La convivenza – Dott.ssa Milena Paglioni-Giurista

La famiglia è considerata il primo gruppo d’aggregazione ove le persone sono legate tra loro da vincoli di sangue e affettivi; quindi uomo e donna rappresentano la fondamentale comunità di vita.
Accanto alla c.d. famiglia legittima ci sono altre forme di comunità familiare che possiamo osservare, come la convivenza.
Essa è sempre esistita, non è una novità della nostra epoca.
Se esaminiamo i vari periodi storici vediamo che la convivenza ha conosciuto periodi ove era riconosciuta ed altri in cui non lo era.
Infatti, abbiamo avuto modo di studiare, che anche al tempo dei romani, sotto l’Imperatore Augusto, essa era ammessa e riconosciuta; già sotto l’Imperatore Costantino vi è una trasformazione di tale istituto.
Nelle compilazioni giustinianee il fenomeno non era guardato con favore, ma era in ogni caso tollerato.
Durante il periodo medioevale vi sono stati periodi altalenanti, tra favori e contrasti.
Il Concilio di Trento prima, la rivoluzione francese poi, si riconobbe solo l’istituto del matrimonio.
Non solo, successivamente chi viveva tali rapporti era mal visto e si considerò tale rapporto come reato (reato d’adulterio e concubinaggio che furono solo alla fine degli anni ’60 aboliti).
Oggi i conviventi vivono questi rapporti liberamente, alla luce del sole, reclamando poi i diritti riconosciuti alla famiglia legittima.
Ciò ha portato a numerose discussioni sia sul suo riconoscimento sia sull’estensione di determinati diritti.
Principalmente dobbiamo premettere, anche se in maniera breve, che costituzionalmente essa trova il suo fondamento artt. 2 e 3, in quanto si ritiene secondo alcuni autori una società naturale, altri sostengono che in realtà non ci possa essere parificazione perché la stessa garantisce diritti alla famiglia legittima come l’art. 21.
Dal punto di vista civile ci troviamo nella situazione in cui nessuna norma specificatamente ci dà la nozione di matrimonio, così l’istituto della convivenza deve essere ricostruito vedendo se le norme sono compatibili con esso.
Sempre più spesso i conviventi reclamano l’applicazione dei numerosi diritti che sono riconosciuti per la tutela della famiglia legittima.
In realtà tal equiparazione viene quasi del tutto a mancare, ma l’aspetto più interessante per ora è quello della prole.
I figli nati fuori del matrimonio sono oggi parificati ai figli legittimi ed hanno i medesimi diritti, in base alla legge che ha riformato il diritto di famiglia (legge 1975 n. 151).
Ad essi è riconosciuto il diritto ad essere mantenuti, istruiti, educati (art. 30); non solo, entrambi i conviventi hanno il diritto alla podestà sui figli (art. 317 bis c.c.).
Il mutamento d’orientamento giuridico più importante in tale ambito è il caso in cui i conviventi con prole si separano.
Sarà anche qui il tribunale a decidere sia a chi affidare la prole sia in merito alla casa.
Esso può prevedere, a differenza di quanto avveniva in passato, di lasciare la casa familiare (di proprietà di uno o d’entrambi i conviventi) a colui che è affidatario dei figli minorenni o maggiorenni non autonomi economicamente.
Tale orientamento è consolidato e ribadito dalla Corte Costituzionale con la sentenza del 1998 n. 166.
Non solo, nel caso in cui vi sia una casa in locazione viene riconosciuto il suo diritto di succedere nel contratto, non solo essi vi possono succedere anche nel caso di morte del convivente conduttore.
Altri diritti come l’adozione, l’eredità, non sono a loro applicabili.
Coloro che scelgono la convivenza, in un certo senso, vogliono un rapporto libero da vincoli e da responsabilità, però sono loro stessi che richiedono una tutela.
In realtà, secondo me, ogni persona deve esser rispettata, riconosciuta.

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.