Piccoli accenni:Dagli Atti del Convegno sulla Mediazione Sociale.- Dott.ssa Emanuela Cimmino

Il contatto-come ha esordito il prof.Lucio D’Aessandro (preside dell’Ist. Suor orsola Benincasa-luogo dove si è svolto il convegno i giorni 13-14 Ottobre 2006)fa parte dell’essere umano.L’uomo vive di relazioni,perché ha bisogno di relazionarsi, per cercare anche se stesso.
Basti rifarsi alle teorie sulla psicologia sociale di Adler, Fromm,i quali tra i bisogni degli esseri umani annoveravano quelli del relazionarsi:l’uomo è agente di relazioni,per quanto subisca l’influenza, spesso facendosi soccombere, perdendo la propria identità perché si uniforma al gruppo, alla società di cui fa parte, per essere ai passi del tempo, della cultura del momento.Perdendo la propria identità, non la riconosce, e non riconoscendola non riesce neppure ad accettarla, conseguentemente ad accettare i suoi conflitti,perché ha paura.
Ed è sulla paura che ruota invece,l’intervento del Prof.Petrillo:”Viviamo in una società che è sull’onda della crisi;il nostro è il tempo della crisi, della mediazione, dell’apertura all’altro,dell’orientamento, del consiglio,della partecipazione;ma si ha paura”.
Si ha paura della mescolanza, della relazione,dello scoprirsi dentro,del conoscere la base dei propri conflitti.
Anche il Prof.Duccio Scatolero è della stessa opinione,aggiungendo che si ha paura di confrontarsi per una svalorizzazione personale.
Pertanto il mediatore non può ignorare questo occultamento del conflitto.
Il Mediatore sociale si occupa non di clienti che gli vengono inviati dalle istituzioni come accade per il mediatore familiare o penale, ma si costituisce lui stesso come SPAZIO DI LIBERO ACCESSO,costruendo sul territorio qualcosa su cui richiamare l’attenzione.
E’ su tale base, che la mia amica-collega Dott.ssa Santa Galluccio,ha dato vita con la collaborazione dell’Associazione Ali di Villaricca-Na, ad un centro di Mediazione,che a distanza di pochi giorni dall’apertura( il centro è sorto in 20 giorni a partire dalla Sua proposta),sta già avendo un riscontro positivo, proprio grazie all’attività di consulenza-mediazione-orientamento.
Il Prof.Sociologo Luison Lucio (sito:www.sociologia.it/luison.htm) aggiunge a quanto detto dai suoi colleghi,che ad un qualsiasi professionista che lavora nel sociale, ed in questo caso il mediatore sociale,sono richieste competenze in merito alla comunicazione,quale principio base del codice deontologico della figura professionale del Mediatore.
Deve possedere, peraltro:stile , esperienze sul campo , conoscenza del territorio, e quindi iniziare un lavoro di mappatura territoriale.
Lavoro iniziale che la mia collega assieme a diversi collaboratori sta attuando,per seguire poi la tappa della pubblicizzazione del centro e dare via alla parte centrale, ovvero
La Consulenza,La Mediazione, Il Contatto con l’Altro tale da gestire i conflitti con se stesso, con il compagno,con il vicino di casa .
La psicologa Dott.ssa Savina Pinna,innamorata dei processi di mediazione in quanto ricerca,scoperta dell’equilibrio, punta l’importanza sulla PAROLA:Con la Mediazione si propone,si ascolta,si riceve, c’è scambio, e dunque arricchimento.
Quando scoppia un conflitto,la prima parola che si sente è la Mediazione.
La Mediazione è la Parola,un interscambio tra la mente e l’esterno,essa si produce nell’uomo.
L’uomo comunica con il corpo,la parola,l’espressione, tutto è comunicazione.
Ma la parola comunica più di tutto.Occorre capire quindi il perché della parola.
Parola come reazione ed azione, stimolo, come meccanismo di difesa,come continuazione di qualcosa che sia un rapporto,una discussione.
La mediazione è vista come bisogno dell’uomo:fisiologico e psicologico.
La mediazione, oggi, è una necessità, è un supporto per garantire i diritti.
Chi decide di lavorare nell’ambito della Mediazione, deve mediare con e per la rete sociale, e dunque mediazione estesa,anche perché l’uomo non è solo portatore di un conflitto familiare, ma anche lavorativo, scolastico, condominiale.
L’uomo è portatore di relazioni e di conflitti.
Tornando all’importanza della parola,il suo opposto è il silenzio;se la parola è frutto e generatore di pensiero in quanto riflessione come capacità di creare uno spazio tra il pensiero e l’azione,portando un distacco dagli istinti;il silenzio conduce all’agito senza riflessione, senza confronto.
Se la parola consente l’elaborazione del pensiero ed il pensiero la riflessione,la riflessione ci porta ad essere liberi.
Con la mediazione attiviamo la comunicazione,creando spazi nella mente,riflettendo, il che fa dell’uomo un soggetto libero.
Dove c’è scambio, riflessione, c’è libertà.
Ma la Mediazione secondo la Dott.ssa De Vanna, deve essere soprattutto risposta ai conflitti sociali, intervenendo nella società e con essa.
Non sono mancati interventi sia nella mattinata che nei work-shop del pomeriggio, sulle esperienze personali,quali:l’apertura di un centro di consulenza legale,psicologica,pedagogica,penale a Milano, gestito dall’Avvocato Francesca Garbarino che assieme ad un’èquipe multidisciplinare ,si è resa conto di come la Mediazione possa far emergere i conflitti interiori,riconoscendoli,e per l’appunto lavorando alla presa di coscienza di essi per saperli, poi, affrontarli e gestire.

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.