L’uso delle parole :Handicap o diversamente abile?

La concezione sociale di disabilità è cambiata nel tempo, essa non è più solo un attributo della persona, ma un insieme di condizioni potenzialmente restrittive derivanti da un fallimento della società nel soddisfare i bisogni delle persone e nel consentire loro di mettere a frutto le proprie capacità.

Da questa definizione, emerge che l’handicap è una condizione soggettiva, che dipende dalle esigenze della persona disabile: una persona sulla sedia a rotelle è sicuramente disabile, ma potrebbe potenzialmente non aver un handicap se venissero eliminate le barriere architettoniche e non le fosse precluso alcun aspetto della vita sociale.

Può essere utile soffermarsi sul significato delle parole che usiamo comunemente, per comprendere lo sfondo culturale in cui si sviluppano le nostre concezioni e i nostri comportamenti. Il linguaggio può essere un punto di partenza per riflettere sui nostri modi di vita ed eventualmente ripensarli. Nel 1980 l’OMS, cioè l’organizzazione mondiale della sanità ci suggerisce che “l’handicap è la conseguenza del deficit e non il deficit stesso”.

A causa del significato acquisito nel tempo dal termine handicap (che viene percepito come il problema che non consente all’individuo che ne è portatore di condurre un’esistenza paragonabile a quella di un individuo normale), a esso si preferisce attualmente il termine deficit ( e al termine handicappato o portatore di handicap si preferisce disabile o portatore di deficit), per sottolineare due punti, che l’handicap diventa un ostacolo insormontabile solo se la società lo considera tale; che il portatore di deficit può condurre una vita piena e soddisfacente e avere un atteggiamento esistenziale positivo. I disabili possono incontrare difficoltà nello svolgere anche le attività più semplici come salire le scale, usare le apparecchiature domestiche, o viaggiare sui mezzi pubblici.

Spesso nella progettazione di edifici, oggetti di uso comune e mezzi di trasporto, non si tiene conto delle esigenze di ogni utente potenziale. Fino agli anni 50, i disabili erano compatiti, ignorati o peggio ridicolizzati e talvolta rinchiusi in istituti, questo perché la mentalità comune non riconosceva loro i desideri, le esigenze, le necessità e i diritti di ogni essere umano ritenuto normale.

Ancora oggi la discriminazione è molto radicata, anche se le organizzazioni del volontariato sociale, le associazioni create dai disabili stessi hanno ottenuto notevoli risultati e riconoscimenti. Ancora di più hanno contribuito in maniera rilevante le cooperative private che con l’ausilio di Psicologi e Educatori professionali, hanno lavorato e ancora lavorano per mettere in evidenza :

1.Le principali aree di efficienza e di inefficienza presenti nella fase di sviluppo osservata, al fine di progettare gli interventi educativi e didattici idonei.

2.Di realizzare un progetto di integrazione inteso come capacità di trasformare l’insuccesso in elemento di crescita e non di legittimazione di uno status, nell’intento di osservare e valutare la persona handicappata nella sua originalità. Anche dal punto di vista giuridico sono stati raggiunti importanti obbiettivi. Nuove norme stabiliscono che i marciapiedi, i mezzi di trasporto e gli edifici pubblici (come scuole, ospedali, uffici) o di pubblica utilità ( come chiese, cinema, teatri e musei) siano attrezzati ai fini di permettere l’accesso ai disabili. A tale scopo stanno abbattendo le barriere in grado di ostacolare l’autonomia e la libertà di movimento.

La previdenza sociale cerca di fornire ai disabili l’assistenza necessaria alla loro integrazione: viene tutelato ad esempio, il diritto allo studio, con l’inserimento nelle classi, a vari livelli di istruzione, e l’ausilio se necessario di personale docente di sostegno.

Anche l’accesso al lavoro è garantito da leggi che favoriscono e tutelano l’inserimento della persona disabile. L’esperienza, nonostante vari interventi, tuttora mostra però quanto poco sia stata realizzata, all’interno della società, un’autentica ed effettiva integrazione dei disabili.

Articolo inviato alla redazione dalla Dott.ssa Pecorario Caterina

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.