La storia di Roberta:vittima di una violenza -mikyross

Anche se la gente non compra, c’è sempre molto da fare.
Oggi Roberta si è messa una gonna. Neanche troppo mini. Incappottata fino al collo, sale di corsa le scale del sottopassaggio. Dall’altra parte c’è casa sua. Pensa già ad una vasca di acqua bollente, ai suoi vestiti per terra, alle scarpe per aria…
Roberta sente una presenza. Neanche troppo lontana. Un respiro pesante, da dietro un cassonetto.
Si volta. Nessuno.
I respiri diventano due, poi tre, poi altri ancora. Roberta si affretta a cercare le chiavi, mette le mani nella borsa. Una tenaglia le blocca il polso, mentre un’altra mano le si piazza davanti alla bocca. Roberta avverte un odore di terra, uno sporco fetore nel naso. Morde.
La mano si incazza, ferita. E la colpisce, in pieno viso. Roberta urla, urla, urla ancora.
Passano delle macchine. Dall’altra parte vede anche una sagoma che scappa senza neanche fermarsi.
Ormai le mani sono diventate sette, otto, chissà quante ancora. Intontita, Roberta si lascia vincere senza nessun tentativo di difesa. Pensa solo che vorrebbe morire.
[…]
Roberta guarda i suoi vestiti buttati per terra, le scarpe per aria… E pensa a quelle mani ladre della sua bellezza, a quel corpo senza più niente da cui cercavano ancora di ottenere qualcosa che potesse somigliare al piacere di una donna. Pensa a chi non l’ha voluta aiutare, si è quasi compiaciuto nell’osservare la sua fine da una finestra o dietro un autobus. Pensa che non ne vale la pena, che non c’è bisogno neanche di aiutare se stessa.
[…]
Roberta ha 36 anni. Ha un bambino bellissimo, si chiama Lorenzo. Lo sta portando dalla baby sitter perché stasera va ad una cena con suo marito. Mentre il bus scivola filante avverte un odore familiare. Un misto di sporco e terra, leggermente acido. QUELL’ODORE.
Alza la testa. Poche file più avanti c’è quella mano, che stringe decisa un paletto del bus per cercare di tenersi in equilibrio. Roberta fissa la mano, che nel frattempo ha suonato per scendere.
La mano è scesa.
– Mamma, perché stai guardando quel signore?

Oggi c’è una Roberta in più. Una vittima della violenza di chi le ha voluto strappare la bellezza, e una vittima dell’indifferenza di chi guarda e fa finta di niente. Come se stessero strappando uno stelo di erbaccia.

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.