Criminalità femminile:minorile-adulta – Dott.ssa Emanuela Cimmino

Devianza intesa come comportamento inappropriato nei confronti della legge, per i quali se non si agisce a priori con percorsi trattamentali sia educativi che giuridico-penali,possono trasformarsi in comportamenti criminali.
Rifacendosi alle diverse teorie che si sono susseguite nel tempo, i fattori predisponenti sono riscontrabili in aspetti socio-culturali come per la teoria del determinatismo sociale; in aspetti psico-biologici come la teoria del Lombroso ripresa poi da Di Tullio in riferimento all’importanza di attuare un’attenta osservazione scientifica della personalità al fine di stilare un percorso educativo trattamentale adatto a ciascuno;in aspetti prevalentemente sociali quale la teoria delle associazioni differenziali, dell’etichettamento, struttural funzionalismo, la teoria di Merton ed infine la teoria della devianza secondo Matza, per il quale i soggetti criminali attuano operazioni mentali al fine di evitare il sorgere dei sensi di colpa.
Quando si parla di criminalità, ci si è soliti associarla al genere maschile, o almeno questo accadeva in passato quando si pensava alla donna come vittima, capo espriatroio, o semmai alla moglie del boss complice o pentita, secondo quanto è sancito dal D.M del 13 giugno 1991 n.152 “collaboratori di giustizia”.
La l.sulle pari opportunità 125/91 ci fa riflettere anche sull’esistenza della criminalità femminile sia minorile che adulta.
Soffermandoci su entrambe:per quella minorile, così come ci sono le baby gangs maschili composte da ragazzi di età compresa tra i 12-16 anni, così esistono baby gangs femminili.
Per quanto differenti possano essere le dinamiche,l’autrice Chambel a tal proposito, afferma nella sua teoria sulle gangs femminili ,che le stesse ragazze sono in grado di compiere gli stessi reati, anche perchè vivendo un’età conflittuale come quella della pre-adolescenza, adolescenza,sono alla ricerca della propria identità, autenticità, trovandola all’interno di un gruppo di coetanei/e sebbene deviante, assumendo tratti caricaturali virili.
Così le ragazze, specie la leader si pone in atteggiamenti tosti, determinata, capace di comandare;la stessa trova il suo amore all’interno di quel gruppo,perdendo così i tratti femminili.
Le ragazze agiscono nei loro atti trasgressivi singolarmente e collettivamente, per lo più compiono furti in negozi di biancheria intima, di cosmetici.
Alcune, agiscono in maniera aggressiva in ambito scolastico, facendosi cape bulle , assumendo un atteggiamento di prevaricazione , consapevole ed intenzionale nei confronti dei più deboli.La forma tipica del bullismo femminile è quella indiretta, ovvero , agiscono attraverso l’aggressività verbale se non anche l’isolamento/l’esclusione dell’altro/a.
Ma vi sono, purtroppo, ragazze che compiono anche atti più gravi quali infanticidi, nel caso in cui le stesse siano minorenni, sole, affette da disturbi psichici.
Molte adolescenti uccidono i propri compagni, i genitori, come forme di ribellione, di protesta,manifestazione di aggressività.
L’autore Feiche, afferma che l’odio,l’invidia, la distruttività, sono manifestazione secondarie della frustrazione lipidica; si nasce con l’affettività e si muore con l’aggressività, si ama attraverso l’aggressività.
Intenzionalmente o senza consapevolezza , spesso sotto l’uso di sostanze stupefacenti o alcoliche, le adolescenti uccidono i propri genitori, come simnolo anche di competizione, per uscirne vittoriose, perchè incapaci di tollerare le frustrazioni, le situazioni stressanti e di fallimento vissute in ambito familiare.
Spesso ricorrono anche al suicidio.
Le stesse sono coinvolte nello spaccio delle sostanze , sebbene adolescenti, sono spinte dalla ricerca del denaro, del potere,Esclama Cohen nella sua teoria sulle baby gangs che si tratta di minori a cui sono stati trasmessi i valori dell’america best of way; competizione, successo economico, potere.
Altre teorie sociologiche associono il loro comportamento alla eventuale presenza di disturbi psichici o di personalità.
Per quanto riguarda, invece, la criminalità femminile adulta , analizzando le cause, esse sono multifattoriali.
Sono da ricercare in contesti familiari disagiati e non , socio-culturali-ambientali, professionali, psicopatologici.
Alcune sono depresse e agiscono attraverso vessazioni psicologiche inappropriate nei confronti per esempio dei stessi figli,proiettando su di loro le proprie preoccupazioni finendo con l’ucciderli; sono incapaci di dare loro amore, tenerezza sentendosi minacciate; non sono in grado di tollerare il pianto continuo del piccolo o la sua eventuale malattia.
La non accettazione del bambino li conduce a ditruggerli,picchiandoli, uccidendoli,spesso anche in preda ad attacchi di ira,panico,senza reale intenzione, sotto l’uso di psicofarmaci perchè eventualmente affetta da disturbi psichici.
Lo stesso reato può ricondursi come causa: trauma post parto, l’aver avuto una gravidanza difficile, il non vedersi bella , il non sentirsi amata ed attratta, la perdita dell’autostima, addossando così la colpa al piccolo, trovando come unica soluzione quello del lanciarlo dal balcone, seppellirlo nell’orto o massacrarlo con un’arma qualsiasi.
Le donne compiono omicidi anche nei confronti dei mariti, per gelosia,o perchè sono state tradite, giustificandosi con il dire di essere state vittime di adulterio.
Ci sono donne che compiono reati quali spaccio di sostanze stupefacenti e dunque sono accusate di associazione a delinquere.
Le stesse in ambito penitenziario sono collocate nei reparti ad alta sicurezza.
Infine esistono serial killers donne, sex offender, e donne terroristiche che si fanno esplodere in aria per seguire ideali religiosi.
A livello educativo, a secondo la causa, viene attuato un percorso: se la causa è psicopatologica vengono attuati percorsi trattamentali terapeutici e farmacologici , se le cause sono sociali vengono attuati progetti sociali di recupero ,educativa territoriale,se sono inserite in carcere viene espletato un percorso di rieducazione e risocializzazione.

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.