L’adolescenza e la tossicodipendenza:una modalità di allontanamento – Dott.ssa Emanuela Cimmino

Prima di tutto si può dire che l’uso di una sostanza “proibita” specie se consumata in gruppo , genera un senso di appartenenza e di identità e ciò risponde bene alle esigenze psicologiche dell’età adolescenziale.In secondo luogo l’esperienza emotiva, vera o indotta per autosuggestione , di una aumentata capacità di relazioni interpersonali , di distacco dalla sofferenza relativa ai conflitti del passaggio alla vita adulta e di una sensazione di accedere a simboli di amore universale,può legare l’ideologia ingannevole della sottocultura della droga all’asceticismo ed all’idealismo propri del mondo dell’adolescenza.
L’Io dell’adolescente, nel momento in cui si distacca dalle immagini genitoriali interiorizzate, ha necessità di trovare nell’ambiente familiare esterno degli investimenti affettivi per alimentare la sua autostima, vive un momento caratterizzato da una profonda sofferenza e da un profondo senso di solitudine.
Questa condizione di impoverimento può spingere l’adolescente alla droga: un ragazzo descrive la sua esperienza sotto l’effetto dell’L.S.D:”ho provato una unità che era ME ed insieme NON ME, per la prima volta non mi sono sentito solo nel mio guscio; per una volta la mia solitudine è stata vinta”.
Nella mente dell’adolescente si agitano fantasie consce ed inconsce ostili ed ambivalenti che hanno come oggetto le figure parentali di cui ci si vuole liberare e che al tempo stesso si desidera conservare:da varie osservazioni condotte da ricercatori risulta che l’assunzione di droga non è liberatrice di fantasie, piuttosto determina l’assenza di fantasie.
I ragazzi che fanno uso di droga descrivono l’esperienza fantastica in termini di colori, sensazioni musicali , di “nirvana” di “assenza” di conflitti, di pace sublime che, vuole significare una regressione ad una modalità di vissuto arcaico da essere privo di ogni ambivalenza affettiva.
Tale regressione mascherata fornisce all’adolescente un illusorio vantaggio narcisistico di tipo maniacale, che permette di provare un senso di onnipotenza e di trionfo sulle proprie ansie,proclamandosi capace di affermare:”non c’è niente che io abbia paura di provare”.
I soggetti che fanno uso di droghe leggere e che non sviluppano un atteggiamento di dipendenza presentano nella loro storia esperienze di carenze affettive precoci,rivalità nei confronti dei fratelli più piccoli,una figura paterna inconsistente e distaccata.
Sono consapevoli di ricorrere alla droga leggera nel tentativo di risolvere meglio il loro senso di solitudine,la inibizione sessuale,l’inserimento in un gruppo , nel lavoro , ecc.
La loro personalità non presenta tratti specifici.
Per chi fa uso di droghe pesanti si pensa a soggetti affetti da forme psichiatriche(psicosi di tipo bordeline) , inoltre l’uso della droga non è vissuto come mezzo per risolvere una difficoltà temporanea, ma come un “modo di essere al mondo” o meglio “per non esserlo”

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.