LA COSTRUZIONE E LA GESTIONE DELLA RELAZIONE EDUCATIVA

Costruire la relazione significa disporsi a percorrere un cammino con l’altro i cui tempi, momenti, occasioni non sempre sono predeterminabili. La relazione muta nel tempo: essa è un processo perché implica dinamiche e trasformazioni in ciascuno dei partner.
Ogni relazione in cui è in gioco l’affettività della persona (e la relazione educativa è una di queste) segue delle tappe di sviluppo (precontatto, coscienza dell’altro, contatto, impegno, intimità, deterioramento, dissoluzione) che vanno accettate. Accogliere é diametralmente opposto al fagocitare: è lasciare spazio alla libertà dell’altro, è gettare un ponte per favorire la costruzione dell’identità soggettiva, personale e originale.
La relazione educativa si costruisce con l’altro e per l’altro, si dispone nella dimensione dell’essere-per l’altro, si traduce in ascolto perché “la presenza dell’altro non è presenza biologica, è sostanzialmente appello e pone istanze di accoglimento, stima, rispetto, amore. L’intersoggettività implica necessariamente la promozione dell’altro, il condurlo ad essere una soggettività creativa” (Rossi, 1992).
La costruzione della relazione richiede l’esercizio della parola nella coscienza che la stessa persona è “parola”: prima di ogni linguaggio è il volto dell’altro che ci parla e costruisce l’interazione interpellandoci sul piano esistenziale. Costruire la relazione è accettare la scommessa di saper rompere gli schemi dell’ovvietà e di saper vivere l’avventura con l’altro.

Le motivazioni alla relazione

La relazione è condizione stessa dei processi educativi ed esigenza tanto del soggetto in-formazione (che proprio attraverso la relazione “prende forma”) quanto dell’educatore (che a sua volta è interpellato e modificato dalle dinamiche relazionali). Come tutte le realtà umane anche la relazione si regge su alcune motivazioni.

Le relazioni possono essere motivate da:

– bisogno: ad esempio dettato da esigenze di sopravvivenza, tipico del bambino piccolo o del soggetto malato o handicappato;
– gratificazione: essenziale per il soggetto in-formazione;
– normatività: le regole sono indispensabili per strutturare la propria realtà;
– autoaffermazione: l’adulto è cercato per opporvisi o comunque per un confronto;
– condivisione: tra i partner nascono ragioni condivise;
– preferenza: l’adulto viene scelto come modello o mediatore di modelli che il minore assumerà in modo personale.
E’ da sottolineare che nella relazione educativa è contenuta una finalità implicita, educare alla relazione con gli altri, e che le prime relazioni costituiscono un modello per quelle future.

La gestione della relazione
Gestire la relazione comporta la gestione dell’asimmetria, la gestione delle dinamiche affettive e la gestione dei vissuti.

La gestione dell’asimmetria

Nella relazione educativa c’è una asimmetria tra adulto e soggetto in formazione. E’ centrale l’antinomia autorità (dell’educatore) – libertà (del soggetto in formazione).
Intorno agli anni ’60 -’70 le correnti del permissivismo e dell’anti-autoritarismo hanno messo in crisi il concetto di autorità educativa, negandone il valore e la valenza educativa.
Negli anni ’80 è ritornato con nuovi caratteri e con una maggiore attenzione, il tema dell’autorità dell’adulto, anche se con prospettive e traiettorie d’intervento non ripiegate sul passato. In queste prospettive l’asimmetria (l’adulto è il polo più forte) è giocata su un piano di reciprocità tra ruoli diversi. L’educatore non si può sottrarre alla gestione del controllo; sappiamo che è nel controllo che si annida l’idea di dominio e di potere con il conseguente problema dell’equilibrio e della sintesi fra autorità e libertà. Ma se l’autorità viene intesa come cura educativa, e non espressa con l’autoritarismo o con la fusione o con l’atteggiamento dimissionario può far crescere l’altro.
In questo caso la condizione di superiorità (funzionale, non gerarchica) si manifesta come generatrice della responsabilità dell’altro, non come inibitrice dell’autonomia dell’altro (Le Bouadec, 1998).
Nella gestione del controllo oltre all’azione del dirigere, cioè il far da guida e da testimone da parte dell’educatore, ci sono anche le azioni del seguire e dell’accompagnare.
Nel SEGUIRE c’è la dimensione del governare il rapporto su una serie di vincoli e regole prestabilite; c’è anche la dimensione della gratuità o dono, del non strettamente (contrattualmente!) richiesto. In questo senso seguire diventa lasciare che l’altro si apra da solo la strada interrogandosi sul senso della propria esistenza e giocandosi liberamente tra essere, poter essere e dover essere.
ACCOMPAGNARE è camminare a fianco del soggetto in formazione; è avere la coscienza che quel soggetto vivrà qualcosa che non possiamo immaginare in anticipo. L’educatore deve essere umile, paziente, autentico, spontaneo, leggero, generoso, aperto di spirito, attento alle diversità, empatico e sensibile, per poter veramente accompagnare.
Accompagnare inoltre significa anche lasciare che l’altro si misuri con il mistero della vita e che scopra nell’interiorità la dimensione della propria progettualità.
Così concepita, l’autorità anziché inibente e omologante, è chiaramente responsabilizzante, tesa a disporsi in relazione d’aiuto (Rogers, 1970), un’autorità che libera, che promuove l’individuo, che favorisce l’orientamento del soggetto e la sua autonoma definizione di sé (Franta, 1998).
La relazione è così orientata alla dialogicità, l’io e il tu si appartengono e si comprendono; la dialogicità è impegno etico e culturale dell’educatore perché chiede disponibilità a mettersi in discussione e ad accettare il pensiero divergente.

La gestione delle dinamiche affettive

Per l’instaurarsi di un corretto rapporto educativo è necessario un ricco e positivo legame affettivo tra educatore e soggetto in-formazione. E’ indispensabile, pertanto, che chi opera in campo educativo impari a gestire la qualità affettiva delle relazioni.
La tonalità affettiva delle relazioni non è qualcosa che si improvvisa; si tratta di sintonizzarsi con il mondo interiore dell’altro e di disporsi affinché la persona possa esprimere le proprie emozioni. Lo scarso equilibrio psicologico dell’educatore mette in serio pericolo la relazione educativa.
I vari comportamenti affettivi ed emotivi, con cui l’adulto comunica, conferma o disconferma, sono caratterizzate dalle seguenti coppie di opposti (Franta, 1988):
accettazione/rifiuto, stima/disistima, gentilezza/scortesia, ottimismo/pessimismo, bontà/reattività.

La gestione dei vissuti

Ogni relazione umana è tanto più vera e significativa quanto più è improntata alla trasparenza, alla congruenza ed all’autenticità. L’agire educativo intenzionale è segnato da comportamenti improntati a queste 3 dimensioni.
Attraverso la trasparenza l’educatore rende il più possibile nota l’intera situazione educativa ai membri dell’interazione.
Quando un educatore è congruente adotta nella relazione un comportamento e un modo di essere che siano coincidenti con le proprie scelte, con il proprio orizzonte valoriale, con una propria modalità di rapportarsi al mondo “assumendosi la responsabilità delle proprie imperfezioni e dei propri limiti” (Franta).
L’autenticità, infine, esprime la fedeltà al ruolo educativo, è appello alla responsabilità implicita nella relazione educativa. L’essere autentico esige da parte dell’educatore la capacità di trascendere se stesso per consentire all’altro di realizzarsi nella relazione.
Nel rispetto della trasparenza, congruenza e autenticità, si evitano i rischi di una relazione routinizzata o burocraticizzata nonché spersonalizzante e si creano le condizioni affinché l’altro non sia costretto ad indossare una maschera o a clonare la propria identità sul modello dell’adulto o di proposte massificanti ed omologanti.

RISPOSTA

Quante le strade che un uomo farà?
e quando fermarsi potrà?
Quanti mari un gabbiano dovrà attraversar,
per giungere e per riposar?
Quando tutta la gente del mondo riavrà
per sempre la sua libertà?

Risposta non c’è:
o forse, chi lo sa
perduta nel vento sarà.

Quante volte i cannoni dovranno sparar
e quando la pace farem’
Quanti bimbi innocenti dovranno morir
e senza sapere il perchè?
Quanto giovane sangue versato sarà
finchè un’alba d’amore verrà’

Risposta non c’è:
o forse, chi lo sa
perduta nel vento sarà.

Quando dal mare un’onda verrà?
e i monti lavare potrà?
Quante volte un uomo dovrà litigar
sapendo che è inutile odiar’
E poi quante persone dovranno morir,
perchè siano troppe a morir’

Risposta non c’è:
o forse, chi lo sa
perduta nel vento sarà.

Articolo cercato da : Gozzoli Francesca.

L’ATTEGGIAMENTO DELL’EDUCATORE -Dott.ssa Emanuela Cimmino
L’educatore è colui che indipendentemente dall’ambito in cui lavora e dall’utente si pone come tecnico della relazione , facilitatore del di dentro , tecnico comportamentale , fonnambulo ovvero mira al cambiamento quotidiano dell’altro specie se l’altro è un soggetto deviante.
Lo scopo dell’azione educativa è proprio quello della formazione e del cambiamento nell’altro , non solo , è quello di attivare e potenziare le lacune , le proprie abilità nascoste , si pensi all’utente diversamente abile.
Il sapere pedagogico diventa azione attraverso la ricerca-azione , come diceva Lewin con la sua teoria sul campo , agendo nel campo e con l’utente.
Per questo il vero educatore non è semplicemente colui che insegna , trasmette , o osserva da lontano in maniera indiretta , ma partecipa al percorso educativo assieme all’utente , con osservazione partecipata e partecipante , ponendosi con una coinvolgente relazione educativamente comunicativa tenendo conto del dislivello comunicativo comportando un cambiamento nei confronti del ricevente .
E’ colui che si pone con atteggiamento empatico , entropatico , con atteggiamento per dirla con Rogers incondizionatamente positiva , spontaneo , autentico , considerando chi ha di fronte Persona.
E’ solo attraverso una relazione dialogica comunicativa che si possono conseguire gli obiettivi che si prevedono per ciascun utente.
Ovvio che lo stesso educatore deve essere anche capace di controllarsi emotivamente , sapendo gestire i vissuti emozionali e le esperienze dell’utente in maniera indiretta senza coinvolgimento per evitare il controtransfert .
Empatia non significa coinvolgimento ma entrare in sintonia emozionale e cognitiva , capire cosa quell’episodio , quell’azione possa significare, possa comprendere per l’utente.
Enteropatia , mettersi nei panni dell’altro , con un coinvolgimento professionale ; dal punto di vista pratico vengono attuate metodologie come la simulazione , il role playing , ecc.

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.