Il mio pomeriggio con Elsa

Una fredda domenica pomeriggio, la mia, quella del 4 marzo, in una giornata dedicata alle elezioni, trascorsa come una bambina a vedere Frozen, il cartone.

Un  cartone fatto di immagini, la magia che non manca, di danza e di parole cantate, un musical, quanto mi piacciono i musical,  che mi ha fatto sognare nonostante i miei 38 anni.Un amore questa volta tra sorelle, non il solito racconto nel quale c’è la principessa da baciare, il principe che galoppa su un bianco cavallo, la strega cattiva, il drago sputa fuoco.

Un cambiamento  narrativo già visto in Sherk   la storia completa, nella quale c’è una principessa Fiona che preferisce rimanere orca per vivere accanto al verde orco che ha come amici il gatto con gli stivali ed un asinello, a riprendere un po’ la coppia del gatto e della volpe in Pinocchio, con la differenza che quest’ultimi simboleggiano le tentazioni, se vogliamo ampliare il discorso in un’ottica non solo pedagogica ma socio criminologica, mentre Ciuchino ed il gatto sono compagni di avventura, che guidano Sherk,  i suoi coach.

Una storia nella storia che ci ha già portato a riflettere sulla rottura di quei stereotipi presenti nelle vecchie e classiche fiabe con le quali siamo cresciuti. Fiabe con un lieto fine, magia cattiva, magia buona, una principessa minacciata da streghe che si trasformano in anziane signore, che invidiose si specchiano e chiedono a se stesse e non tanto ad uno specchio parlante chi sia la più bella, artificiosi e malefici incantesimi fanno da suspense, e poi arriva sempre il principe biondo o moro che sia con l’immancabile mantello e la spada da estrapolare dalla cintura che con un bacio sveglia Biancaneve, Aurora in Bella Addormentata; quel bacio presente in Bella e la Bestia dove già i ruoli si invertano. E’ l’amore di Bella a rompere l’incantesimo, la Bestia baciata da una ragazza che fa lei il primo passo, ritorna Principe.

E che dire delle battagliere Pocahontas, Mulan,   la principessa ribelle Merid  ragazze di carattere che non aspettano, agiscono, pensano, a rompere per l’appunto i vecchi stereotipi.  Biancaneve che trova una casetta di legno nel bosco e che mette ordine al disordine dei sette nani ai quali fa da mangiare, Cenerentola sfruttata dalla matrigna e dalle sorellastre pulisce tutto il giorno perfino quando interviene la fata; non ha tempo neppure per badare al vestito per il ballo al castello, che saranno i topolini sulle note di Cinderella a cucirlo; Cappuccetto Rosso, ecco cappuccetto rompe un po’ l’idea di ragazzina obbediente, passiva; nonostante le raccomandazioni della mamma, si ferma nel bosco, parla con il lupo, disobbedendo alla classica frase della mamma “non dare retta agli sconosciuti”, la Sirenetta a tutti i costi vuole conoscere il mondo sopra le acque vendendosi, rinuncia alla sua voce per avere le gambe a posto della coda.

Frozen un racconto diverso, una principessa con il destino da regina, ma ha un potere che non sa ancora dominare, controllare, tutto ciò che tocca diventa ghiaccio. E sarà il suo stesso potere a fare del male alla sorella Anna colpendola da bambina alla testa e da adulta al cuore. Per anni, Elsa ed Anna vivono separate, nello stesso castello ma senza vedersi, comunicano cantando al di là di una porta, quella della stanza dove vive, cresce lontano dall’Amore, dal significato Amore, la bellissima Elsa.

Fino a quando le sorelle, a seguito la morte dei genitori durante un viaggio, devono fare i conti con le questioni politiche del regno, dominarlo, guidarlo, proteggerlo. Ma Elsa ha un punto debole che non ha potuto affrontare, a causa della sua e non volontaria reclusione in una stanza, la PAURA, la sua nemica. In questo racconto il vero antagonista, non è tanto il principe approfittatore che finge di essere innamorato della principessa Anna, anche questo a rompere la vecchia e schematica rappresentazione del bel principe, ma la Paura che deve essere affrontata. Un mio amico psicologo psicoterapeuta mi dice sempre che la paura si  trasforma in coraggio quando la affronti, fino a quando non la vedi, non la prendi di petto, sarai soffocata da essa e non riuscirai ad uscire fuori da quella stanza,  dal castello di ghiaccio per tornare nuovamente alla storia di Frozen.

Elsa la sera della proclamazione  da regina a seguito richiesta di Anna della benedizione per sposare un principe conosciuto appena, non controlla la sua impulsività, ed esplode. Trasforma il suo regno in ghiaccio, siamo in pieno luglio.Scappa fino a rifugiarsi in vetta ad una montagna, pensa, riflette e come se quella distanza dal suo regno la aiutasse a prendere coscienza, consapevolezza di se, dei suoi  punti di forza e punti deboli, del suo potere e della sua debolezza “ da dominare e non mostrare”, “da tenere nascosto” perché questo le era stato imposto ed insegnato dai genitori, “tenere nascosta la sua identita’”. “Perchè nascondersi, perché dire bugie, voglio rivelare la mia vera identità, da ora mai più bugie e vivrò sempre in libertà, questo è il mio posto” canta Elsa, bellissima con la sua treccia di lato ed il suo abito celeste con le spalle da fuori, nel suo castello di ghiaccio.

Il posto che appartiene alla sfera individuale e privata, la propria identità da riconoscere e svelare senza paura.

La sorella Anna va alla ricerca di Elsa, incontra Olaf il pupazzo di neve che Elsa creò per  lei quando le sorelline erano piccole, e Kristoff un  venditore di ghiaccio ma dal cuore dolce,  avventure disavventure fanno da  sfondo alla storia fino a quando Anna colpita al cuore dalla stessa Elsa, potrà vivere  solo se verrà compiuto un atto d’amore.

E non sarà un bacio da un principe anche perché  Hans non proverà a salvarla anzi la rinchiude in una stanza gelida spegnando il fuoco dal camino, non sarà un incantesimo rotto dal Mago Merlino o a colpi di bacchetta come nel film di Harry Potter, a salvarla,  ma l’abbraccio di Elsa. Elsa che fino ad allora non aveva conosciuto l’Amore.

E non mi sorprende  se si vocifera che ci sarà un seguito di  Frozen nel cui racconto si vorrà perfino rappresentare una Elsa che si innamorerà dello stesso sesso, perché Elsa non ha conosciuto altre persone nella sua evoluzione, non ha potuto relazionarsi con identità di genere diversi, se non con se stessa e con la sorella seppure non fisicamente ma attraverso la voce.

Non mi sorprende, perché Elsa rappresenta la solitudine, la vergogna che molti adolescenti ed adulti provano nel scoprirsi; Elsa deve stare nascosta, i genitori la nascondono perché sarebbe una vergogna per il regno; ma una volta adulta, dopo essere scappata ed aver trovato un posto suo dove stare bene, prende coscienza di se della sua identità da non volersi più nascondere, ed infatti metterà poi il suo potere a servizio del regno quando nella scena finale del racconto crea una pista di pattinaggio ed una nuvoletta sulla testa di  Olaf per evitare che il caldo lo sciolga.

Questo si chiama educazione di genere, pedagogia delle pari opportunità, non è un mero e semplice discorso di creare confusione nella mente dei bambini; è confusione, è disordine laddove a mio avviso, dal mio punto di vista pedagogico e psicologico,  non si prova a guidare,  ad orientare i bambini, la nuova generazione a capire, a cogliere le differenze e saperle “accoglierle”.

Non si tratta di educare i più piccoli ad assumere ruoli confusi e confusionari ma a presentare la realtà per quella che è oggi e sarà pere evitare di sentirsi disorientati , è come se il bambino di oggi utilizzasse il telefono a muro che non esiste più ma perché non si accetta quello super moderno con connessione ad internet, così lo si isola. Non è questo il futuro, non è questo il futuro della pedagogia.

Occorre che  ci sia una pedagogia  dell’accoglienza e di genere e quando parliamo di genere ci facciamo rientrare l’amore, il valore della non violenza, del rispetto.

Non mi sorprende se in Frozen ci sarà un amore dello e tra lo stesso sesso, del resto modelli confusionari ce ne sono stati anche nei cartoni animati che hanno accompaganto la mia infanzia. Lady Oscar, nata femmina cresciuta maschio, Andrè se ne innamora nonostante la sua apparenza maschile, la Principessa Zaffiro non era un principe eppure confusa per tale. Abito o identità?E nessuno ci è stato accanto a spiegarci i perché, i cartoni animati li vedevamo da soli, eppure quei personaggi li abbiamo amati, ci siamo immedesimati in loro.

I Messaggi già c’erano, ma erano sottili, velati.

“Le porte del regno non si chiuderanno più” “Finalmente ho scoperto cosa è la libertà”

La libertà di mostrare a me stessa ed altri la mia identità, chi sono veramente.

 

Emanuela Cimmino

4.3.18

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.