Stolking

La violenza sessuale sulle donne rappresenta la violazione del corpo e della libertà femminile,ed è la più ostile e degradante manifestazione di dominio da parte di un sesso sull’altro.

Il termine stalking deriva dal linguaggio tecnico della caccia e si può tradurre in italiano con fare la posta. Tale termine indica un insieme di comportamenti ripetuti ed intrusivi di sorveglianza e di controllo, di ricerca di contatto e comunicazione che una persona compie nei confronti di una “vittima” che risulta infastidita e/o preoccupata da tali attenzioni e comportamenti non graditi.

Alcuni comportamenti come telefonate, sms, e-mail, “visite a sorpresa” e perfino l’invio di fiori o regali, possono essere graditi segni di affetto che, tuttavia a volte, possono trasformarsi in vere e proprie forme di persecuzione in grado di limitare la libertà di una persona e di violare la sua privacy, giungendo perfino a spaventare chi ne è destinatario suo malgrado.

Dopo i recenti sanguinosi fatti di cronaca, viene spontaneo domandarsi quante persone dovranno essere ancora perseguitate affinché sia approvata anche in Italia una legge antistalking.

Di recente, un passo avanti è stato fatto:”Il 15 gennaio scorso è stato approvato dalla Commissione Giustizia della Camera il Ddl contro lo stalking “CHI molesta con insistenza una persona e chi incita alla violenza contro transgender o gay finira’ in manette rischiando il carcere fino a 4 anni”.

Con il provvedimento (restiamo in attesa dell’esame da parte dell’Aula) viene introdotto nel codice penale il nuovo reato di stalking per il quale è prevista una pena da sei mesi a quatto anni, a chi ‘reiteratamente’ molesta o minaccia infliggendo alla vittima ‘una sofferenza psichica’ ovvero determini ‘un fondato timore’ per la sicurezza (propria o di persona vicina) o comunque pregiudichi in modo ‘apprezzabile’ le sue abitudini di vita. In caso di omicidio o di violenza sessuale, gli atti persecutori saranno considerati , inoltre, un aggravante e diventerà possibile effettuare intercettazioni telefoniche e acquisire la testimonianza da minori. E’ richiesta la querela, ma si procederò d’ufficio se le minacce sono gravi.

Ricordiamo infatti che il reato di stalking non è previsto (ancora) dalla legislazione italiana, ma il problema viene inglobato nella più ampia fattispecie prevista dall’art. 660 c.p., sul reato sessuale.

Tra gli svariati tentativi di definire lo stalking, autorevoli Studiosi hanno proposto la definizione di “sindrome del molestatore assillante” che riguarda una costellazione comportamentale complessa che può avere diverse motivazioni anche, ma non solo psicopatologiche e che rimanda ad una patologia della comunicazione e della relazione molestatrice

Il comportamento stalkizzante è stato delineato nei suoi dettagli più specifici che permettono di distinguerlo da comportamenti simili. A tal proposito, sono particolarmente importanti tre caratteristiche di una molestia perché si possa parlare di “stalking”:

l’attore della molestia, lo stalker, agisce nei confronti di una persona che è designata come vittima in virtù di un investimento ideo-affettivo, basato su una situazione relazionale reale oppure parzialmente o totalmente immaginata.

Lo stalking si manifesta attraverso una serie di comportamenti basati sulla comunicazione e/o sul contatto, ma in ogni caso connotati dalla ripetizione, insistenza e intrusività;

a causa delle molestie assillanti la vittima cambia il modo di vivere, diminuisce le attività sociali, trasloca, cambia o cessa il lavoro. E’ una chimera credere che, una volta risarcito il danno esistenziale da stalking, tutto tornerà come prima.

Dal momento che non tutte le situazioni di stalking sono uguali, non è possibile generalizzare facilmente delle modalità comportamentali di difesa che devono essere adattate alle circostanze e alle diverse tipologie di persecutori.

Esistono tuttavia alcune regole utili: in primis è assolutamente necessario riconoscere che esiste un problema. Spesso, dal momento che nessun o vuole considerarsi una “vittima”, si tende a evitare di sentirsi in pericolo, finendo per sottovalutare il rischio e aiutando così lo stalker.

Il primo passo è allora sempre quello di riconoscere il problema e di adottare delle precauzioni maggiori rispetto a quelle adottate dalle persone che non hanno questo problema.

Nella persona braccata, che non trova via di uscita , possono emergere disturbi molto gravi, sia di tipo psichiatrico che organico: ad es. manie di persecuzione o disturbi psicotici veri e propri, dimagrimento o malattie dell’apparato digerente , insicurezza, preoccupazione, paura, ansia, stress, senso di impotenza, umiliazione e frustrazione, disturbi del sonno, depressione , perdita di autostima, insicurezza e nei casi più gravi DPTS (disturbo da stress post-traumatico) e tentato suicidio. L’effetto che lo stalking produce nella vittima è destinato ad aprire le porte, nel momento in cui degenera in vera e propria patologia, accertabile in sede medico-legale, alla risarcibilità del danno biologico. Ai fini della prova del danno biologico da stalking non è sufficiente la semplice certificazione medica ma è necessario l’espletamento di una consulenza tecnica medico-legale che accerti la sussistenza e la gravità della lesione psicofisica lamentata dal soggetto per le molestie subite.

È molto importante sottolineare altresì che lo stalking non è un fenomeno omogeneo; pertanto, risulta difficile fare rientrare i molestatori assillanti in una categoria diagnostica precisa o identificare sempre la presenza di una vera e propria patologia mentale di riferimento. Gli stalkers non sono sempre persone con un disturbo mentale e, anche se esistono alcune forme di persecuzione che sono agite nel contesto di un quadro psicopatologico, questa non è una condizione sempre presente così come non esiste sempre un abuso di sostanze associato al comportamento stalkizzante.

Alla giurisprudenza e alla dottrina spetta,quindi, il compito di contribuire all’elaborazione teorica ed alla protezione giudiziale dei diritti fondamentali della persona che vengono lesi dallo stalker esortando il legislatore ad approvare una legge antistalking che tenga conto del particolare e sensibile contributo di esperienza dei civilisti che dedicano l’oggetto principale delle loro ricerche alle relazioni fra privati.

Avv.to Tamara Greco

Dott. Francesca Schintu

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.