L’operatore di strada e l’èquipe di lavoro

Ma l’èquipe stessa può diventare pericolosa quando si riduce ad un gruppo-serbatoio, utile solo a sostenere le proprie visioni, quando prevalgono spinte individualistiche, quando, insomma, domina di fare gruppo fine a se stesso.
Nel lavoro di strada gioca un ruolo fondamentale il gruppo che si assume la responsabilità della progettazione e della pianificazione del proprio lavoro. L’èquipe è composta da operatori di strada e da un supervisore che coordina il lavoro, nel suo insieme essa rappresenta un luogo di progettazione, di verifica, di approfondimento.
Il lavoro di strada nasce dalla scelta di sostare e frequentare i luoghi dove la gente vive e dove si generano le condizioni di disagio e di sofferenza,lo scopo principale non è neppure pretendere di superare l’inadeguatezza di certi servizi chiusi ma privilegiare i luoghi ordinari di vita, i modi normali dell’agire collettivo, per avere così più possibilità di contatto con soggetti che vivono in condizioni di disagio e che non arrivano ai servizi, ma anche quello di creare condizioni per la promozione e lo sviluppo della comunità.
La strada è il luogo dove tutti noi viviamo una situazione quotidiana con tutte le valenze cognitive, affettive, relazionali che questo comporta; contattare, intervenire con le persone là dove vivono è un po’ come entrare a casa loro, è sulla strada che l’operatore trova la possibilità di entrare in contatto con i destinatari dell’intervento, attivando così risorse, stimolando un agire condiviso.
Sicuramente non mancano le difficoltà, il contesto in cui gli operatori si inseriscono è spesso multiproblematico, non solo per gli ostacoli che esso comporta o mancanza di disponibilità da parte dell’utente ad essere aiutato, capita a volte che lo stesso operatore abbia momenti di smarrimento, disorientamento, che fanno parte del lavoro di strada.
Bisogna essere capaci di correggere i propri errori, recuperarli, considerandoli come possibilità da scartare perché inadeguate, bisogna anche saper accettare che le cose vadano in modo diverso da quello previsto.
Uno dei rischi del lavoro di strada è quello di correggere, cambiare, controllare il target, non si educa se si pretende di correggere l’altro, l’operatore nella sua formazione apprende ad accettare e rispettare qualsiasi condizione umana. Ma si cade anche nell’errore di romanticizzare troppo l’altra cultura cogliendone gli aspetti buoni e alternativi alla propria cultura; questo porta l’operatore a lavorare nella direzione del target dimenticando che il suo ruolo predominante è quello di mediare.
Sono rischi opposti e simili, opposti perché uno tende a modificare il target l’altro tende a farsi affascinare; simili perché in entrambi i casi l’operatore rischia di costruire una realtà sulle proprie aspettative, problemi e bisogni.
Secondo Mauro Croce, il lavoro di strada attualmente sembra essere la risposta più adeguata per accogliere domande che provengono dalle comunità locali e dalla strada, non a caso le esperienze si stanno moltiplicando specie al Nord Italia, definendosi come metodologia incisiva per affrontare le politiche sociali.

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.