L ‘alba dietro le sbarre…poco prima di Natale

Il cielo di questa mattina era di colore rosa a tratti rosso, sembrava di essere davanti ad uno di quei stupendi panorami che si vedono sui poster da attaccare in salotto o quando ci si reca in agenzia di viaggi; peccato però vederla a metà.
Si perché era l’alba dietro le sbarre, quelle del corridoio, non di una cella. E così mi sono fermata anche per prendere un po’ di calore attaccandomi al termosifone, dopo essere entrata che fuori si gelava e mi sono messa a pensare mentre udivo i corvi, perché qui volano i corvi oltre i piccioni.
Ho pensato ed immaginato a cosa i ristretti vedono, il loro punto di vista, secondo quale prospettiva vedono il mondo che c’è da fuori, fuori dalle sbarre della loro camera di pernottamento. Probabilmente un mondo a metà, probabilmente la strada, probabilmente il mare in lontananza o le verdi colline. Ci sono strutture ubicate in montagna, altre in città, altre isolate immerse nelle vallate ed altri ancora circondati dal mare come se fossero delle oasi a se stanti.
Ma ciò che si vede è sempre a metà. Il cielo con i suoi colori non è totale, il mare così immenso lo si vede come un fazzoletto, e quelle colline verdi che non fanno vedere cosa c’è oltre, ma fanno solo immaginare case, giardini, famiglie riunite a tavola che si raccontano la giornata trascorsa. Ed in questi giorni mamme che addobbano l’albero con i propri figli che gironzolano per il salotto con palline e stelline come se fossero abiti da indossare.
E’ l’alba di un nuovo giorno quella di oggi, un tripudio di colori che emanano perfino rappresentazioni sonore, un’alba che fa scuotere dentro strane e vibranti sensazioni.
Mi allontano dal termosifone, passeggio , mi incammino verso lo spaccio per prendere caffè e saccottino al cioccolato e vedo l’altra metà del cielo, costruendolo come se fosse un puzzle, pezzo dopo pezzo, e vedo i colori rosa, rosso ed intravedo il celeste ed i palazzi, perfino i palazzi.
Libera nel mio spazio e libera con il mio tempo, mi sposto ed ammiro quell’alba da ogni angolazione, da ogni prospettiva.
Il mio utente dalla sua camera dietro le sbarre non vede l’altra metà, non costruisce il puzzle se non nella sua fantasia e quell’albero di Natale oltre ad averlo fatto in reparto con i suoi compagni, lo dipinge nel cielo, la sera, quando il cielo dopo il tramonto si fa scuro e le stelle, si quelle, si vedono scendere, appese sulle punte dell’albero.
C’è Gabriele che esce in art 21, dal portone principale, si ferma nel cortile, si gira, guarda il cielo, guarda proprio quell’alba, tira un respiro di sollievo, poi si incammina verso quei colori, verso l’uscita e libero a metà nello spazio e nel tempo concesso vede il cielo per intero. C’è Ezechiele che invece è addetto alle pulizie dei vetri, e lo fa lentamente per stare a guardare quell’alba che gli ricorda tanto quella del suo paese, dove il sole si alza presto al mattino e si rispecchia nell’acqua. C’è Ibraim che spazza nell’ufficio e lo fa quasi danzando, nel deserto si danza con il sole che sorge e si abbraccia quando muore. E c’è Paul in stanza, in quello spazio condiviso con altri tre compagni, in una camera dalle tende rosse e da un tavolo di legno al centro.Lui l’alba la vede stando seduto mentre scrive una lettera al figlio.
Sono seduta anche io, dietro la scrivania, davanti al pc.Qui l’alba non si vede ma io libera nello spazio e nel mio tempo con il mio tempo, mi dico che domani potrò vedere un’altra alba e potrò vederla al di là di quelle sbarre di una finestra nel corridoio, dove c’è lo spaccio, che è pur sempre un luogo libero, non è ancora carcere, ma il piano terra della caserma.
Io libera.
L’alba che oggi mi ha fatto sentire libera.

21.12.17

Dott.ssa Emanuela Cimmino

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.