IL LIBRO/ Aggressori sessuali

È questo il caso anche del volume Aggressori sessuali. Dal carcere alla società: Ipotesi e strategie di trattamento a cura di S. Ciappi, V. Palmucci, P. Scala, I. Toccafondi (Milano, Giuffrè Editore, 2006, pp. 512), che accogliamo con vivo interesse per la vastità e varietà di tematiche affrontate.
Esso nasce nell’ambito della realizzazione di un progetto voluto dal Ministero della Giustizia, e ancora in atto presso la Casa Circondariale di Prato, teso a individuare specifici interventi terapeutici per gli autori di reati sessuali. L’orientamento è multidiscliplinare. Sono quindi coinvolte diverse discipline: la criminologia, la psicologia, la psichiatria, la sociologia, la medicina e il diritto.
Lo sforzo degli autori è di evidenziare la complessità del fenomeno dell’aggressione sessuale e ciò al fine, sia di favorire una conoscenza approfondita di esso che di promuovere il superamento di luoghi comuni, stereotipi e pregiudizi che in questo campo sono ancora purtroppo ancora molto diffusi. Ad esempio, si tende a stigmatizzare di più la pedofilia che l’incesto e quindi a sottolineare di più i pericoli che i bambini corrono fuori della famiglia, anche se di fatto la maggioranza degli abusi sessuali all’infanzia avviene in famiglia.
Il volume nella prima parte tratta del rapporto tra i reati sessuali, specie quelli relativi alla pedofilia, e il nostro sistema penale. Nella seconda parte, prende in esame i modelli di presa in carico del pedofilo. Nella terza parte, affronta i possibili percorsi di trattamento penitenziario.
È pressoché impossibile, per mancanza di spazio, riassumere qui i numerosi saggi riportati nel volume. Possiamo dire che è lodevole lo sforzo di fare dialogare tra loro le varie discipline e di focalizzare, in modo particolare, il profilo psicologico degli abusanti sessuali. È, questa, infatti l’unica strada possibile per potere poi programmare un serio intervento di prevenzione. Non basta certo per gli aggressori sessuali né la detenzione illimitata, né tanto meno il ricorso impraticabile alla castrazione chirurgica.

Gli autori, stante la struttura di personalità dei destinatari, sono ben coscienti delle difficoltà che il trattamento psicotererapeutico comporta, ai fini di prevenire ulteriori ricadute, specie se questo viene fatto in sede carceraria. La difficoltà di fondo sta soprattutto nel fatto che tali pazienti sono scarsamente o per nulla motivati ad abbandonare il loro comportamento perverso, dal momento che faticano a rendersi conto della sua gravità, per cui sembrano pressoché irrimediabili. A questo proposito, è ancora centrale la lettura del saggio di Ferenczi del 1932 Confusione delle lingue tra adulti e bambini. Il linguaggio della tenerezza e il linguaggio della passione.

Ma non sono da sottovalutare neppure le difficoltà cui va incontro lo psicoterapeuta a livello di controtransfert. È un dato di fatto che le fantasie e gli agiti perversi diretti verso il terapeuta o verso gli altri individui, ma riferiti in terapia, evocano infatti emozioni particolari nei confronti di questi pazienti. Per cui i loro comportamenti e le loro fantasie perverse, finiscono talvolta per provocare emozioni talmente forti da pregiudicare l’alleanza terapeutica e l’esito della terapia stessa. Goldberg (1995) segnala, ad esempio, l’inevitabile ostilità e disumanizzazione che il terapeuta è costretto ad affrontare.
È importante allora che il terapeuta non si lasci prendere dal senso di impotenza che i pazienti pedofili suscitano. Al riguardo, Kernberg (1993) scrive che, all’interno del trattamento terapeutico che oscilla tra posizioni paranoidi e di sollecitudine, è necessario che ci si assuma un atteggiamento morale ma non moralista, gentile ma non ingenuo, capace di tener testa ma non aggressivo, tenendo presente che in situazioni così difficili è possibile usare valvole di sicurezza, sospendendo cioè l’agire terapeutico con annessi benefici e rischi, avvalendosi della facoltà di tenere per sé le proprie emozioni.
Di fronte a un fenomeno della cui gravità e devastazione si sta prendendo sempre maggiore coscienza, gli Autori del presente volume intendono offrire alcune preziose linee di fondo circa l’aiuto da dare agli aggressori sessuali all’interno della struttura carceraria e ciò al fine sia di favorire l’emergere di una maggiore presa di coscienza della loro responsabilità che di prevenire possibili recidive.

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.