La devianza minorile nella realtà territoriale tarantina- Dott.ssa Anna Calegna

Paragrafo.1- Minorenni e criminalità in Italia,oggi.

Il dossier “minorenni e criminalità”, pubblicato sulla rivista “Minori e Giustizia”, scritto dal dott. Franco Occhiogrosso, quale giudice del tribunale per i minorenni di Bari, intende offrire una panoramica dell’evolversi del fenomeno criminalità minorile in Italia.
Vengono indicate alcune statistiche generali, relative alla devianza degli anni 1986- fino al 1993, “ nel giro di pochi anni la criminalità minorile ha cambiato volto: da un lato il numero di ragazzi denunciati penalmente è più che raddoppiato; dall’altro, sotto il profilo qualitativo, alla difficile e complessa condizione di vita che nel Meridione vivono i ragazzi della mafia ( cioè i minorenni coinvolti in attività della criminalità organizzata ), si contrappone nelle regioni centro-settentrionali la consistente e talora massiccia presenza di ragazzi stranieri devianti”.
L’indagine sulla criminalità minorile parte dalle indicazioni statistiche generali relative alla devianza degli anni 1986- 1993, i risultati sono relativi di una ricerca estesa a tutto il territorio nazionale, che prende in considerazione regione per regione.
L’andamento statistico della criminalità minorile in Italia tra gli anni 1986-1993, coglie delle precise linee di tendenza che vanno sottolineate.
C’è stato un notevole incremento del numero dei ragazzi denunziati, si è più che raddoppiato in breve tempo, infatti si va da un numero di 19.728 denunziati del 1986, a i 44.977 del 1991.
Poi la situazione si è andata a stabilizzarsi intorno al 1991, se si considera l’analisi dei dati parziali, colpisce il dato relativo ai denunciati per omicidio volontario e preterintenzionale,( 60 nel 1991, 19 nel 1986 ).
Altro dato relativo ai ragazzi denunziati per reati in materia di sostanze stupefacenti, che nel 1986 erano 715, mentre nel 1991 sono diventati 2.733 e nel 1992 sono 3.028.
Queste considerazioni inducono a ritenere che vi è stata una generale e rilevante espansione del fenomeno criminale minorile in Italia .
L’indagine del giudice Occhiogrosso analizza anche i dati relativi alla distribuzione sul territorio dei minori italiani e stranieri dal 1992 al 1993.
Dall’esame dei dati emerge che la criminalità minorile è distribuita in modo differenziato da regione a regione e che vi sono regioni nelle quali il problema è del tutto irrilevante oppure è contenuto nei limiti.
In questa categoria fortunata rientrano le regioni, il cui totale dei ragazzi denunziati fino al 1992, sono: Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise e Basilicata.
Diversa è la situazione nelle altre regioni, infatti per quanto riguarda le regioni centro-settentrionali, si delinea il seguente andamento:

-in Piemonte è stato notato che dove, come è avvenuto in provincia di Cuneo, vi è stato un impegno sociale serio con interventi operativi adeguati, la devianza è notevolmente diminuita. E’ poi anche da rilevare che la concentrazione delle manifestazioni devianti in Torino, dove si registrava circa il 60% dei reati commessi in tutto il Piemonte, cede il campo ad una maggiore distribuzione della criminalità sul territorio regionale: la devianza metropolitana è stimata oggi intorno al 33%. L’estrazione sociale del deviante piemontese è quella tradizionale: si tratta di ragazzi provenienti da fasce sociali marginali, residenti nelle periferie cittadine con rilevanti disagi familiari e inadempienza scolastica.
-In Lombardia, la devianza minorile ha subito negli ultimi anni un aumento rilevante è in sostanza raddoppiata. Sotto il profilo qualitativo, il ragazzo deviante è cambiato: nel suo comportamento c’è più determinazione, maggiore tasso di violenza, maggiore organizzazione. Ciò è riscontrabile nel ricorso a frequenti rapine, estorsioni, scippi, e reato di lesioni personali, spaccio di sostanze stupefacenti. La devianza è soprattutto metropolitana ed è concentrata nella vasta periferia milanese.Va emergendo peraltro, una diversa devianza, proveniente da fasce sociali benestanti, nelle quali si registrano disgregazioni familiare.
-In Liguria il tasso di criminalità minorile è contenuta, si registra peraltro una vasta presenza di minorenni stranieri.
-Anche in Toscana la situazione è analoga: si registra un aumento del livello complessivo della devianza, che tuttavia è contenuto in una misura inferiore rispetto al dato nazionale. Peraltro la devianza dei ragazzi italiani è nei limiti, il vero problema è costituito dai nomadi zingari.
-Anche in Emilia Romagna non si registra un aumento, ma vi è anzi una diminuzione della devianza dei ragazzi italiani.
Si rileva talora la presenza di un disagio giovanile diverso dal tradizionale, ascrivibile ai ragazzi della borghesia, appartenenti a famiglie i cui genitori, molto presi dal lavoro, trascurano i figli. Questo malessere si realizza per lo più nell’uso di sostanze stupefacenti e nel coinvolgimento in reati connessi a tali sostanze, ma anche in comportamenti teppistici. E’ in aumento la criminalità dei ragazzi stranieri sia zingari che nordafricani; la criminalità non ha carattere metropolitano, ma è distribuita nel territorio regionale .
Diversa da quella finora descritta è la situazione delle regioni meridionali, nelle quali la presenza della devianza dei ragazzi stranieri è decisamente modesta pari al 3,94% in Campania contro il 3,43% della Puglia, e perde comunque rilievo a causa della grande incidenza della criminalità organizzata. Basti pensare al coinvolgimento diretto e strumentale dei minori nelle azioni dell’organizzazione criminale, compresi i reati più gravi quali: omicidi, estorsioni, rapine. A confermare la gravità della situazione meridionale è sufficiente considerare i dati relativi ai soli minorenni arrestati nel 1993. Risaltano i dati della Campania con 637 minorenni, della Sicilia con 522 arrestati, della Puglia con 412. Sono dati che parlano da soli: basta porli in comparazione con quelli delle altre regioni Lombardia: 263, Lazio: 102; Piemonte: 73; per cogliere la profonda differenza di situazione.
Ma il connotato più significativo della criminalità minorile meridionale, è caratterizzata in modo decisivo dalla gravità dei delitti dei minorenni. La presenza della delinquenza dei “ baby killer”, che nel 1991 era un dato appena emergente, è invece divenuto un elemento stabile negli anni successivi.
In Puglia la criminalità presenta lo stesso andamento delle altre regioni meridionali a rischio, ( dai 2951 denunciati nel 1990 si è passati ai 4022 del 1991 per fermarsi poi ai 3850 del 1992 e ai 3920 del 1993 ).
L’identikit del minorenne che delinque è quello tradizionale, con provenienza dai quartieri più degradati e dalle famiglie più derelitte.
La devianza è concentrata più nei capoluoghi e nei centri abitati più grandi.
Riepilogando i risultati di questa ricerca si possono fare alcune osservazioni in particolare:
a)si sta modificando l’identikit del minorenne deviante, accanto a quello tradizionale che vive in un quartiere invivibile, che non va a scuola ed appartiene ad una famiglia incapace di essere una valida guida, ne sta emergendo una diversa, che si può definire quella derivante dal “malessere del benessere”.
Le analisi relative alla maggior parte delle regioni settentrionali( e ad alcune centro-meridionali) attestano la presenza di una devianza proveniente da ragazzi appartenenti a famiglie benestanti e che si manifesta con comportamenti violenti e immotivati, che vanno dall’omicidio del barbone al lancio di pietre contro autovetture che percorrono autostrade, al danneggiamento di cabine telefoniche o di cassonetti o di file di autovetture in sosta per la strada.
Anche in questi casi l’indagine ha sottolineato che le radici del malessere sono nelle situazioni familiari in crisi, ed, in particolare, nell’atteggiamento dei genitori troppo impegnati nel lavoro, alla ricerca sempre più intensa del benessere, ma poco attenti ai figli, ad un sano ed equilibrato sviluppo della loro personalità.
b)In sostanza si può dire che il problema della “nuova” delinquenza minorile dei ragazzi italiani, riguarda le sole quattro regioni meridionali a rischio. In tutto il resto del Paese non vi è un deterioramento della devianza dei ragazzi italiani, ma un fenomeno diverso, l’aggiungersi di una devianza “ altra”, quella dei ragazzi stranieri che in questi anni sono immigrati in Italia, a quella degli italiani rimasta sostanzialmente la stessa.
In conclusione, accanto ad un quadro abbastanza chiaro della nuova criminalità minorile italiana si va delineando anche un panorama delle risposte, che allo stato sono ancora non ben definite, talora contraddittorie, e in ogni caso per lo più inadeguate. Sarà certo impegno dei giudici minorili, nei dibattiti promossi dall’Associazione italiana dei giudici per i minorenni e per la famiglia, continuare nel futuro ad alimentare puntualmente la riflessione su questo importante tema.

Paragrafo. 2- Relazione dei dati relativi ai reati commessi dai minori tarantini, dal 1995 al 1999.

La relazione dei dati sui reati che andrò a presentare è stata commentata dal procuratore della repubblica il dott. Pier Giorgio Acquaviva del tribunale per i minorenni di Taranto.
I dati si riferiscono al periodo che va da luglio del 1994 al giugno del 1999, essi comprendono i reati maggiormente commessi dai minori tarantini.
E’ stato possibile consultarli grazie alla presentazione di una istanza, da me consegnata, presso l’ufficio di cancelleria del tribunale per i minori di Taranto.
A tal proposito vorrei ringraziare per la collaborazione e l’attenzione dimostrata nei confronti del mio lavoro di tesi, il presidente del tribunale dei minori, il Dott. Bernardo Mastrogiacomo e il Procuratore il Dott. Pier Giorgio Acquaviva.
Passerei ora all’analisi delle relazioni relative ai principali reati, commessi dai minori della mia città.
“ I dati relativi all’andamento della giustizia minorile in relazione all’attività di questa Procura della Repubblica, per il periodo 1 luglio 1994- 30 giugno 1995, si riferiscono ai reati denunziati di maggiori gravità e sono:

– Stupefacenti tot. 32;
– armi tot. 19;
– ricettazione tot 83;
– furto tot 137;
– rapina tot. 20;
– estorsione tot. 21;
– reati sessuali. tot. 13;
– omicidi tot. 4;
– tentati omicidi tot. 5.

Analizzando i dati esposti si rileva che l’elevato numero dei reati di contrabbando è sintomatico del diffuso disagio minorile e della esposizione alla devianza ed alla vita di strada di un elevato numero di minorenni tarantini” .
Con riferimento poi agli altri reati, i dati esposti dimostrano che permane una elevata partecipazione di minorenni anche areati di particolare gravità come:

– detenzione e porto di armi tot. 19;
– detenzione e spaccio di stupefacenti tot. 32;
– estorsioni consumate tot. 21;
– rapine consumate tot. 20;
– rapine tentate tot. 4;
– reati sessuali tot. 13;
– furti tot. 137;
– ricettazioni tot. 83.

Peraltro gli arresti di minorenni nella provincia di Taranto negli ultimi quattro anni, confermano il persistente primato negativo della devianza minorile tarantina, anche se il fenomeno, in generale, appare in fase decrescente.
Si va da un totale di 105 minori arrestati nel 1992, a un totale di 33 minori nel 1995.
La diffusa presenza dei minori devianti nell’area tarantina è un aspetto preoccupante, della crisi che ha colpito la città di Taranto e l’intera provincia; soprattutto in alcuni quartieri degradati del capoluogo sono presenti condizioni di povertà e di emarginazione sociale, costituiscono fecondo terreno di cultura delle devianze.
Se poi si considera che la realtà familiare è segnata dalle scelte di vita criminale, poiché vivendo in quartieri degradati, si è attratti dai facili guadagni dello spaccio della droga, del contrabbando e dei proventi di altre imprese criminose.
In presenza di siffatta condizione minorile, questa Procura ha operato fin dalla sua istituzione, nell’ottica della prevenzione e della salvaguardia dei diritti minorili.
Infatti essa è impegnata non solo per l’ordinaria attività requisitoria nei numerosi procedimenti civili di competenza del tribunale, ma anche con l’impegno diretto ai fini della individuazione delle varie situazioni di disagio dei minori, di devianza, di violenze su di loro, di evasione degli obblighi scolastici.
E’ stato costituito a tal fine, un ufficio per gli interventi civili, nel quale è stato istituito un registro per gli interventi civili, dove vengono iscritte le segnalazioni che pervengono giornalmente, riguardo i minori.
Questo ufficio collabora con altri enti quali: il Provveditorato agli studi, i servizi sociali territoriali.
Alla data del 30 giugno 1996, i reati denunziati di maggiore gravità sono stati quelli relativi a :

– stupefacenti tot. 26;
– armi tot. 24;
– ricettazione tot. 45;
– furto tot. 86;
– rapina consumata tot. 14;
– rapina tentata tot. 1;
– estorsione consumata tot. 10;
– lesioni personali tot.69;
– contrabbando tot. 338.

Dall’analisi dei dati si rileva un analogo numero di procedimenti per il reato di contrabbando, ( cfr. la relazione del 1995) che riflette la condizione di disagio e di esposizione alla devianza di un gran numero di minorenni tarantini e che il loro impiego nel contrabbando, è certamente più diffuso di quanto emerge dal dato numerico.
Per quanto riguarda gli altri reati, quelli che destano maggiori preoccupazioni riguarda il coinvolgimento dei minori in attività criminali quali: tentato omicidio, lesioni personali, rapina, estorsioni, e lo spaccio di sostanze stupefacenti. Soprattutto preoccupa, in particolare, la disponibilità di armi da parte dei minori che ne usano per rapinare o per colpire gli avversari del clan di appartenenza.
La Procura minorile tarantina, ha rivolto particolare attenzione al settore civile, dov’è possibile operare concretamente ai fini della tutela dei diritti e della prevenzione delle devianze. Nel periodo di riferimento sono stati iscritti nel registro I.C. n.432 fascicoli per i seguenti settori d’impegno:

– Evasione dell’obbligo scolastico tot. 180
– Disagio esistenziale tot. 16;
– Devianza tot. 45;
– Maltrattamenti tot. 15;
– Altri / accattonaggio
– Atti di libidine imm. clandestina. tot.
133.

Dal 1 giugno del 1996 è entrato in funzione il numero verde per la tutela dei minori, istituito presso questa Procura della Repubblica nell’ambito dell’ufficio per gli interventi civili, in collaborazione con l’ufficio centrale per la Giustizia Minorile del Ministero di Grazia e Giustizia.
Con il telefono verde si possono acquisire le segnalazioni di stati pregiudizievoli ai danni dei minori da parte dell’azione giudiziaria .

Alla data del 30 giugno 1997 i reati denunziati di maggiore gravità erano:

– stupefacenti tot. 51;
– armi tot. 11;
– ricettazione tot. 11;
– furto semplice aggravato tot. 81;
– rapina consumata tot. 9;
– estorsione consumata tot. 11
– reati di violenza sessuale tot. 16;
– contrabbando tot.207.

Particolare allarme sociale per le modalità esecutive di particolare violenza, ha destato l’omicidio commesso da un minore il quale ha assiso un suo coetaneo per derubarlo.
Questo grave fatto criminoso compiuto da un ragazzo normale, non proveniente da famiglie malavitose ma da quella di onesti lavoratori, pur rappresentando un caso limite da non generalizzare, è sintomatico del malessere del mondo giovanile privo di valori e di ideali.
Con riferimento agli altri reati di maggiore gravità, deve rilevarsi che nel periodo in esame si è registrata una diminuzione delle denunzie per detenzione e porto d’armi e di ricettazione, si è registrato un sensibile aumento delle denunzie per i reati di spaccio e di violenza sessuale.
Si deve comunque osservare che permangono nel territorio tarantino,
i vari fattori che producono la devianza, ed in particolare povertà ed emarginazione.
Nei quartieri a rischio ( come i quartieri Paolo VI, Tamburi, Città Vecchia ), è preoccupante la presenza di non poche famiglie malavitose: i figli minori di genitori pregiudicati, hanno respirato sin da piccoli l’atmosfera delinquenziale, così nell’età adolescenziale sono indotti a seguire l’esempio dei padri, ed assumono atteggiamenti pericolosi per strada e a scuola .
Nel periodo preso in esame si è avuto anche un aumento di notizie di reato a carico di minori stranieri : n. 92, mentre nell’anno precedente erano stati n.57.
Particolare impegno dei magistrati di questa Procura è rivolto al settore civile nella consapevolezza che, operando concretamente a tutela dei diritti dei minori per eliminare le cause del disagio e del disadattamento, si compie opera di prevenzione delle devianze.
Nel periodo preso in esame sono stati iscritti nel registro I.C. n. 502 fascicoli per i seguenti settori d’impiego:

– Evasione obbligo scolastico 51;
– Disagio esistenziale 70
– Ambiente malsano 12;
– Devianza 272;
– Maltrattamenti 23;

Nel rilevare che le iscrizioni di casi di evasione scolastica sono notevolmente diminuite rispetto all’anno precedente, allorché furono iscritte n. 180 segnalazioni; si è rivelata particolarmente proficua la collaborazione fra questa Procura e il tribunale dei minorenni da un lato e il Provveditorato agli studi dall’altro: in pochi anni, grazie ad un notevole impegno comune, le percentuali della dispersione sono diminuite.
Deve comunque rilevarsi che nel territorio tarantino si va diffondendo un rinnovato interesse per le problematiche minorili ed una nuova cultura finalizzata al rispetto ed alla tutela dei minori.
Alla data del 30 giugno 1998 i reati denunziati di maggiore gravità sono stati quelli risultanti dalla seguente tabella:

Stupefacenti 80
Armi 19
Ricettazione 39
Furto semplice e aggravato 113
Rapina consumata 13
Estorsione consumata 15
Reati di violenza sessuale 8
Lesioni personali 78
Omicidio volontario 2
Tentato omicidio 2
Contrabbando 133

Si è registrato,nel periodo in esame, un preoccupante aumento delle denunzie per i reati di detenzione e spaccio di stupefacenti, di furto, di ricettazione.
Quanto all’aumento dello spaccio di stupefacenti, appare sempre più consistente l’impiego dei minori da parte degli spacciatori adulti.
Un fenomeno particolarmente allarmante è costituito dallo spaccio di eroina e di hashish nel Quartiere Paolo VI di Taranto, ad opera di un non esiguo numero di giovani, alcuni appena quindicenni, inseriti in un contesto criminoso e stabilmente dediti ad attività illecita.
Si tratta di minori più volte arrestati e che vivono in un contesto socio-ambientale notoriamente molto degradato, dov’è fortemente diffuso il sentire mafioso e la cultura dell’illegalità.
L’aumento del numero delle denunzie per spaccio di sostanze stupefacenti, per i reati commessi contro il patrimonio e i reati di rapina e di estorsione, dimostra che la delinquenza minorile, lungi dal regredire, è sempre presente, aggressiva e minacciosa, nel territorio tarantino.
Ciò indica che i minori commettono i reati seguendo modelli criminali “appresi” in un tirocinio delinquenziale, confidando in una impunità che viene loro garantita dalla condizione minorile.
Nelle precedenti relazioni il Procuratore Acquaviva, non manca di indicare quelle che sono le cause della diffusa devianza minorile nel territorio tarantino.

Fra i tanti fattori che producono devianza vi sono:

-le condizioni di povertà che vanno paurosamente diffondendosi a causa della crisi economica- occupazionale;
-la disgregazione familiare e la conflittualità dei genitori;
-le carenze della scuola nei confronti degli alunni più bisognosi;
-le incapacità dei genitori e degli insegnanti a porsi come validi riferimenti educativi;
-la crescita disordinata di adolescenti e di giovani senza ideali e valori,regole e prospettive.
Non sono mancate, nel territorio tarantino, altre forme di devianza che non si manifestano con comportamenti di tipo criminale, ma che sono indicative di un profondo disagio esistenziale, che si esprime in preoccupanti atti di violenza.
In proposito ci sono stati tre procedimenti che appaiono significativi:
a)- danneggiamento di una carrozza di un treno;
b)- lancio di pietre contro un treno in corsa;
c)– denunzie a carico di minori per gravi reati di violenza sessuale ai danni di un minorato psichico, ancora le continuate violenze sessuali subite da alcune ragazze ad opera di un gruppo di minori e maggiorenni.
Deve comunque rilevarsi che nel territorio tarantino, anche grazie al ruolo svolto dalla Giustizia Minorile e al prezioso contributo degli operatori del Servizio Sociale per i minorenni del ministero Grazia e Giustizia, che operano con professionalità, un rinnovato interesse per le problematiche minorili ed una nuova cultura finalizzata al rispetto ed alla tutela delle esigenze di crescita dei minori.
Ne sono prova le numerose iniziative per il sostegno scolastico e per l’impiego del tempo libero in attività socializzanti, promosse in favore dei minori a rischio da parte delle associazioni del volontariato laico e religioso.
Alla data del 30 giugno 1999 i reati denunziati di maggiore gravità sono stati quelli relativi a:

Stupefacenti n. 55
Armi n. 9
Ricettazione n. 32
Furto n. 82
Rapina consumata e tentata n. 15
Omicidio volontario n. 1
Contrabbando n. 97
Associazione per delinquere n. 17

La rilevata diminuzione, rispetto all’anni precedente, di notizie di reato iscritte (n.127 ), conferma una positiva tendenza che va consolidandosi nel corso degli ultimi anni.
Infatti, dalla data di inizio delle attività di questa Procura e del Tribunale per i minorenni di Taranto ( 28 giugno 1994 ), si è avuto il seguente andamento delle iscrizioni di notizie di reato nel relativo registro:

1994- 1995 2052- 807
1995- 1996 869
1996- 1997 756
1997- 1998 704
1998- 1999 577

E’ da rilevare che c’è stata una diminuzione di alcuni reati come quello di contrabbando si è passati da n.97 del 1999 al 133 del 1998; il furto, le lesioni personali, lo spaccio di stupefacenti do ve si registrano 25 reati in meno rispetto all’anno precedente.
Questi dati consentono di fare alcune valutazioni meno pessimistiche, rispetto ai dati contenuti nelle relazioni precedenti.
Si rileva che nella città di Taranto la criminalità appare ridimensionata, dopo anni di impegno da parte della Magistratura e delle forze dell’ordine.
Forse si possono cogliere i frutti di un intensa opera di prevenzione che si va svolgendo da anni nel nostro territorio,grazie anche all’attività degli Uffici Giudiziari minorili, in sinergia con gli enti locali, i servizi sociali territoriali, i consultori familiari, le associazioni di volontariato.
Peraltro deve comunque rilevarsi che nel territorio sussiste la presenza di minori provenienti dai quartieri a rischio, come ad esempio la Città Vecchia dove povertà e emarginazione sociale, sono il terreno per far crescere la cultura dell’illegalità.
A tal proposito sono stati segnalati episodi di intimidazione e di vandalismo, nella scuola media sita in quel quartiere.
Non è un caso che le denunzie per spaccio di droga siano a carico di minori provenienti da quei quartieri: si tratta di ragazzi per i quali ogni prospettiva di recupero sembra arrestarsi, perché la devianza a causa delle condizioni di miseria, di irresponsabilità dei genitori, di disoccupazione diffusa, di degrado, finisce per diventare quasi automatica, nonostante l’impegno delle istituzioni e di tanti volontari dediti ad attività di promozione umana e sociale.
Fra i procedimenti per i reati di maggiore gravità nel periodo preso in esame, meritano attenzione:
– un procedimento per omicidio volontario e tentato omicidio a carico di un minore, il fatto risale all’anno 1992, quando imperversava, nella città, una feroce guerra tra bande malavitose.
-il tentativo di omicidio commesso da un diciassettenne ai danni di un suo coetaneo nell’ambito di una rissa nel centro cittadino, alla presenza di numerose persone, colpendo con un coltello, la persona offesa con conseguente asportazione della milza.
-Le violenze sessuali commesse ai danni di due adolescenti, il procedimento nasce nei confronti della madre delle due adolescenti.
La indegna madre delle giovani persone, consentiva che il suo convivente e altri maggiorenni, frequentassero l’abitazione per abusare delle figlie, compiendo atti di libidine e rapporti sessuali.
Nel periodo in esame sono stati arrestati n. 53 minori ( 78 l’anno precedente), 8 minori sono stati colti in flagranza, 30 sono stati collocati in comunità.
Ancora sono stati iscritti nel registro per gli interventi civili 319 fascicoli per i seguenti settori di intervento:

Evasione scolastica 23
Disagio esistenziale 104
Ambiente malsano 2
Devianza 94
Maltrattamenti 7

In questa Procura è in funzione dal 1996, nell’ambito degli uffici per gli interventi civili, il Telefono verde per la tutela dei diritti del minore.
Tramite tale numero pervengono le segnalazioni di stati pregiudizievoli ai danni dei minori che richiedono un pronto intervento di tutela contro:
maltrattamenti, disagi, stati di devianza, violenza ed abusi sessuali etc.
Indi le segnalazioni iscritte nel registro interventi civili, se non sono archiviate per infondatezza, vengono trasmesse al tribunale per i minorenni, con un ricorso contenente e richieste di provvedimenti di tutela.
Nel periodo preso in esame sono pervenute n. 20 segnalazioni.

Paragrafo 3. Commento relativo ai dati presentati.

Dopo l’analisi dei dati sui reati maggiormente commessi dai minori tarantini, vorrei soffermarmi sul commento elaborato dal Procuratore dott. Pier Giorgio Acquaviva, relativo alla situazione sulla criminalità nella città di Taranto.
Infatti “ a Taranto l’esplosione criminale si caratterizza per la presenza di famiglie malavitose che hanno costituito gruppi delinquenziali organizzati, formati da soggetti che già in passato avevano interessato la giustizia minorile”.
In tutta la città ma specialmente nei quartieri periferici della Salinella, di Paolo VI, del rione Tamburi, si aggirano minori allo sbando,che trascorrono il loro tempo per la strada, nei circoli ricreativi, senza una famiglia stabile alle spalle, dediti alla commissione di furti, di azioni teppistiche violente e vandaliche, impegnati nello smercio di sigarette di contrabbando se non nello spaccio delle sostanze stupefacenti.
E’ dunque una condizione minorile profondamente degradata, diffusa in tutto il Mezzogiorno ed ovunque, con le stesse caratteristiche di sviluppo, in contesti di miseria materiale e morale, di solitudine e di abbandono, di privazione di tutto ed in particolare di quanto ha di bello il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza.
E’ una condizione di disagio e di disadattamento sociale che può essere migliorata solo se si percorre la via della prevenzione, aiutando i minori a ritrovare la loro dignità di persone, aiutarli nella loro crescita civile, nel rispetto e nella tutela dei loro diritti fondamentali.
Questi sono contenuti nella Costituzione, e riflettono da un lato la posizione del minore come persona, titolare di diritti inviolabili,che devono essere riconosciuti e garantiti ( Art.2 ); prima di ogni altro il diritto alla pari dignità e uguaglianza, con l’obbligo da parte dello Stato di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il suo pieno sviluppo di persona (art.3 ); diritto al mantenimento, all’istruzione e all’educazione nell’ambito della famiglia intesa quale società naturale fondata sul matrimonio ( artt. 29 e 30 ); diritto alla scuola aperta a tutti, con istruzione obbligatoria e gratuita ( art. 34 ).
Questi principi fondamentali di tutela dei diritti dei minori sono sanciti anche con normativa di diritto internazionale con la dichiarazione dei diritti del fanciullo approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1989.
Una lunga e dettagliata serie di norme della Convenzione mirano poi a riconoscere al bambino tutta una serie dei suoi diritti: dalla protezione contro tutte le forme di discriminazione, all’impegno di assicurargli protezione e cure necessarie al suo benessere, dal diritto all’istruzione al diritto al riposo e allo svago, al gioco e ad altre attività ricreative, dal diritto alla protezione e allo sfruttamento economico, al diritto alla protezione e allo sfruttato sessuale o dall’abuso sessuale, o dall’uso illecito di d droghe e di spaccio.
Se tutti questi diritti fossero realmente garantiti e tutelati, non vi sarebbero nelle nostre città sacche estese di emarginazione, che inevitabilmente provocano devianza e delinquenza.
Purtroppo la enunciazione dei diritti del minore rimane spesso priva di contenuto, e sono in definitiva i diritti inattuali del minore.
Occorre dunque orientarsi verso una concreta ed efficace opera di prevenzione, con essa si attua il riconoscimento dei diritti dei minori e la restituzione della loro dignità, poiché recuperandoli vengono tolti dalla cultura dell’illegalità.
I settori privilegiati d’intervento sono naturalmente la famiglia, la scuola l’avviamento al lavoro. La famiglia in crisi ha bisogno di sostegno e di solidarietà, si tratta di interventi delicati e proprio per questo è necessaria la funzione dei consultori familiari, che sono stati istituiti per la prevenzione e alla cura delle crisi familiare e di coppia.
Si deve anche sottolineare l’esigenza di una maggiore diffusione e conoscenza dell’affidamento familiare nell’ottica di una più efficace tutela dei diritti del minore.
La risposta della scuola per la tutela del diritto all’istruzione dei minori a rischio, deve articolarsi in una duplice direzione.
La prima è quella della lotta all’evasione scolastica che nei quartieri a rischio raggiunge punte elevate.
E’ doveroso che senza indugi, le amministrazioni interessate affrontino con determinazione questo problema, con un opportuno monitoraggio, delle esatte dimensioni del fenomeno e si adoperino perché tutti gli alunni che evadono, siano tolti dalla strada e recuperati alla scuola, anche sensibilizzando i genitori con contributi economici.
La seconda è quella dell’impegno da parte delle strutture scolastiche, degli insegnanti, per rendere la frequenza a scuola interessante: per i programmi che si svolgono, per il rapporto di stima, di rispetto che deve istaurarsi tra gli alunni e gli insegnanti, per le attività ludiche e sportive che la scuola, deve promuovere, utilizzando le palestre e la altre attrezzature a disposizione.
Infine vi è l’intervento dello Stato con la legge 19 luglio 1991 n.216, emanata per la necessità di fronteggiare il rischio di coinvolgimento dei minori in attività criminose, intende promuovere interventi mirati per la prevenzione e la socializzazione.
Con questa legge vengono responsabilizzati i comuni delle regioni meridionali cui compete di elaborare progetti che vengono finanziati dal Ministero di Grazia e Giustizia.

Le linee essenziali di questo intervento sono fissate in relazione:

-all’adempimento dell’obbligo scolastico, mediante un collegamento con gli enti locali e delle altre istituzioni competenti;
-alle problematiche della prevenzione del disagio minorile, sensibilizzando le risorse locali a questi problemi;
-all’impegno di tempo libero dei bambini e degli adolescenti.
L’obiettivo è che si elimini o che si contenga il più possibile, ogni forma di devianza e che ai minori sia riservato, un futuro di serenità e di speranza.

Paragrafo 4- Il lavoro degli operatori nell’area del disagio minorile nella città di Taranto.

Dal dicembre 1998 al febbraio 1999 è stata condotta a Taranto un’indagine conoscitiva, fra il tribunale per i minorenni e l’assessorato ai servizi sociali del Comune di Taranto, su enti ed associazioni pubbliche e private operanti in campo minorile.
Sono state contattate 22 strutture che rappresentano quasi tutto l’esistente in questo settore nel territorio tarantino,per un totale di 373 operatori tra pubblici e privati.
Quest’ultimo dato, dimostra che la città possiede risorse umane e lavorative per i minori e ciò rappresenta un segnale di una realtà in continua evoluzione e crescita.
Il presente lavoro pone tra i suoi obiettivi principali:gli operatori lavorano, interagiscono tra loro, quali finalità sono state conseguite nei confronti degli utenti, ecc.
A questo riguardo è importante sottolineare che i servizi alle persone, hanno come oggetto di lavoro, la produzione della promozione del benessere psico- fisico delle persone, siano esse minori, anziani, malati, disagiati psichici, tossicodipendenti, extra comunitari.
Le 22 strutture oggetto della ricerca si ripartiscono tra 8 pubbliche e 14 private, qui di seguito elencate:

Pubbliche:

-SERT/ CMAS ( Servizio tossicodipendenti ), c/o Ospedale Testa;
-Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni;
-Centro di prima accoglienza e comunità per i minori;
-Ufficio minori Questura;
-U.O. Consultorio Italia/ Montegranaro/ Borgo AUSL TA 1;
-U. O. Consultorio Salinella/ San Vito/ Lama;
-U.O. Consultorio- Distretto 4- Città Vecchia / Paolo VI;

-Private:

-Fondazione Rocco Spani ( ONLUS );
-La Mimosa cooperativa sociale di tipo a (ONLUS );
-Istituto M. Immacolata – Istituto educativo assistenziale ( ONLUS );
-Associazione le Sentinelle ( ONLUS );
-Cooperativa PRISMA s.r.l. ( ONLUS );
-S.O.P.A.I.P. Coop. Sociale ( ONLUS );
-Associazione A.N.F.A.A (associazione nazionale famiglie affidatarie e adottive );
-ARCIRAGAZZI ( associazione non commerciale );
-Associazione culturale “ BAO BAB”.
Per quanto riguarda gli operatori sono stati divisi tra dipendenti / convenzionati, volontari / liberi professionisti, per un totale di 373, con le seguenti qualifiche:

-Nr.17. Assistenti sociali;
-nr. 9. Psicologi;
-nr. 5 Pedagogisti;
-nr. 5 Sociologi;
-nr. 18 Medici;
-nr.14 Docenti di scuola;
-nr. 43 Diplomati;
-nr. 69 Lavoratori ( varie qualifiche ).

Le attività.

Le attività svolte dalle Associazioni o Enti Pubblici/ Privati sono le seguenti:

-nr.6 Enti si occupano di sostegno e recupero scolastico;
-nr. 9 Enti si occupano di attività educativo/ assistenziali e di educazione alla salute;
-nr. 11 Enti si occupano di attività sportive, ludico- creative-teatrali- musicali
-nr.8 Enti si occupano di diagnosi e terapia medico- psicologica- sociale- per i minori singoli e gruppi;
-nr.1 Ente si occupa di diagnosi, cura, terapia e riabilitazione di tossicodipendenti ed alcoolisti;
-nr.2 Enti collaborano con Associazioni di volontariato e cooperative sociali;
-nr.9 Enti si occupano di accoglienza, recupero minori e affido familiare;
-nr.8 Enti sono impegnati in attività formative / lavorative;
-nr.4 Enti si occupano di terapia familiare;
-nr.1 Ente, infine,si occupa di fornire un servizio di consulenza ai cittadini .

Le attività delle varie associazioni o enti sono svolte, nella maggior parte dei casi, in collaborazione con altri operatori esterni, solo in 7 casi vengono attuate da operatori esterni.

I rapporti con il tribunale per i minorenni si hanno per le seguenti motivazioni:
-convocazioni congiunte o unilaterali del T. M. centrate sui minori e le loro problematiche;
-procura del T.M. su casi singoli;
-affidamento minori;
-istruttorie per adozioni;
-pratiche affidamento temporaneo;
-incarichi di indagine sui minori;
-richieste di indagini socio-ambientali sulle famiglie dei minori seguiti dal T.M.
Gli enti hanno rapporti anche con il Comune essi si basano sui seguenti aspetti:

-con le Assistenti sociali di base, gli psicologi, per relazioni e consulenze;
-con l’Assessorato al patrimonio per la fornitura di mezzi e strumenti per i minori.

Vorrei analizzare brevemente alcuni progetti presentatimi
dall’Amministrazione Comunale di Taranto, relativi alle iniziative sociali rivolte ai minori.

“ Questa Amministrazione Comunale è impegnata ad attuare una politica sociale rispondente ai bisogni del cittadino, recependo a pieno le linee guida della legge n. 285/1997, ha inteso lanciare le basi per promuovere le azioni positive verso la riscoperta della volontà educativa tarantina .
In base all’accordo di programma definito tra i rappresentanti del Provveditorato agli studi, dell’Azienda Sanitaria Locale e dei Centri per la Giustizia minorile, sono state individuate alcune aree di intervento e queste sono:

-L’area del sostegno alla famiglia;
-L’area dei servizi educativi per l’infanzia;
-L’area per la prevenzione del disagio adolescenziale;
-La formazione degli operatori.

Il risultato è il tentativo di ricostruire le coordinate di una politica per l’infanzia a partire dalle varie fasi della crescita considerando i bisogni, gli spazi ed i tempi necessari allo sviluppo individuale e sociale.
Tra gli interventi promossi dal Comune di Taranto è da considerare significativo il “ progetto per la qualità della vita dei minori”.
Tale progetto si riferisce in particolare ai minori in condizioni di disagio esistenziale, tale fenomeno è in netta espansione e in questo contesto si evidenziano alcune questioni non risolte:
la degradazione culturale;
l’assenza di concrete opportunità lavorative.
E’ opportuno sottolineare che per tale situazione sociale non è prevista in tempi brevi alcuna soluzione concreta, per cui è prevedibile un allargamento del fenomeno attraverso quelle fasce di povertà in continua crescita.
Tale situazione ha ripercussioni gravi sul cammino educativo e psicologico dei minori, i quali sono investiti ad esperienze dannose e minacciose per la loro integrità personale e sociale.
Tali esperienze, che hanno origine da una situazione familiare già di per se deviata, sono identificabili in fenomeni di :

-sfruttamento minorile;
-pedofilia;
-abbandono;
-dispersione ed evasione scolastica;
-prostituzione minorile;
-delinquenza minorile;
-emarginazione sociale;
-violenza.

Per tali fenomeni non esiste attualmente una soluzione immediata e concreta, ecco perché si ha l’esigenza di una struttura articolata sul territorio in grado di affrontare tempestivamente e funzionalmente sia situazioni di emergenza che situazioni croniche e perduranti.
Questa soluzione è riconoscibile attraverso la creazione di una comunità a dimensione familiare residenziale con attitudini socio assistenziali alle famiglie e ad i minori, educative con propulsione al recupero ed al reinserimento del soggetto nel tessuto familiare e sociale.
La comunità familiare residenziale accoglie complessivamente n.10 minori dai 6 agli 11 anni segnalati dai Servizi Sociali, caratterizzati dall’essere in situazioni di bisogno, in un contesto relazionale povero dal punto di vista culturale e sociale, nonché economico.

All’interno della comunità sono previste due equipe che lavorano in sinergia e le cui attività si svilupperanno nelle seguenti aree di intervento:

Attività di accoglienza e prima assistenza
Ospitalità e assistenza;
Supporto psicologico;
Diagnosi e valutazione della situazione dell’utente;
Consulenza psicologica;
Consulenza pedagogica.
Attività di sostegno ed assistenza
Sostegno alla relazione famiglia- minore;
Intervento di sostegno alla coppia genitoriale;
Attività di laboratori ludico- ricreativi.
Attività di integrazione e di sviluppo nel territorio
Formazione permanente degli operatori;
Intervento di rete con le istituzioni e le associazioni presenti nel territorio.

L’equipe è composta da:

un coordinatore, un psicologo, un pedagogista, un criminologo, un assistente sociale, un educatore, un segretario amministrativo.
I compiti della equipe socio/educativa sono:
-organizzare una collaborazione tra la comunità e le istituzioni presenti nel territorio,
-presa in carico dei minori con relativa indagine sociale;
-progetto educativo individuale e di gruppo.
I minori in difficoltà, di solito non sempre sono disponibili alla partecipazione alla vita comunitaria, ecco l’importanza di una accoglienza in grado di rassicurare l’utente e comunicargli il senso di protezione di cui ha bisogno.
Infatti nella comunità sono previste le attività di sostegno e assistenza, il centro si propone di intervenire attraverso un intervento educativo, usando il metodo della relazione di aiuto volto alla collaborazione tra operatori e minori.
Infine vi è il sostegno socio/ricreativo ossia è l’integrazione dell’utente in un tessuto sano ed equilibrato con l’ausilio delle seguenti attività:

Ambito sportivo:

-Ginnastica;
-Pallavolo;
-Calcetto;

Ambito culturale

– animazione teatrale;
– Canto;
-Laboratorio ludico/ ricreativo;
-Laboratorio grafico- pittorico;
-Laboratorio musicale;
-Cineforum;
-Gite/escursioni.

L’impegno dell’amministrazione comunale tarantina nei confronti della politica sociale, si può considerare sufficiente.
Ritornando alla ricerca iniziale, si possono trarre alcune considerazioni circa il lavoro svolto dagli enti sociali che lavorano nel territorio ionico.
“ I risultati della ricerca sul lavoro degli operatori pubblici e privati sui minori evidenziano alcuni nodi del lavorare nel sociale”.
Gli aspetti negativi più citati e, naturalmente più problematici riguardano l’inesistente, o quasi, lavoro di rete, la non comunicazione e/ o conflittualità tra pubblico e privato, la formazione e l’aggiornamento carenti e l’assenza di una progettualità congiunta tra gli enti.
Il tutto rimanda alla questione su come fare interagire enti pubblici e privati che si sviluppa secondo le seguenti linee:
-per aiutare la persona in difficoltà occorre capire e chiarire quale ruolo vogliono avere i vari enti;
-gli operatori, i consulenti devono stabilire in che modo i cittadini possono comprendere e interpretare i disagi della comunità;
-infine occorre creare partecipazione sociale nella pratica quotidiana per far riconoscere i diritti delle persone.
Ancora è importante il “lavoro di rete” che coinvolge gli enti alla collaborazione e al coordinamento degli interventi sociali da realizzare.
Il rapporto tra i vari enti,secondo quanto hanno riferito gli operatori intervistati, è problematico ciò è dovuto ad un difetto di comunicazione tra gli uni e le altre fondato sulla mancata interazione tra aspetti decisionali/ organizzativi/ conoscitivi e formativi.
Si ritiene necessario avere delle normative che definiscono esattamente i confini e i compiti, entro cui devono muoversi le varie strutture; ma non bisogna dimenticarsi che nella misura in cui ci si occupa della costruzione del benessere e dei mezzi per realizzarlo in una comunità, ci si occupa del senso e del significato della democrazia che si vuole costruire in quella comunità. Del vivere sociale basato sulle scelte di politiche sociali, culturali ed economiche tra i diversi attori di un territorio.

Paragrafo. 5- Dispersione scolastica e devianza minorile: riflessioni conclusive.

Questo paragrafo conclude il lavoro di tesi e vuole essere un po’ la sintesi di ciò che è stato detto sui due fenomeni ampiamente esaminati.
Vorrei considerare la relazione sulla dispersione e la devianza elaborata dal procuratore del tribunale per i minori di Taranto il dott. Pier Giorgio Acquaviva.
Egli dice “ è noto che i minori della giustizia, cioè gli utenti abituali del settore penale dei tribunali per i minorenni, hanno avuto ed hanno un rapporto difficile, con l’istituzione scolastica – una storia di frequenze irregolari, di sospensioni, di bocciature. La popolazione carceraria in genere, come risulta da numerose ricerche criminologiche, in alta percentuale non ha concluso il ciclo di insegnamento obbligatorio”.
L’abbandono della scuola ha un incidenza negativa nella formazione della personalità dei minori, spesso già segnati, nella loro infanzia e nella loro fanciullezza, da un vissuto non sereno nell’ambiente familiare, da una crescita difficile e disturbata.
Dalla scuola che li esclude o dalla quale si autoescludono allontanandosi, questi ragazzi vengono privati di quei contenuti di umanità, di socialità, di cultura che la scuola trasmette.
Per questo la lotta all’evasione scolastica viene considerata una delle strategie primarie per la prevenzione della delinquenza minorile. La scuola dunque, oggi è chiamata in causa direttamente sia per interrogarsi sulle ragioni dell’abbandono, sia per rinnovare un impegno deciso, d’intesa con le altre istituzioni dello Stato, per evitare di essere abbandonata proprio da quelli che hanno maggior bisogno della sua opera educativa.
La criminologia ha analizzato le correlazioni fra delinquenza minorile ed abbandono scolastico, individuando una serie di fattori che attengono da un lato alle condizioni di vita e d’ambiente dei minori, dall’altro alle carenze e inadeguatezze dell’istituzione scolastica.
Sotto il primo profilo si pone l’accento sulle condizioni esistenziali del minore in un contesto familiare disgregato, di per sé causa di tensioni, di carenze affettive, di insicurezze, che incidono nel processo formativo della personalità ed inevitabilmente si riverberano sul rendimento scolastico.
Fra i fattori che attengono alle carenze dell’istituzione scolastica, si richiama la funzione selettiva di una scuola caratterizzata da una forte competitività che si esprime in strumenti quali il voto, il primo della classe, la bocciatura ed altri quali il prestigio, la valorizzazione, oppure lo scherno, la sottile ironia.
Un tale sistema finisce per penalizzare, emarginare proprio quegli alunni culturalmente meno dotati, si convincono che la scuola non è fatta per loro.
Ogni anno,nel nostro Paese,circa 75000 alunni non completano la scuola dell’obbligo. L’evasione scolastica è un fenomeno diffuso su tutto il territorio nazionale, soprattutto nelle zone dove sono presenti sacche di marginalità. Si manifesta, peraltro, con maggiore preoccupante evidenza nelle regioni del Mezzogiorno ed in particolare nelle aree depresse e nelle periferie urbane esposte al rischio criminale.
A Taranto le aree a forte rischio di devianza sono quelle della Città Vecchia, antico centro storico, fortemente degradato nonostante i piani di restauro ed i primi esempi di recupero, i quartieri Paolo VI e Salinella, densamente popolati, che presentano tutte le negatività e di problemi comuni ai grandi insediamenti popolari, ed il rione Tamburi che si trova a ridosso del IV centro siderurgico.
Si tratta di zone interessate ad una forte presenza criminale dove vi è anche un preoccupante coinvolgimento di minori in attività delinquenziali.
Provengono quasi esclusivamente da questi quartieri i minori tarantini che commettono reati, sono ragazzi evasori agli obblighi scolastici perché proprio in quelle aree a rischio si registra la maggiore diffusione, dei fenomeni della dispersione. Bisogna però riconoscere che se la scuola ha le sue colpe, è ingiusto attribuirle responsabilità esclusive, anche perché vi è il concorso di una molteplicità di altri fattori e la presenza di gravi problemi che investono le fasce emarginate della popolazione.
In questo contesto la scuola, in sintonia con le altre strutture pubbliche e private e con tutta la comunità civile deve saper superare ogni resistenza, per recuperare tutti quelli che evadono, nella consapevolezza che ogni minore che abbandona definitivamente la scuola può diventare un delinquente.
Non mancano iniziative mirate alla lotta all’evasione scolastica, il M.P.I ha promosso, a partire dal 1989, un progetto pilota per il recupero della dispersione proprio in quelle aree geografiche in cui è più marcata la correlazione fra insuccesso scolastico, disagio e rischio educativo.
Taranto è una delle province pugliesi, con Bari e Foggia, in cui è operativo il progetto: sono state individuate le aree a rischio e in questo contesto sono state sviluppate varie attività di coordinamento all’interno dell’istituzione scolastica e altre istituzioni interessate.
Inoltre una scuola può rendersi interessante anche ad un’utenza difficile, se unisce all’attività didattica altre attività non disciplinari, che stimolino l’intelligenza, la creatività, l’animazione.
E’ quanto si è tentato di fare con la scuola a tempo prolungato nell’ottica della pedagogia compensativa che si realizza con il “dare di più a chi a di meno”. Si tratta di una metodica d’insegnamento moderno ed efficace, valida per ogni tipo di scuola, che forse meglio risponde all’esigenza di rendere gratificante la frequenza,anche da parte dei ragazzi difficili dei quartieri a rischio.
Infatti la scuola a tempo prolungato riesce a fornire, oltre alla necessaria integrazione scolastica, un ampio ventaglio di attività formative e ludiche, dai laboratori alle attività sportive, dall’attività musicali all’informatica, che ai ragazzi fanno considerare la scuola amica e costituisce un’alternativa alla vita di strada.
Per gli alunni che comunque abbandonano occorre un impegno più articolato, a cui sono chiamati gli enti locali e le organizzazioni di volontariato. E’ necessaria un’azione di recupero individualizzato, caso per caso, un’opera di sostegno alle famiglie in difficoltà dal punto di vista psicologico, per aiutarle a superare la loro crisi, sia dal punto di vista economico.
Tutto ciò richiede un forte impegno da parte della società civile, a tal proposito si richiama l’attenzione alla legge 19 luglio n.216, nella prospettiva di eliminare le condizioni di disagio dei minori e di favorirne la crescita.
Questa legge sta stimolando il sorgere di numerose iniziative di volontariato che opera nella direzione del recupero scolastico e della prevenzione delle devianze.
Infine sta cambiando anche il ruolo del giudice dei minori, in tutore dei diritti e promotore degli interessi di questo. Ciò si rivela essenziale perché sia salvaguardato come tutti gli altri diritti del minore, anche il diritto allo studio.
Infine, credo che non si possano trarre delle conclusioni riguardo i due fenomeni ampiamente discussi in questa tesi.
Ciò che occorre fare è provocare dei percorsi di riflessione, perché chi opera insieme agli adolescenti devianti, si impegni a trovare delle soluzioni efficaci per risolvere i problemi di questi ragazzi.
Ciò vuol dire saper riconoscere la loro dignità, e quella di ogni ragazzo che incontra difficoltà nel proprio percorso evolutivo.

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.