Senza per questo cancellarvi il sorriso:la festa della Donna – Dott.ssa Viviana Vitale

Pochi metri più in là dello stesso locale, sullo stesso marciapiede, le schiave minorenni dell’Est spinte a prostituirsi con l’inganno e la violenza, aspettano i clienti. Magari, sono gli stessi mariti e fidanzati che, poco tempo prima, hanno omaggiato le loro donne con le mimose simbolo della festa.

In Uganda, le donne trasportano pesanti brocche di acqua sulla testa, per il rifornimento giornaliero: a volte, un viaggio lungo kilometri.

In Sudan, le bambine non giocano con le bambole, ma con i fratellini e le sorelline più piccoli, la cui cura è affidata a loro.

In Afganistan una donna, coperta dal burqa, viaggia in macchina. Nel portellone del portabagagli.

In Arabia Saudita, una donna è pronta a farsi esplodere in un attentato suicida.

In Somalia, le donne muoiono di stenti e malattie.

In Thailandia, diventano prostitute da bambine.

In Cina, le bambine non diventano donne: non nascono, o sono abbandonate od uccise dai loro genitori che preferiscono far sopravvivere i figli maschi.

In India le donne non vengono più bruciate insieme ai mariti morti, ma il loro destino è comunque la morte, dopo l’abbandono da parte della famiglia ed una sopravvivenza di stenti fra elemosine e prostituzione.

In Africa, bambine fra i 2 e gli 8 anni vengono infibulate ed esposte ad infezioni letali per salvaguardare il diritto dei futuri mariti ad una moglie vergine, prima, e fedele poi.

In Bangladesh le giovani che hanno rifiutato i pretendenti vengono sfigurate per sempre con l’acido.

È davvero la festa della donna, oggi? O non, piuttosto, l’occasione per continuare a lottare per i nostri diritti e la nostra dignità nel mondo?

 

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.