La fuga suicida nella droga – Elisa Palmieri

Alcuni di loro arrivano alla droga spinti dalla curiosità, ma è anche vero che la disoccupazione, la solitudine, l’emarginazione ne sono la strada maestra.
Troppi giovani sono vittime della disperata ricerca di un paradiso artificiale, spesso stroncati sotto lo sguardo indifferente di chi hanno accanto. Questi ragazzi “si fanno” la droga come altri “si fanno” la ragazza o il ragazzo. C’è un paragone tra droga e sesso che il gergo forse inconsapevolmente evidenzia. È sempre la ricerca di un piacere immediato che affascina.
Perché rinunziarvi? Domina l’etica del diritto a tutto, della libertà di tutto. Sciocco chi rinuncia.
La libertà di vendita per le droghe leggere si scontra con i danni causati da esse soprattutto nei giovanissimi tra i quattordici e sedici anni. Tra loro la diffusione di hashish tocca vertici spaventosi, è logico che a quest’età i danni siano maggiori che negli adulti. È anche l’età in cui molto esperienze si fanno per semplice curiosità, con la differenza che assaggiare l’”erba” può diventare una curiosità mortale. L’erba, oltre ad essere un gradino per le droghe pesanti, non crea dipendenza fisica, ma psichica. Gli effetti dell’hashish all’inizio possono essere innocui, una sigaretta da sensazione di benessere accompagnato da un senso di soddisfazione e da una voglia spontanea di ridere. Il sonno arriva dolcemente, il fumatore è davvero contento di vivere.
A lungo andare i danni si misurano nelle grossi dosi assunte per diverso tempo nelle disfunzioni della memoria, del senso del tempo e dello spazio, incapacità di ragionamenti coerenti, reazioni acute di ansia e di fobie, enfisemi polmonari e bronchiti, gravi danni alle cellule sessuali.
L’adesione ad un mondo migliore, che non monetizzi persino i rapporti umani è alla base della volontà di cambiamento, di una sorta di rivoluzione interna, un rifiuto. Certo non è facile credere in qualcosa oggi, in quest’epoca disincantata in cui abbiamo assistito al crollo di quei valori che costituivano delle verità incontestabili. Il giovane non deve essere lasciato solo, ha bisogno d’affetto, di comprensione, di solidarietà e se non riesce a trovare questo nelle persone che lo circondano si rifugia nel gruppo come unica fonte di sicurezza, per cercare la soluzione ai suoi problemi. È necessario, per questo, che i giovani e gli adulti si impegnino, senza che il tutto si riduca ad una sterile polemica, nel riconoscere i valori positivi e la legittimità delle aspirazioni giovanili.

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.