La disabilità nel tempo : terminologia ed interventi

Erano una vergogna per la famiglia , oltretutto gli stessi “non normali” venivano nascosti , portati spesso in conventi nei confronti dei quali vi vigeva non spesso solo le cure assistenziali , ma frequentemente anche punitive , perché i “diversi”erano folli , erano indemoniati , pensate a coloro che soffrivano di epilessie.
Non si capivano le cause , e le si riconduceva spesso ad una punizione divina.
Non ricordo di scritti , di opere o testimonianze del passato , in cui vi emergesse l’aspetto affettivo , le loro capacità cognitive , espressive , comunicazionali , nella loro diversità. Tant’e’ vero che nonostante il progredirsi di scienze quali:psichiatria , la neuropsichiatria , la psicologia , si continuava a percepire il non normale “diverso”-non capace di essere alla pari degli altri e pertanto andava escluso dalla società , perchè dava fastidio , perché lo stesso diverso non sapendo auto controllarsi creava problemi ; con il sorgere di istituti quali “manicomi” negli stessi vi venivano reclusi tutti indifferentemente dalla loro patologia.
I diversi in tal senso venivano considerati simili , venivano sottoposti ad interventi massacranti , assumevano non volontariamente farmaci per placare le proprie tensioni , venivano legati con la famosa camicia di forza; molti di essi non avevano famiglie e per cui non essendoci nessuno che li potesse dare un minimo di affetto , li si lasciava morire.
Solo con la chiusura dei manicomi e l’istituzione degli ospedali psichiatrici civili e per di più con il sorgere delle specializzazioni in materia di psichiatria , medicina e psico-pedagogia , si è iniziato ad attuare interventi differenziati adeguati alle più svariate disabilità , per quanto vigeva la terminologia
Handicappato , etichettando così il diverso come colui che possedeva menomazioni in senso psichico e fisico.

SOCIETA’ , SCUOLA ED INTERVENTI

Gli stessi handicappati hanno nel tempo ricevuto particolare attenzione anche da parte della società in termini prettamente di inserimento e di capacità , col tempo si sono strutturate per gli stessi i loro diritti con riferimento specifico alla 104/92 , e non per forza sono stati reclusi in strutture o centri residenziali lontani dalle proprie famiglie.
A poco a poco si è sviluppata , grazie anche ad interventi mirati sanitari sociali e psicologici , l’accettazione e la presa a carico da parte dei genitori e della scuola , dei figli ed alunni handicappati , per quanto ancora oggi vi sono situazioni in cui noi operatori del sociale dobbiamo lavorare sulla consapevolezza ed esistenza del problema facendola acquisire per poi seguire assieme un percorso trattamentale che sia esso educativo riabilitativo o di recupero.
All’interno della scuola si sono andati a sviluppare programmi mirati , il bambino , adolescente , nell’ottica del diritto all’istruzione , viene assistito , guidato , dalla maestra di sostegno.
Appunto veniva assistito in quanto cura , custodia , gioco , senza che lo si impegnasse in qualcosa al fine di acquisire o potenziare capacità.
Ma anche il sistema scuola fortunatamente è cambiato e si spera che possa ancora modificarsi in termini di professionalità specifica e di possesso di sussidi particolari.
Molte scuole sono ancora carenti , non hanno pc con adeguati software per alunni diversamente abili , le stesse sono ancora strutturate con barriere architettoniche , e quanto altro , senza poi , ricordare dell’assenza della figura professionale dell’educatore che potrebbe coadiuvare l’insegnante di sostegno con ruoli e compiti educativi e non assistenziali , come invece , risulta essere , nella nostra dura e difficile professione.

CENTRI E STRUTTURE

Col tempo sono sorti centri e strutture gestite dall’Asl , dagli enti locali e dal privato , attuando interventi specifici a seconda il disagio: è dunque cambiata anche la terminologia ed il modo di approcciarsi , secondo una prospettiva socio-assistenziale , nell’ottica di quanto è previsto anche dalla l.328/00 ALL’ART.14 inerente i “soggetti diversamente abili”.
Ci sono centri prettamente riabilitativi , dove i bambini “fanno terapia logopedica , fonetica , psicomotricità”, accolti da terapisti ed educatori , gli stessi vengono aiutati sia a livello di autonomia che di graduale miglioramento.
Si tratta di centri medico-riabilitativi dove i bambini sordomuti , autistici , vengono aiutati sia con terapie medico che educative.
Sono servizi aperti anche ai diversamente abili adulti , nei confronti dei quali , viene attuata prevalentemente la “terapia occupazionale”.
Esistono strutture residenziali rivolte prevalentemente a diversamente abili adulti con gravi gravissimi problemi psichici , con disturbi comportamentali quali:doppia diagnosi , schizofrenia , disturbi di personalità psicopatologica.
Nei confronti degli stessi vengono attuati interventi medici , assistenziali , educativi e terapeutici , dove per interventi educativi si intende la Terapia occupazionale , espletata attraverso la realizzazione di laboratori di manipolazione , di espressività corporea , di teatro , di pittura , di poesia.
Gli stessi “diversamente abili” esprimono il loro disagio , il loro problema essenziale , ma anche una gran voglia di lottare ; è possibile vedere nei loro lavori impegno , amore e potenzialità nascoste , come è possibile quando li si osserva acquisire il senso della vita in altri termini.
Esistono nell’ambito territoriale strutture e /o centri quali: CSE (centro socio educativo) , CDD (centro diurno disabili) , SFA (Servizio formazione autonomia),SIR (struttura intermedia residenziale)i quali a prescindere dalla divergenza di terminologia , mirano ad obiettivi simili , differenziandosi forse dalla metodologia e dalla priorità nel conseguimento degli obiettivi.

In un centro socio educativo ed in un centro diurno vengono organizzate attività creative , manipolative , diversi laboratori come quello di lettoscrittura funzionale e simbolica , attività teatrali ,laboratorio di autonomia sociale quale saper contare i soldi , fare la spesa , prendere i mezzi pubblici , e personale come l’educazione all’estetica ,(come sapersi truccare e fare la barba) , alla cura di sé , all’igiene ,laboratorio di cucina , laboratorio di educazione alla protezione sociale ed alla legalità se non acquisizione dei diritti (esperienza personale , a seguito le elezioni politiche abbiamo strutturato incontri mirati al come votare , all’acquisizione del diritto al voto , alla trasmissione delle funzioni dello Stato ed in particolar modo del Governo) , uscite , colonie estive: interventi mirati al potenziamento delle proprie capacità ed acquisizione delle stesse.
In un SFA vengono attuati interventi prettamente formativi quale trasmissione di nozioni al fine di acquisire attestati , qualifiche professionali per essere appunto “autonomi” in senso lato , dalla scelta di cosa si vuol fare al come muoversi e sapersi muovere.
Perché i diversamente abili possano ben integrarsi , ed essere percepiti se non percepirsi soggetti titolari di diritti e di capacità , è bene , che siano anche gli operatori capaci di attuare progetti protesi a colmare le loro lacune rafforzando le loro risorse nascoste.

Articolo scritto dalla Dott.ssa Emanuela Cimmino

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.