IL SIGNORE DEGLI ANELLI -Dott.ssa Daniela Campoli

LA COMPAGNIA DELL’ANELLO

Il primo libro della trilogia segue, a distanza di qualche anno, le avventure narrate ne ‘Lo Hobbit’, romanzo che per la prima volta ci fa conoscere gli Hobbit e la famiglia Baggins in particolare. Bilbo Baggins, infatti, protagonista della prima avventura di Tolkien e, ormai prossimo a festeggiare il suo 111° Compleanno, decide di organizzare una grandiosa festa nel giardino di casa sua. Alla festa sono invitati gli abitanti della piccola cittadina di Hobbiville compreso Frodo, cugino di Bilbo Baggins, che compie gli anni il suo stesso giorno (22 settembre). Durante la festa però accade un fatto sorprendente che lascia tutti con il fiato sospeso; Bilbo scompare all’improvviso, dopo il suo discorso e sotto lo sguardo sbigottito di tutti i presenti. Come avrà fatto?
Infatti, dopo aver salutato tutti gli amici e i parenti, Bilbo si infila al dito uno strano anello, proprio quello da lui trovato tanti anni prima, nella grotta di Gollum, e che ha il potere, tra gli altri, di rendere invisibile chi lo infila. Quest’Anello è però L’Unico Anello, forgiato da Sauron in persona in epoche remote per controllare tutte le razze e i popoli della Terra di Mezzo attraverso gli altri Anelli del potere, siano essi posseduti da Elfi(tre), Nani(sette) o Uomini(nove). L’Anello, non senza difficoltà, viene ceduto, per ordine di Gandalf, al cugino Frodo, che, come Bilbo, ne ignora la vera natura, fin quando Gandalf stesso, lo stregone amico di Bilbo e Frodo, non comprende di che Anello si tratta e ne illustra la vera natura a Frodo, che decide di partire per una missione disperata nel tentativo di impedire all’Oscuro Signore di Mordor, che nel frattempo si era risvegliato dopo l’ultima sconfitta nella quale aveva perso proprio l’Anello, di rientrarne in possesso.
Così Frodo ed altri tre hobbit, il giardiniere ed amico Sam Gangee, Pipino e Merry, si incamminano lungo la strada che dovrebbe portarli come prima meta del viaggio alla città di Rivendell (Gran Burrone) dove li dovrebbe attendere Gandalf. Ma già dai primi passi percorsi il viaggio si presenta estremamente pericoloso. Frodo e i suoi compagni sono infatti inseguiti dai Cavalieri Neri, gli Spettri dell’Anello, gli antichi portatori degli anelli del potere ormai del tutto corrotti da Sauron. A Gran Burrone vengono avvicinati da Aragorn, che da quelle parti è chiamato Grampasso, un Ramingo del Nord amico di Gandalf e da lui inviato al suo posto per proteggere gli Hobbit.
Giunti a Gran Burrone i tre amici possono finalmente riunirsi a Gandalf. Qui Elrond il Mezzoelfo, maestro di sapienza nella Terra di Mezzo, convoca un consiglio di tutti i rappresentanti delle genti libere della Terra di Mezzo per decidere di come liberarsi della malefica presenza di Sauron. A tal fine il consiglio decide che l’Anello deve essere gettato nella Voragine del Fato, sul monte Orodruin, nel bel mezzo della Terra di Mordor. Distruggerlo è infatti l’unica possibilità per gli esseri viventi di allontanare per sempre Sauron. Per una missione così delicata viene formata la Compagnia dell’Anello, composta da 9 membri – i 4 Hobbit, Aragorn, Gandalf, Legolas l’Elfo, Gimli il Nano e Boromir di Gondor
Purtroppo però, mentre Gandalf scopre il mistero dell’Anello di Bilbo, Sauron viene a conoscenza del ritrovamento dell’Unico Anello grazie alla confessione coatta di Gollum, un ex Hobbit ed ex portatore dell’Anello, ed invia al suo recupero i Nazgul, i 9 schiavi dell’anello. Nel frattempo la Compagnia deve guardarsi dalla cupidigia di Saruman il Bianco, vecchio amico di Gandalf ed ora fermamente convinto di poter controllare il potere di Sauron grazie alle facoltà dell’Anello.
Durante l’attraversamento delle Miniere della città di Moria (Khazad-dum nella lingua dei Nani), la compagnia perde Gandalf, precipitato in un abisso per salvare i suoi compagni dal malefico Balrog, creatura creata da Morgoth, il malvagio dei Tempi Remoti di cui Sauron era solo un servitore prima che Morgoth fosse sconfitto. Giunta nei pressi delle cascate di Rauros sul Grande Fiume Anduin, la Compagnia si scioglie perché Frodo assieme al suo servitore Sam Gamgee decidono di intraprendere la missione da soli, per non mettere in pericolo gli altri .
LE DUE TORRI
Da questo momento in poi La compagnia si scioglie, e le avventure si dividono. Il valoroso Boromir, prima della fuga di Frodo aveva cercato di impadronirsi dell’Anello, ma si riscatta pienamente dalla sua colpa salvando la vita a Merry e Pipino, gli altri 2 Hobbit della compagnia e perdendo la propria. Aragorn, Gimli e Legolas si lanciano all’inseguimento degli Orchetti che hanno portato via i due piccoli Hobbit. Lungo la strada incontreranno molti uomini e molte gesta audaci, tra cui la difesa del Fosso di Helm insieme al Re Theoden del Mark di Rohan, e al ritrovato Gandalf, che non era morto come lo credevano i suoi amici, ma anzi era tornato più saggio e potente di prima. Nel frattempo Merry e Pipino che sono riusciti a fuggire, trovano soccorso presso esseri giganteschi, per metà umani e per metà vegetali, gli Ent. Frodo e il devoto Sam invece, si imbattono in Gollum (il cui vero nome ormai dimenticato era Sméagol) il quale, dopo aver cercato di riprendersi il malefico oggetto, decide di aiutare Frodo e Sam nell’attraversamento delle Paludi Morte fino alla Terra di Mordor.

IL RITORNO DEL RE

Nel frattempo, innanzi alle porte della città di Minas Tirith, capitale dell’antico reame di Gondor dopo la caduta di Osgiliath ad opera di Sauron durante l’Ultima Alleanza tra Elfi ed Uomini, Aragorn e gli altri affrontano la grande battaglia contro il Nemico, per tenere lontana la sua attenzione dalla vera Missione, e così, si combatte la grande battaglia nella quale viene sconfitto il capitano degli eserciti di Mordor, Re degli Spettri dell’Anello, Negromante, per mano di Dama Eowyn, sorella di Eomer di Rohan. Perde la vita però anche il Sire del Mark, Theoden, e al suo posto diviene Re proprio Eomer, mentre Faramir, secondogenito di Sire Denethor, sovrintendente di Gondor, e fratello dello scomparso Boromir, diviene sovrintendente alla morte di Denethor, caduto in preda alla follia. Dopo aver riportato questa vittoria insperata, gli eserciti dell’Ovest capitanati da Aragorn, discendente dei Re di Gondor e pretendente al titolo, si muovono per far guerra a Sauron innanzi alle porte di Mordor.
Durante questa battaglia, quando il male sembra avere il sopravvento, improvvisamente gli eserciti del Nemico si arrestano disorientati. L’Anello è caduto nel fuoco. Frodo ha compiuto la sua Missione, e Sauron è definitivamente battuto. Il male è stato sconfitto definitivamente. L’occhio di Sauron, che fino a quel momento aveva continuato a fissare il mondo, si chiude e torna finalmente la pace nella Terra di Mezzo.
Come noi abbiamo studiato, a scuola, i poemi epici di Omero o l’Eneide, così può darsi che in futuro la trilogia de “Il Signore degli Anelli” venga studiata come una delle pietre miliari del cinema di questi anni. Non so se l’opera di J.R.R. Tolkien dal punto di vista letterario avrà la forza di trovare in futuro un posto di prestigio in letteratura tale da renderla pari agli illustri esempi sopra citati, ma l’opera cinematografica di Peter Jackson può sicuramente essere considerata il poema epico del cinema moderno.
In “Le Due Torri” la storia è meno Frodo-centrica: assumono molta più importanza però tutti gli altri personaggi, dal solare Gandalf (McKellen è mitico) al trio di valenti guerrieri Aragorn, Gimli, Legolas (ognuno con un fortissimo carisma) al duo Merry e Pipino (meglio soli che in compagnia degli altri, sembrano meno stupidi). E poi c’è Gollum che, in una interpretazione (digitale) da nomination all’Oscar, ha rappresentato alla perfezione lo sdoppiamento di personalità e il contrasto tra il lato buono e quello cattivo del personaggio; un attore creato al computer, ma perfetto. Sono stati introdotti anche altri personaggi tra cui spicca la cerchia degli Ent capeggiata da Barbalbero e Theoden . Se la grandezza di Tolkien è stata quella di avere creato un mondo (di elfi, hobbit, uomini,…), un microcosmo, la grandezza di Peter Jackson e dei suoi collaboratori è stata quella di saperlo ricostruire e interpretare, grazie anche all’aiuto della splendida Nuova Zelanda, fornendoci uno dei più grandiosi film che mi sia mai capitato di vedere.

Stampa

Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.