Analisi di un testo su un progetto di educazione sessuale: metodologie da applicare – Dott.ssa Daniela Campoli

Ho cercato di riprodurre le varie dimensioni della sessualità che loro menzionano attraverso la visione di un ciclo di film, ho provato ad inserirci una discreta parte dei 39 obiettivi da loro proposti. Come supporto tecnico mi sono servita di questionari e materiale vario reperito presso il C. G. di Genzano di Roma. Ho integrato il modello di Bazzo e Del Re con quello del progetto E.A.S. nell’area dei Castelli Romani per arrivare a un corso di educazione all’affettività completo. Giuseppe Bazzo e Giorgio Del Re, in quanto autori di un programma di “educazione sessuale e relazionale-affettiva”(1), hanno identificato un modello di collaborazione tra scuola e servizi allo scopo di evidenziare i fondamentali elementi di riferimento per un progetto comune. La loro proposta è stata elaborata partendo da quella dell’Istituto Internazionale di Sessuologia di Firenze. Questo progetto dovrebbe favorire negli insegnanti l’acquisizione delle competenze pedagogiche utili nell’affrontare un percorso educativo con gli alunni senza escludere, se richiesta, l’intercambiabilità con gli operatori sociosanitari nella conduzione delle diverse fasi del programma di educazione sessuale. Infatti secondo Bazzo e Del Re, psicologi della Asl n.10 della Regione Veneto, la presenza di particolari competenze e conoscenze negli operatori scolastici e sociosanitari può influenzare notevolmente la qualità del progetto e la sua riuscita. Bazzo e Del Re sostengono, inoltre, che la programmazione non deve essere intesa come una procedura rigida, ma come una predeterminata organizzazione di obiettivi per l’acquisizione di capacità. Definire la programmazione, cioè un processo che pianifichi intenzioni ed azioni educative, non rappresenta una “gabbia”, consente invece una flessibilità di adattamento in funzione di situazioni particolari o imprevedibili. Bazzo e Del Re suggeriscono ai docenti di chiedere agli studenti di esaminare i ruoli delle donne e degli uomini, invitando la classe a mettere in discussione alcuni stereotipi riscontrati all’interno della stessa. L’insegnante dovrà sottolineare che i suddetti ruoli non sono legati soltanto alle differenze fisiche, ma che sono soprattutto il risultato della cultura di ogni società. L’insegnante che programma i propri interventi educativi è continuamente obbligato a valutare e a prender decisioni rispetto al processo di insegnamento/ apprendimento, diventando, di fatto, un “agente decisionale” ( 2).
Bazzo e Del Re si ispirano a Cooper, autore nel 1986 di “Tecniche dell’insegnamento in classe” secondo il quale l’insegnante deve decidere in riferimento a tre funzioni principali: pianificazione; implementazione; valutazione.
– La funzione di pianificazione implica l’osservazione del comportamento degli alunni, la valutazione dei loro bisogni, la predisposizione in sequenza degli obiettivi, le decisioni.
-La funzione di implementazione richiede la messa in pratica delle decisioni prese nella fase di pianificazione, l’esame delle risposte attive attraverso rinforzi e feedback.
– La funzione di valutazione richiede la messa a punto di strumenti di verifica per la raccolta e l’analisi delle informazioni utili alla formulazione di un giudizio. Tale giudizio consente di sviluppare la funzione di feedback.
Il feedback costituisce, quindi, una nuova informazione che l’insegnante potrà elaborare per confermare o modificare la propria attività educativa.

Cooper propone, inoltre, un modello che consente di capire il ruolo degli operatori (sia scolastici che sociosanitari) in rapporto agli interventi.

I postulati di questo modello sono:

– Il processo educativo mira a cambiamenti che comprendano il pensiero, il comportamento e gli atteggiamenti dello studente.

– Gli operatori possono modellare attivamente il proprio comportamento in relazione agli effetti delle loro attività.

– L’insegnamento è un processo migliorabile in modo analitico.

– Gli operatori possono reciprocamente influenzarsi e influire sull’apprendimento degli studenti.

Questo modello è stato scelto da Bazzo e Del Re come schema organizzativo in quanto permette facilmente l’esame dell’operato degli insegnanti.

Per quel che riguarda, nello specifico, le competenze professionali necessarie per affrontare il tema dell’educazione sessuale, sono state raggruppate in quattro aree:

– Conoscenze riguardanti l’apprendimento e lo sviluppo in relazione ai contenuti della sessualità e dei nodi problematici dello sviluppo sessuale.

– Atteggiamenti facilitanti l’apprendimento e la collaborazione con le agenzie educative.

– Conoscenza dei contenuti dell’educazione sessuale e dei diversi approcci metodologici.

-Repertorio di abilità professionali nel campo della consulenza, della formazione e della ricerca.

Queste competenze professionali sono fondamentali per gli insegnanti che desiderano favorire lo sviluppo di una sessualità e di una affettività serena negli studenti. Bazzo e Del Re, citando autori come Rogers, Francescato, Putton, e Gordon, individuano quattro classi di atteggiamenti degli insegnanti che influenzano significativamente l’educazione sessuale come ogni altro tipo di intervento educativo:

– gli atteggiamenti nei confronti di se stessi. Essere consapevoli delle proprie posizioni ideologiche, della propria formazione culturale, delle difficoltà che possono nascere davanti a determinati argomenti, sostengono Bazzo e Del Re, consente all’insegnante di affrontare con sicurezza l’educazione sessuale, instaurando relazioni umane autentiche per un’efficace comunicazione con lo studente.

– gli atteggiamenti nei confronti degli studenti. Gli autori, riferendosi al lavoro di Carl Rogers (3), pongono al centro del processo educativo la relazione tra l’insegnante e l’alunno. In questa relazione, fondata su stima e rispetto reciproci, l’insegnante deve essere autentico in ogni momento del suo lavoro, affinché lo studente si senta compreso e accettato. Infatti l’apprendimento deve essere attuato in un clima di libertà, deve essere significativo, automotivato e basato sull’ esperienza. Per Rogers il docente deve essere un facilitatore dell’apprendimento e ci deve essere un rapporto empatico tra docente e discente.

– gli atteggiamenti nei confronti dei colleghi, dei genitori e degli esperti;

Sono necessari una coordinazione e un confronto non solo tra gli insegnanti delle varie discipline, ma anche con gli operatori sociosanitari chiamati a collaborare al progetto. E’ importante che tutti gli operatori abbiano stabilito uno scopo comune e assegnato le responsabilità e i compiti riguardanti la conduzione delle attività educative. I percorsi da intraprendere, affermano gli autori di questo progetto, devono essere preceduti da una riflessione collegiale per stabilire gli obiettivi, i contenuti e le modalità operative. Nel confronto tra insegnanti ed esperti, inoltre, sarebbe utile ai fini di una buona riuscita, privilegiare la ricerca di legami e l’accettazione anche di opinioni contrastanti intese come ricchezze.

La famiglia costituisce l’ambiente dove il bambino e l’adolescente trovano i modelli comportamentali atti a costruire i primi riferimenti morali e intellettuali. Infatti l’educazione sessuale è naturalmente avviata all’interno di essa fin dai primi giorni di vita del futuro adolescente. Il ruolo della famiglia in materia di educazione sessuale è fondamentale e prioritario, osservano Bazzo e Del Re, “anche se questo carattere di dominanza non ha sempre un intrinseco valore di positività”(4).
Il progetto educativo deve accomunare la scuola alla famiglia, pur con ruoli e funzioni differenti. Il confronto con i genitori è un’occasione importante per il coinvolgimento delle famiglie nel programma di educazione sessuale. I genitori, spesso, pur riconoscendo l’importanza del tema da trattare, hanno difficoltà ad affrontarlo nel rapporto con i figli. Credo che una delle motivazioni all’origine di tale difficoltà risieda nel timore di dover parlare della propria sessualità. Da questo la necessità di delegare alle istituzioni il compito di intervenire nell’ambito dell’educazione sessuale.

Il percorso educativo più efficace deve quindi essere identificato all’interno dei bisogni contraddittori che emergono dal confronto adolescenti-famiglie-scuola-servizi.

– Atteggiamento degli insegnanti nei confronti dell’educazione sessuale.

I docenti non devono essere costretti ad insegnare una materia che non suscita il loro interesse. L’apprendimento degli studenti, spesso, è strettamente collegato alle motivazioni degli insegnanti. Bazzo e Del Re prendono in esame alcuni atteggiamenti degli insegnanti nei confronti dell’educazione sessuale, con riferimento ad alcuni studi (5):

-L’evitamento, ossia un comportamento che si chiude agli interessi e alle curiosità degli studenti;

– l’osservazione silenziosa in cui la scelta dell’insegnante, si pone come osservazione senza implicare capacità progettuali e successivi interventi.

– la disponibilità dipendente, ossia un impegno parziale consistente in una generica disponibilità ad accogliere le domande degli studenti e a darvi risposte ritenute pertinenti e adeguate. Si ritiene in questo di affrontare l’argomento “sesso” solo quando se ne presenta l’occasione.

– l’intervento propositivo dovrebbe essere supportato da una competenza mirata e da una conoscenza approfondita dei componenti che interagiscono in un percorso di educazione sessuale.

E’ utile fornire gli insegnanti di strumenti adatti affinché la progettualità sia valorizzata. Una conoscenza approfondita dell’argomento insegnato è un requisito indispensabile per ogni insegnante. Per una comunicazione efficace l’insegnante prima degli studenti deve avere padronanza dei contenuti che intende trattare. Gli adulti, in genere, ritengono che le loro conoscenze riguardo la sessualità siano sufficienti ed esaurienti. Questo nella convinzione che “come adulti ci si sente garantiti dal fatto di possedere esperienze e sufficiente maturità psicologica per poter dialogare senza problemi sull’argomento con i ragazzi” ( 6).
Bazzo e Del Re, tuttavia, sostengono che l’esperienza personale, pur importante e significativa, non sia sufficiente. Questo convincimento nasce dall’esperienza degli autori che si sono confrontati con insegnanti nell’ambito di iniziative formative appositamente organizzate su proposta dei primi.
Una corretta conoscenza delle questioni della sessualità consente all’insegnante la necessaria sicurezza intellettuale, l’abilità nel gestire i contenuti dell’educazione, la definizione e l’analisi degli obiettivi e la scelta dei contenuti rilevanti. In definitiva la corretta conoscenza aiuta ad elaborare programmi di educazione sessuale più puntuali e coerenti con i bisogni educativi degli studenti.

Gli autori fanno riferimento al comportamento in relazione alla comunicazione. Ricordano che la comunicazione come informazione, comprende due tipi di messaggio: quello “digitale”, costituito essenzialmente dall’aspetto verbale; quello “analogico”, costituito dai messaggi corporei che accompagnano qualsiasi comunicazione e che spesso avvengono in modo inconsapevole. Molti studiosi hanno dimostrato che il linguaggio analogico rafforza l’efficacia del passaggio dell’informazione e quindi del processo di insegnamento-apprendimento. Il tono della voce, la mimica del volto e la postura generale del corpo sono informazioni che dall’emittente arrivano al ricevente in modo diretto. E’ quindi necessario conoscere e gestire correttamente l’aspetto analogico del linguaggio perché, se la parte digitale e quella analogica sono in contrasto, si compromette la trasmissione dell’informazione, producendo “l’effetto rumore” ben descritto dalla teoria dell’informazione .

La comunicazione analogica risente delle emozioni e dei sentimenti dell’insegnante che si trova ad affrontare argomenti che coinvolgono la propria sfera più intima. L’insegnante dovrà tenere presenti questi suoi stati d’animo, senza negarli, per gestirli in modo adeguato al contesto educativo. Il docente, sostengono Bazzo e Del Re, deve avere un repertorio comunicativo che comprenda le seguenti capacità di: utilizzare il codice linguistico più adeguato all’utente; alternare i momenti della produzione dei messaggi con quelli dell’ascolto; controllare il linguaggio del corpo; assumere un ruolo comunicativamente efficace all’interno dei vari gruppi.
La genuinità, l’accettazione incondizionata e l’empatia, dunque, sono condizioni necessarie per l’instaurarsi di un rapporto significativo.

Gordon suggerisce alcune modalità per comunicare “accettazione” :ascolto passivo (silenzio); messaggi d’accoglimento; inviti calorosi; ascolto attivo.

– L’ascolto passivo permette al discente di esporre i propri problemi senza essere interrotto. Questo tipo di ascolto permette al docente di evitare di commettere errori nella comunicazione.

– Di tipo verbale (“Ti sto ascoltando”, “continua”, ecc.) o non verbale (un sorriso, un cenno della testa, ecc.), indicano allo studente che l’insegnante lo segue e lo ascolta.

– Il silenzio, i cenni di attenzione e le espressioni facilitanti sono comunque dei limiti all’interazione, infatti, chi parla non riesce a capire se l’altro lo comprende: rileva soltanto che lo sta ascoltando.

Incoraggiare lo studente a parlare e ad approfondire quanto sta dicendo è più efficace.

– Ancora più efficace è l’ascolto attivo che è in grado di collegare “emittente” e “ricevente”. L’insegnante “riflette” il messaggio dello studente senza emettere giudizi personali. L’ascolto attivo non rispecchia le “parole”, ma i sentimenti che le sottendono. L’adolescente percepirà così l’accettazione e la comprensione dell’insegnante. L’ascolto attivo è un metodo che richiede la concomitanza di alcuni atteggiamenti per essere efficace: volontà di ascoltare; genuina accettazione dello stato d’animo dello studente; fiducia nelle capacità che ha l’altro di gestire i sentimenti; consapevolezza che gli stati d’animo sono transitori; riconoscimento dell’identità indipendente dell’altro.

Altre abilità specifiche suggerite da Gordon sono: decidere quando avviare le attività di educazione sessuale; gestire gli spazi fisici a disposizione; determinare se il lavoro deve essere individuale, di gruppo o per l’intera classe; decidere la frequenza delle lezioni; saper usare strumenti come immagini, testi, ecc.; avere competenze riguardo le dinamiche di gruppo. Oltre alle abilità tecniche dell’insegnante, è importante che l’operatore sociosanitario conosca lo sviluppo sessuale e i nodi problematici legati a questo. Bazzo e Del Re hanno trovato adeguata, come guida alle attività da proporre agli operatori, la metodologia introdotta da Giommi e Perotta, integrandola con i contributi della metodologia dell’educazione socio-affettiva e sessuale di Francescato e dei suoi collaboratori. Vengono utilizzati tre canali di comunicazione, che si integrano tra loro, per facilitare l’ apprendimento:

-l’ uso di immagini per stimolare l’attenzione, la motivazione e la sollecitazione dell’attesa;

-la trasmissione e la ricezione del messaggio verbale per apprendere i contenuti teorici;

-l’utilizzo di giochi, di esercitazioni, di ricerche di gruppo e individuali per confrontare l’informazione ricevuta con le conoscenze ed esperienze personali. Nell’introdurre l’uso delle immagini le tecniche principali da utilizzare sono: diapositive per programmi di educazione sessuale, programmi a cartoni animati, film di fiction, utilizzo di lucidi e fotografie.

Personalmente, ho utilizzato principalmente i film come tecnica di supporto all’informazione .E’ stata utile sia per analizzare situazioni relazionali, sia come stimolo per risposte emotive.

Per quanto riguarda il progetto E.A.S come ho detto nel capitolo precedente, gli interventi si basano su gruppi di lavoro con gli insegnanti, spazi d’ascolto con i docenti, per rilevare i problemi del gruppo-classe oppure spazio consultorio psico-sociale, dove gli operatori socio-sanitari effettuano consulenze.

Secondo Bazzo e Del Re si può investigare la sessualità umana, da prospettive differenti, con riferimento a diverse dimensioni in cui sono racchiusi 39 obiettivi:

-DIMENSIONE CULTURALE, si riferisce all’assunzione di ruoli sessuali maschili e femminili, in quanto l’identità di genere è fondamentale per la graduale consapevolezza del proprio ruolo sessuale. Questa dimensione è presente in modo particolare nel film “Come te nessuno mai”.

Essa include:

-Ruoli e comportamenti. L’obiettivo è quello di determinare i ruoli sessuali, individuando tutti i fattori(sociali, culturali, politici) che li determinano. Tra gli strumenti a disposizione dell’insegnante Bazzo e Del Re propongono un breve questionario a risposta aperta sull’argomento. In questo caso io propongo per alcuni film domande relative alla identificazione con i personaggi, e il manuale “Imparare ad Amarsi”che utilizzerò anche per la dimensione biologica.

-Ruoli sessuali e società. L’obiettivo è riscontrare il significato dei ruoli sessuali assunti in società e in epoche storiche diverse.

-Lo scambio dei ruoli. L’obiettivo è sperimentare lo scambio dei ruoli, comprendendone i benefici della flessibilità. Questo nella pratica si concretizza attraverso il “role playing”.

-Gli stereotipi. L’obiettivo è discutere criticamente degli stereotipi sessuali e di suggerire comportamenti alternativi. Tale obiettivo non si raggiunge in “Mignon è partita”.

-Stereotipi e mass media. L’obiettivo è quello di individuare il ruolo dei mass-media nell’apprendimento degli stereotipi sessuali.

Nel progetto E.A.S la dimensione culturale è meno riscontrabile, perché si mira di più alle altre dimensioni.

-DIMENSIONE BIOLOGICA, ossia i mutamenti biologici e psicologici che caratterizzano la persona. In relazione a questo aspetto, come strumento di supporto utilizzo il manuale di educazione sessuale”Imparare ad Amarsi” di Roberto Prigione.

Tale dimensione include:

-Io, la mia crescita, il mio corpo. L’obiettivo è quello di rappresentare le fasi di crescita delle persone e in particolare la pubertà e l’adolescenza. Particolare attenzione dovrà essere riservata alla spiegazione di eventi nuovi legati alla sessualità (turbamenti, prima mestruazione, prima polluzione, ecc.)

-Come mi sento con il corpo che cambia. L’obiettivo è l’individuazione delle emozioni e dei pensieri collegati allo sviluppo della pubertà e dell’adolescenza.

-Come siamo fatti. L’obiettivo è conoscere l’anatomia e la fisiologia genitale maschile e femminile.

-Con il corpo comunico. L’obiettivo è il confronto tra adolescenti coetanei sulle possibilità comunicative del corpo e sui suoi elementi di attrazione. Infatti spesso l’adolescente si serve del corpo come forma di espressione delle difficoltà, per esempio attraverso sintomi somatici come l’obesità, l’anoressia, la bulimia.

Gli obiettivi di tale dimensione sono stati affrontati da me grazie al manuale sopracitato che ha la capacità di unire disegni e fumetti a un linguaggio accessibile ai ragazzi.

Per quanto concerne il progetto E.A.S questa è una delle dimensioni che in esso prevale soprattutto attraverso le consulenze che offre ai ragazzi nello spazio consultorio sanitario.

-DIMENSIONE RELAZIONALE-AFFETTIVA ossia la sessualità è anche relazione, perché l’individuo per natura è alla ricerca di relazioni significative. Questa è una delle dimensioni prevalenti, nel laboratorio di cineforum svolto durante il mio tirocinio.

Tale dimensione include:

-Riconosco le emozioni .L’obiettivo è il riconoscimento delle reazioni emotive e l’ampliamento delle espressioni verbali che le descrivono.

-Riconosco le emozioni degli altri. L’obiettivo è quello di discriminare e riconoscere negli altri gli stati emotivi collegati a determinati accadimenti.

-Analizzo gli episodi emotivi. L’obiettivo è quello di analizzare gli episodi emotivi e suddividerli in: la situazione; il pensiero del protagonista; le sue emozioni;il suo comportamento e il risultato dello stesso. Le emozioni vissute vengono commentate interiormente.

E’ importante che gli adolescenti comprendano ciò che determina i loro stati d’animo .Spesso, invece, scorrettamente si crede che siano gli eventi esterni a determinare gli stati d’animo. Questo obiettivo si riscontra nel”Giardino delle vergini suicide”, in “Mignon è partita”e in “Fuga dalla scuola media”.

-Collego pensieri a emozioni. L’obiettivo è collegare i pensieri a stati emotivi, siano essi piacevoli, spiacevoli e neutri. Ciò l’ho riscontrato soprattutto in”Fuga dalla scuola media”.

-Riconosco i pensieri positivi .Obiettivo è l’individuazione dei pensieri a seconda degli stati d’animo che provocano.

-Le mie relazioni. Obiettivo è la riflessione sulle proprie relazioni e l’identificazione delle loro caratteristiche principali.

-I rapporti con i genitori. Obiettivo è l’identificazione delle aree di condivisione e di quelle di conflitto con i propri genitori, nel riconoscimento delle proprie richieste di autonomia della famiglia. Il rapporto con i genitori è un elemento presente in tutti i film.

-Io e gli altri:farsi gli amici. Obiettivo è riconoscere i comportamenti necessari per sviluppare le amicizie, comprendendo i bisogni. Ciò è riscontrabile nel film “Le due amiche”.

-Le doti di un amico. Obiettivo è riconoscere le qualità che desideriamo negli amici. L’amicizia specie durante l’adolescenza è un legame ricercato. Infatti si riscontra tale obiettivo sia nel progetto E.A.S. attraverso i risultati dei questionari sia nel ciclo di film da me proposto.

-Osservo il linguaggio del corpo. Obiettivo è il riconoscimento dei comportamenti di interazione non verbale.

-Riconosco i modi di interagire. Obiettivo è il riconoscimento dei comportamenti apatici, di quelli aggressivi e di quelli assertivi. Questo aspetto si riscontra sempre nel film “Fuga dalla scuola media”.

-Migliorare le capacità di ascolto. Obiettivo è quello di incrementare le abilità di attenzione e di ascolto nel rapporto con gli altri.

-Capisco se qualcuno ha bisogno di aiuto. Obiettivo è riconoscere se l’altro ha bisogno di aiuto e individuare i mezzi più opportuni per fornirgli il sostegno necessario.

-Risolvo i problemi interpersonali. Obiettivo è sviluppare le capacità di individuazione e di risoluzione dei problemi interpersonali.
-Esprimo le mie opinioni. Obiettivo è riconoscere le opinioni altrui e riuscire ad esprimere intesa o discordanza esponendo le proprie considerazioni su alcuni aspetti della sessualità.

-Mi confronto sul fenomeno dell’innamoramento .Obiettivo è riflettere e discutere sull’esperienza dell’innamoramento. Tale esperienza si riscontra sia nei questionari, sia nei film visti. E’centrale in: “Il Tempo delle mele”, ”Come te nessuno mai”, e” Mignon è partita”.

-La coppia. Obiettivo è quello di delineare le caratteristiche della coppia, le sue funzioni, i suoi bisogni.

-La famiglia. Obiettivo consiste nell’individuazione e nel confronto delle caratteristiche della famiglia, delle sue funzioni, dei bisogni che le relazioni familiari soddisfano.

Anche questa è una dimensione importante se rapportata al progetto E.A.S che si esprime attraverso i questionari amicizia e amore soprattutto, in quanto sono sentimenti che implicano relazioni significative. Questo si riscontra anche nelle risposte date dai ragazzi alle schede di attivazione, perché questi sono i loro temi preferiti.

-DIMENSIONE LUDICA, in quanto gioco, comunicazione, scambio caratterizzano la sessualità. Questo aspetto della sessualità si riscontra soprattutto nel “Tempo delle mele”.

Tale dimensione si suddivide in:

-Per me è piacevole… Obiettivo è classificare le proprie esperienze piacevoli ,siano esse individuali o di relazione, ed esprimere le emozioni legate all’esperienza del piacere.

-Attribuisco un significato alla sessualità. Obiettivo dichiarato è l’attribuzione di un significato alla sessualità umana. La messa in discussione dei valori della sessualità provoca nei giovani una difficoltà a trovare significati che costituiscono un valido punto di riferimento per le proprie scelte.

-La sessualità come la vivo. Obiettivo è poter trovare espressione alle proprie opinioni riguardo ai comportamenti sessuali dei pari.

-La sessualità :cosa succede nel mio corpo. Obiettivi sono la conoscenza delle trasformazioni che avvengono nel corpo durante l’attività sessuale e la consapevolezza delle emozioni ad esse associate.

-Cosa penso dell’omosessualità. Obiettivo è comprendere il fenomeno ed arrivare ad esprimere un’opinione priva di pregiudizi.

-La sessualità nei mass-media. Obiettivo è quello di analizzare l’uso dell’immagine erotica nei mass-media e nella pornografia.

-Conosco l’Aids e le malattie a trasmissione sessuale. Obiettivo è l’informazione sull’Aids e sulle malattie a trasmissione sessuale con spiegazioni sui meccanismi di trasmissione, i comportamenti a rischio e le modalità preventive. Anche in questo caso sia io sia Bazzo e Del Re, che i realizzatori del progetto E.A.S proponiamo un questionario.

-Assumo comportamenti responsabili. Obiettivo è l’individuazione di comportamenti adeguati a risolvere le situazioni interpersonali problematiche per la prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale.

-I miei atteggiamenti verso l’Aids e le persone sieropositive. Obiettivo è l’analisi dei comportamenti che emarginano le persone sieropositive.

Questa dimensione è presente a tratti nel progetto E.A.S. attraverso le risposte alle schede di attivazione da cui deriva una scarsa conoscenza sia delle malattie, sia delle modalità di trasmissione di tali malattie.

– DIMENSIONE RIPRODUTTIVA: sempre per Bazzo e Del Re la dimensione riproduttiva è una delle principali della sessualità, poiché non ve ne sono altre dello stesso valore. Il film che tratta maggiormente tale dimensione è “Le regole della casa del sidro”.

Tale dimensione è suddivisa in :

-Avere un figlio?Obiettivo è arrivare a una maternità e una paternità responsabili.

-La nascita. Obiettivo sono le conoscenze del processo riproduttivo e dei fenomeni ad esso collegati. Anche in questo caso gli autori consigliano la somministrazione di un questionario. Io durante il mio corso propongo del materiale aggiuntivo per integrare alcuni aspetti tecnici, che non compaiono nei film.

-La contraccezione. Obiettivo è quello di far comprendere i metodi contraccettivi e i loro meccanismi d’azione. Tale obiettivo almeno nella visione dei film in generale, è quello più difficile da trasmettere. Per questo ho ritenuto opportuno compensare questo aspetto attraverso la somministrazione del questionario a risposta chiusa, proposto anche dai promotori del progetto E.A.S che anche Bazzo e Del Re consigliano.

Per Bazzo e Del Re la collaborazione tra operatori e insegnanti costituisce un elemento di notevole importanza per una metodologia efficace. La condivisione di momenti formativi comuni e il supporto degli esperti durante l’attività aiutano a superare il disagio degli adulti a parlare di sessualità agli adolescenti, consentendo un’adeguata pianificazione delle attività e dei compiti.

L’educazione sessuale svolge anche un efficace ruolo preventivo: non affrontare l’argomento e adottare il “metodo del silenzio” contribuisce a creare negli adolescenti eccessi fantastici e comportamentali, paure, ansie e sensi di colpa.
L’educazione sessuale non deve essere soltanto trasmissione di informazioni, ma deve essere inserita nell’ambito delle capacità comunicative e relazionali. Un moderno progetto di educazione sessuale “deve rispondere alla doppia esigenza di corrette informazioni biologiche associate a un’educazione socio-affettiva che permetta di conoscere non solo l’anatomia degli organi sessuali, ma anche le funzioni relazionali ad esse correlate.

Insegnanti e genitori dovrebbero avere inoltre un accesso facilitato ai consultori per chiedere aiuto nel risolvere i nodi cruciali dell’educazione sessuale o dell’esperienza sessuale degli adolescenti quando si sentono inadeguati o impreparati come educatori. Il counseling in questo caso è uno strumento adeguato per aumentare il livello di comprensione dei problemi.
Per fare educazione sessuale nel migliore dei modi è necessario che interagiscano le competenze degli insegnanti con quelle degli operatori, al fine di affrontare efficacemente il processo formativo degli adolescenti.

Per l’efficacia dei percorsi formativi si deve intervenire in due sensi:

– motivazione personale e capacità di superare le difficoltà davanti a determinati argomenti;

– acquisizione delle conoscenze e delle competenze specifiche.

Gli interventi formativi vengono organizzati sostanzialmente su tre livelli:

-capacità comunicative e in particolar modo di ascolto empatico;

– preparazione multidisciplinare sui vari aspetti della sessualità;

– conoscenza di sé, dei valori, delle motivazioni, dei condizionamenti.

Gli operatori sociosanitari dovrebbero essere in grado di analizzare i bisogni formativi degli insegnanti approvando l’attuazione di percorsi formativi coerenti.
E’ necessario altresì, secondo i nostri autori, identificare le caratteristiche del richiedente. Per esempio è evidente la differenza tra un richiedente di scuola pubblica ed uno di scuola privata, come è diverso il significato della richiesta se essa è stata fatta dagli insegnanti, dai genitori, dagli adolescenti o dalle istituzioni scolastiche più in generale.
Con il mandatario si debbono individuare gli obiettivi formativi con l’intento di delimitare il campo di intervento, ma anche i temi e la durata dello stesso.
Quindi bisognerà scegliere e organizzare i contenuti della formazione. Bazzo e Del Re suggeriscono alcuni criteri efficaci in tal senso sono:

-Criterio della significatività: assume particolare significato il contenuto che permette di raggiungere gli obiettivi prefissati.

-Criterio della validità: i contenuti sono validi quando sono supportati dalla letteratura scientifica e dagli ambiti esperienziali.

– Criterio della possibilità di apprendimento: i contenuti devono essere presentati integrando la struttura cognitiva (conoscenza e abilità) con quella affettiva (motivazione e interesse) dell’insegnante.

Inoltre, secondo gli autori, bisogna organizzare i contenuti in modo sequenziale affinché non ci siano disfunzioni o vengano distribuiti discontinuamente. Si devono fissare i tempi, il numero degli incontri, delle verifiche, ecc.

Le tecniche utilizzate per formare gli insegnanti di educazione sessuale sono:

– simulate (riproduzione di situazioni reali o ipotetiche);

– attività di role playing individuata in tre momenti:

1 – individuazione del problema;

2 – ruoli e scena;

3 – analisi dell’accaduto con intervento guidato);

– micro teaching (lezione simulata registrata, rivista e commentata in gruppo dai colleghi);

– drill and practice (esercitazioni guidate a diversi livelli di profondità)

– discussioni di protocolli registrati, seminari tematici, individuazione delle controattitudini (sentimento contrario, non favorevole, determinato da disagio).
La funzione basilare degli strumenti formativi è quella di stimolare processi di apprendimento e di risposte attive riguardanti le motivazioni, le disponibilità e gli ostacoli di fronte a determinati argomenti.
Attraverso la verifica si può decidere l’adeguatezza degli obiettivi, delle strategie ed il livello di formazione con riferimento alle aspettative iniziali. E’ necessario, inoltre, sviluppare maggiormente l’attività di ricerca che offre la possibilità di uscire dal superficialismo di conoscenze e giudizi, attraverso confronti di esperienze e di modelli di intervento.
In definitiva, maggiore è la competenza dell’operatore, maggiore sarà la probabilità che i problemi dell’educazione sessuale vengano affrontati con successo nel confronto con insegnanti, genitori e adolescenti. Dopo avere delineato la strutturazione del modello proposto dai nostri due autori, passiamo ad esaminare le metodologie nel nostro paese.
La letteratura mette a disposizione una serie di metodologie per l’attuazione dell’educazione sessuale. Queste metodologie enfatizzano l’importanza del lavoro di gruppo (meglio gruppi piccoli) per la possibilità di creare le condizioni più appropriate ad una buona comunicazione interpersonale e a un buon livello di apprendimento. Ruolo fondamentale, generalmente riconosciuto, è quello dell’ insegnante, eventualmente affiancato da un esperto. Uguale importanza è data all’esperienza relazionale più che al passaggio delle mere informazioni; ampia convergenza, poi, nell’individuazione degli atteggiamenti più adatti che l’ insegnante deve assumere per facilitare le capacità espressive degli adolescenti. Le differenze più significative tra le metodologie si notano nella rilevanza data all’aspetto strettamente informativo. Altre differenze si trovano nella organizzazione degli incontri: vi sono situazioni in cui si attende che siano gli adolescenti a porre dei quesiti e a scegliere la direzione da seguire e situazioni in cui si è scelto di operare secondo principi educativi precisi.
Appare comunque evidente, in tutte queste proposte, la necessità di tenere conto di modelli di intervento adatti al mondo scolastico.
In Italia queste sono alcune tra le metodologie più conosciute o applicate.
A partire dalle teorie di Brandes, Taylor e Rogers, l’Uicemp (Unione italiana centri educazione matrimoniale e prematrimoniale) attua una metodologia basata sull’apprendimento attivo da parte dello studente inserito in una dinamica di gruppo, con la presenza dell’insegnante in posizione non direttiva. Principale obiettivo è l’acquisizione di consapevolezza, di valori, di atteggiamenti e di pregiudizi e l’acquisizione di abilità sociali di comunicazione. Questo metodo esperienziale è descritto da Arcidiacono e Gelli .
Forleo, Lombardi e Schiller si ispirano esplicitamente a Carl Rogers nel formulare la loro proposta .

Sottolineano l’importanza del rapporto tra insegnante e studente e gli atteggiamenti che facilitano il processo di apprendimento-insegnamento. L’educazione sessuale deve fornire informazioni e allo stesso tempo sviluppare le capacità comunicative e relazionali.
Si possono distinguere due momenti operativi, secondo questi autori: uno informativo, nel quale si ascoltano le domande dei ragazzi, e uno
di lavoro di gruppo, strutturato secondo varie tecniche e con proposte precise da parte del conduttore. Questo metodo di lavoro è proposto sia per gli insegnanti che per gli operatori.
L’approccio antropo-fenomenologico ha le sue origini in una visione dell’uomo come unità psicosomatica. Gli adolescenti vengono stimolati a “effettuare un’analisi critica dei valori culturali e ad appropriarsi di informazioni e conoscenze al fine di effettuare scelte personali” (12). Più importanti delle norme, secondo questo approccio, sono la consapevolezza e la presa di coscienza di sé e della propria sessualità perché ognuno possa costruirsi il proprio progetto esistenziale riuscendo a relazionarsi positivamente con gli altri. L’educazione sessuale fa parte dell’educazione globale della persona ed è particolarmente legata all’educazione emotiva e affettiva. Anche questo metodo, per quel che riguarda la facilitazione dell’apprendimento, fa riferimento alle teorie di Rogers, dando rilevanza alla progettazione dell’intervento e alla conoscenza delle varie tecniche comunicative e didattiche che l’educatore deve adottare.
Francescato, Putton e Cudini hanno elaborato un metodo di psicologia di comunità per una “educazione socioaffettiva-sessuale”, rivolgendosi a bambini e adolescenti nella loro globalità senza trascurare nessun aspetto della personalità. I professionisti più adatti a condurre le attività sono gli insegnanti, poiché possono stabilire relazioni positive e durature con gli studenti, procedendo parallelamente con la normale programmazione scolastica. L’esperto deve affiancare l’insegnante anche direttamente in classe, se necessario, per discutere le esperienze secondo i modelli della supervisione. L’insegnante deve saper usare le tecniche di comunicazione facilitata, sia individuale che di gruppo. L’aumento dell’autostima, l’accettazione di sé e degli altri, l’individuazione dei limiti e delle capacità di comunicare sentimenti ed emozioni e di stabilire validi rapporti interpersonali, sono gli obiettivi principali di questo metodo. L’obiettivo che riguarda l’aspetto più strettamente sessuale, è quello di sviluppare un atteggiamento positivo generale verso la sessualità, avendo appreso i significati delle relazioni uomo-donna e gli aspetti più strettamente biologici. Anche qui ritroviamo due distinti momenti: quello informativo e quello esperienziale individuale o di gruppo, con la possibilità di utilizzare le tecniche del metodo Gordon (ascolto attivo, messaggi-Io, metodo senza perdenti e circle time) .

L’Istituto Internazionale di Sessuologia ha fatto proprio il metodo di Giommi e Perrotta .Questo metodo tende a collegare le informazioni riguardanti la sessualità umana alle conoscenze in merito alle emozioni, ai sentimenti e agli affetti. Assumono importanza la costruzione del progetto educativo e la tecnica didattica. Per garantire la comunicazione dei contenuti la metodologia operativa prevede tre canali: il canale visivo che favorisce il messaggio verbale, il canale uditivo che riceve il messaggio verbale e il canale di movimento che facilita la trasmissione dello stesso attraverso una personalizzazione. Questo metodo è nato dapprima solo per gli operatori sociosanitari, in seguito è stato proposto anche agli insegnanti.
Tornando alla metodologia di Bazzo e Del Re, si può dire che sono stati presi in considerazione i traguardi educativi, le strategie per il raggiungimento degli obiettivi e la scelta di contenuti rilevanti per la facilitazione del processo di apprendimento. Inoltre sono state individuate procedure per la valutazione dell’efficacia degli interventi.
Le mete educative che gli autori si sono proposti di raggiungere sono: una certa consapevolezza e autonomia degli studenti; l’acquisizione di valori come il rispetto di sé e degli altri; l’espressione di atteggiamenti positivi verso la sessualità; la maggior conoscenza dei vari aspetti della sessualità connessi alla dimensione biologica; la comprensione del processo culturale relativo ai ruoli e comportamenti maschili e femminili; la riflessione sulla sessualità come dimensione relazionale, ludica e riproduttiva.
Nella definizione degli obiettivi è stata operata una distinzione tra quelli verificabili in campo cognitivo e quelli in campo affettivo-relazionale. E’ risultata più complessa l’individuazione degli obiettivi dell’area socio-affettiva e la loro verifica rispetto a quelli dell’area cognitiva. Ma l’osservazione di alcuni comportamenti, che si manifestano in seguito all’intervento educativo, possono essere considerati indicatori dell’avvenuta modificazione.
Analizzando il progetto di questi due autori ritengo che per quanto riguarda la programmazione sia giusto che l’attività svolta in classe sia sottoposta a verifiche in itinere, che permettono di correggere gli interventi fino a una riformulazione degli obiettivi stessi. La capacità di adattamento della programmazione è direttamente proporzionale al successo della stessa. Solo così lo studente può essere aiutato ad assumere atteggiamenti positivi verso la sessualità e il proprio corpo, nel rispetto di sé e degli altri, delle scelte e delle opinioni diverse dalle proprie. Tutto questo in una prospettiva di autonomia, di responsabilità e di originalità nei rapporti interpersonali. La premessa per sviluppare una sessualità e una affettività serena negli studenti, deriva dal considerare i comportamenti dell’adolescente come espressioni di strutture cognitive, affettive e relazionali in fase di passaggio, sulle quali ogni educatore naturale o istituzionale può influire nella realizzazione di adattamenti efficaci e positivi. Gli esperti e gli operatori dei servizi sociosanitari possono dare un importante contributo al lavoro degli insegnanti per quel che riguarda la formazione, la consulenza, la supervisione e la verifica della metodologia scelta e che possano fornire strumenti utili anche ad un’attività con i genitori. Insegnanti e genitori inoltre dovrebbero avere un accesso facilitato ai consultori per chiedere aiuto nel risolvere i problemi inerenti l’ esperienza sessuale degli adolescenti, quando si sentono inadeguati come educatori. In tale caso il counseling è uno strumento adeguato per aumentare il livello di comprensione dei problemi. E’ infine importante la tecnica del circle time, utilizzata dalla psicologia di comunità ed è utile sviluppare la prosocialità per favorire un clima favorevole di apprendimento.

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.