata, c’è un muro, al di là, c’è un altro mondo.Le finestre di quei palazzi hanno le sbarre, eppure ci sono le tendine colorate,ci vivono in quelle stanze persone recluse e chissà se vedono le stelle come me, perché anche qui, le stelle si vedono e scoppio in lacrime a vederle.

Dalla mia finestra vedo un giardino, c’è uno scivolo, ma non lo usa nessuno, neppure i bambini piccoli che sono con le loro mamme, forse fa freddo, forse lo usano al mattino quando io sono, li, in quell’ufficio grande che si vede dalla mia finestra se giro la testa a destra, lì verso la serra dove vengono coltivate piante e fiori, ora secchi perché siamo a dicembre.

Sento le voci di chi si dà la buonanotte, di Graziella che dice a Marta al giorno del permesso premio di dare un bacio alle sue bimbe che sono fuori, vedo quei parenti che bussano alla porta della casa dell’affettività. Marta esce a lavorare, ha fatto un percorso, Graziella deve ancora farlo.

Vedo le poliziotte che con la giacca imbottita si dirigono lungo il cortile verso la porta d’ingresso del Reparto femminile, ma vedo se alzo lo sguardo in alto, i sette palazzi dove sono reclusi i maschi .

Vedo le stanze con le luci e quelle spente, vedo i corridoi, ho una vista da falco ed un udito sensibile.

Ho comprato delle tendine di carta per oscurare la mia finestra e dei tappi per non sentire. Ma non resisto molto, i tappi nelle orecchie non mi fanno respirare.

E poi quando c’è silenzio, quando tutto sembra spento…Ecco che c’è Piero che parla a telefono o forse tramite Skipe con i suoi bambini e da lontano trasmette loro la dolcezza e la sensibilità di padre; c’è Giulia che vede la Tv e la fa vedere anche a me però ascoltandola ed immaginando le scene; c’è Gino che ora mentre scrivo parla dei suoi turni di lavoro. E poi ci sono i rumori comuni, quello dell’acqua del lavello, delle pentole da lavare, dello stendino da spostare fuori la porta. C’è chi in caserma ci vive da anni e ha comprato il tappeto con su scritto Casa dolce casa, c’è chi ha comprato le tende arancione ed un divano. Io no. La mia stanza è spoglia, ci sono i bagagli, un fornello, la mia macchinetta del Caffè ed una lampada a bolle che mi tiene compagnia. Mi alzo, mi affaccio alla finestra e vedo il cielo.

Forse domani verrà a nevicare.Guardo in basso e vedo il muro che divide la mia libertà da quella che non è libertà. Guardo avanti e le luci in quelle stanze che si spengono, guardo a destra e vedo il mio ufficio al buio, guardo a sinistra e vedo la strada quella che porta verso i confini ma anche verso il Sud, verso casa.

Dalla mia finestra sento ora le macchine che passano, l’autombulanza, vorrei sentire un clacson, quello di un’auto di un amico che mi dice “scendi, andiamo”.Dalla mia finestra, da questa finestra vedo….

 

Emanuela Cimmino

29.11.17

Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.
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