Le disabilità diverse

Lo sviluppo di un bambino viene definito infatti come un processo molto complesso, che prevede, da un lato l’integrità di un equipaggiamento anatomico di base e dall’altro, l’adeguato apporto di una serie di esperienze ambientali, che sono decisive per “indirizzare” la maturazione delle suddette componenti biologiche e caratterizzare la specificità e l’assoluta originalità di ciascun individuo. Come è facile prevedere, data la molteplicità dei fattori in causa e la loro complessa interazione, possono verificarsi situazioni in cui il normale procedere dello sviluppo può essere interferito nelle sue varie tappe ( motorie, linguistiche, cognitive e/o sociali ), ritardandone la comparsa o alterandone la funzionalità. In tali casi, in cui una competenza, anche definibile come abilità, tardi a comparire o compare in maniera atipica si configura una situazione di disabilità. E’ importante tener presente che il concetto di disabilità va tenuto distinto da quello di handicap, che invece rappresenta una situazione di svantaggio vissuta da una determinata persona in conseguenza di una disabilità che limita o impedisce la possibilità di ricoprire il ruolo normalmente proprio a quella persona in relazione all’età, al sesso e ai fattori socioculturali. Pertanto, la disabilità si riferisce alla compromissione di una di quelle competenze che permettono l’adattamento dell’individuo al suo ambiente ( competenza, o abilità, motoria, cognitiva, linguistica etc.) nel suo complesso la disabilità è una condizione che va tenuta ben distinta dalle Malattie, dai Disturbi e dai Disordini. Le Malattie, i Disturbi e le “Crisi evolutive”, infatti appartengono all’area medica e riconoscono una specifica modalità di approccio, che privilegia lo studio delle cause. Le disabilità che spesso derivano dalle Malattie, dai Disturbi e/o da un decorso atipico delle “Crisi evolutive” rientrano invece in un altro ambito di ricerca e di approfondimento, che privilegia lo studio degli interventi riabilitativi e delle possibilità di integrazione e di inserimento sociale. Ma nonostante ciò anche le disabilità richiedono, al pari delle Malattie, un procedimento diagnostico finalizzato a raccogliere informazioni utili a definire la natura e l’entità. Tale procedimento mette, tuttavia, al centro dell’interesse non il disturbo, ma il soggetto portatore del disturbo e le difficoltà che egli incontra nell’inserirsi proficuamente nel suo ambiente. La diagnosi che viene formulata viene definita diagnosi funzionale. Essa rappresenta un bilancio esaustivo che definisce:

▪ il livello di sviluppo del soggetto in tutte le aree funzionali;
▪ le caratteristiche dell’ambiente, inteso nella sua accezione più ampia;
▪ il significato dei sintomi nell’economia generale del funzionamento mentale del bambino.

La diagnosi funzionale, pertanto, rappresenta un indispensabile completamento della diagnosi nosografia. In effetti, è solo sulla base della diagnosi funzionale che può essere formulato un progetto riabilitativo personalizzato. Il lavoro dell’OMS in merito a questo aspetto ha portato all’elaborazione della classificazione internazionale delle disabilità, delle Menomazioni e degli Handicap( ICIDH). Tenendo conto infatti delle principali funzioni che permettono l’adattamento dell’individuo al suo ambiente, si possono classificare le seguenti disabilità:

▪ disabilità motorie
▪ disabilità sensoriali
▪ disabilità cognitive
▪ disabilità linguistiche
▪ disabilità sociali

▪ Le disabilità motorie indicano la compromissione di quelle funzioni che permettono all’individuo di controllare e mantenere stabilmente una posizione (postura) e di muoversi, camminare, spostarsi e agire.

▪ Le disabilità sensoriali si riferiscono alla compromissione di quelle funzioni che sono specificamente preposte alla raccolta delle informazioni dall’ambiente. Le più rappresentate sono le disabilità visive che possono andare da una riduzione del visus fino alla completa assenza (cecità) e quelle uditive anch’esse rappresentate da situazioni che vanno da una riduzione dell’udito ( ipoacusia) fino alla completa assenza (sordità).

▪ Le disabilità cognitive sono legate ad una compromissione delle funzioni che permettono all’individuo di “conoscere”, “capire” e “apprendere”. Il quadro più rappresentativo di questo gruppo di disabilità è costituito dal Ritardo Mentale, definito come una condizione caratterizzata da un livello intellettivo significativamente inferiore alla media.

▪ Le disabilità linguistiche si riferiscono alla compromissione delle funzioni che permettono all’individuo di comunicare verbalmente con gli altri.

▪ Le disabilità sociali sono rappresentate dall’incapacità dell’individuo di appropriarsi delle regole del gruppo cui appartiene e/o di aderire ad esse. La funzione sociale è una abilità a genesi multifattoriale, in quanto per la sua realizzazione intervengono componenti genetiche, neurobiologiche, familiari e sociali. Le condizioni morbose che possono condurre ad una disabilità sociale sono per definizione i disturbi psichiatrici, fra cui, in particolare le psicosi e i disturbi della personalità. Dobbiamo conclusivamente affermare che il concetto di disabilità assume, in età evolutiva connotazioni particolari. Le disabilità possono essere distinte in permanenti e transitorie. Le disabilità permanenti sono in genere legate a danni strutturali del sistema nervoso, esse pertanto accompagnano il soggetto nel corso di tutto il suo sviluppo, ed anche oltre. Viceversa le disabilità transitorie sono legate a situazioni acute che investono il sistema nervoso o rappresentano l’espressione di disordini maturativi di una o più funzioni. Va tuttavia rilevato che anche le disabilità permanenti presentano caratteristiche particolari in rapporto all’età. La componente maturazionale, nel conferire caratteri di estrema dinamicità e variabilità al processo di sviluppo, fa sì che le disabilità non si configurano come situazioni stabili e definite, come viceversa si verifica nell’adulto, ma sono suscettibili di sensibili modificazioni e cambiamenti. In età evolutiva quindi l’approccio diagnostico e terapeutico, deve tener conto di questa variabilità evolutiva, e deve mirare al miglioramento dell’abilità deficitaria e l’armonico sviluppo del soggetto considerato nella sua globalità.

Articolo inviato alla redazione dalla Dott. ssa Pecorario Caterina

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.