Giornata di studio :Tossicodipendenze e misure alternative alla detenzione

Sono molteplici i fattori di problematicità che gli operatori del settore vi incontrano e che caratterizzano questo complesso scenario : l’eterogeneità istituzionale degli attori (Tribunali di sorveglianza , carcere , Uepe , Asl , Terzo settore) , la scarsa conoscenza degli aspetti specialistici (normativa , aspetti diagnostici , certificazioni , ecc) , le difformità dei linguaggi e delle procedure , l’insufficienza delle proposte riabilitative , l’assenza di procedure comuni ed iter condivisi (Dissonanza comunicativa).

Tale giornata (23 maggio 2008)di studio promuovendo il confronto tra istituzioni , agenzie , enti ed operatori , ha voluto offrire una riflessione metodologica ed operativa che a partire dalla rivisitazione della problematica nei principali aspetti culturali , normativi e clinici , contribuisca al superamento delle criticità e permetta l’individuazione dei punti di forza e delle buone prassi alle quali riferirsi nell’attivazione dei progetti di alternative alla pena.

Si è discusso sul significato operativo della prevenzione primaria , secondaria e terziaria , dandovi già un’impronta pedagogica sulla figura dell’educatore in carcere , inteso come colui che opera fino alla porta del carcere , in termini di operare non sui ragazzi o adulti ma con essi.

Si è fatta un’ampia riflessione sulla terminologia :professionale , ass.sociale , psicologo , in generis , ma anche di infermiere professionale , educatore professionale , professionale come professionalità come formazione , aggiornamento continuo , permanente , anche se in ambito penitenziario il ragazzo o l’adulto conosce l’educatore spesso in virtù della funzione della famosa domandina , ma non professionale.

L’educatore nasce con i minori che possono ancora essere educati , e forse il termine educare rieducare è più consono all’adolescente , ma non forse per l’adulto che non ha bisogno di essere educato , rieducato , ma formato , dunque che terminologia utilizzare in merito allo stesso trattamento?

Trattamento pedagogico o andrologico?

Io direi formativo ma anche pedagogico nel senso ampio del termine . Educare daccapo

Nel primo intervento si è discusso anche sull’importanza della qualità dei servizi , e dunque sul possesso della certificazione Iso , e del lavoro di Rete in ogni momento del percorso trattamentale del ragazzo e dell’adulto a partire dalla fase processuale e con il minore a mio avviso ancor prima , quando accolto in cpa gli stessi educatori attuano un lavoro di mediazione sociale attingendo dai servizi sociali territoriali elementi utili tali da apportali al giudice il quale dovrà decidere sulle misure più adeguate da dargli. Spesso si notano comunità poco operative , il non far nulla , se non attività di pulizie , è associato al non conoscere il territorio , le risorse.

Da qui una discreta attenzione sulla messa alla prova (art 28 d,p.r 448/88) sistemi di riconciliazione con la società.

Punto ulteriore della giornata di studio è stato l’approccio comunicazionale e confidenziale che l’operatore deve avere con il soggetto , chiamandolo per nome , gradualmente , contemporaneamente acquisendo competenze specifiche.

Non solo si è fatta un’ampia riflessione sul concetto di “commissione del reato per conformità” , il minore quando in cpa , comunità o ipm riceve la visita della famiglia , alla stessa chiede che gli vengano dati abiti firmati per apparire anche nel contesto di rieducazione.Dunque la commissione del reato in termini di adeguamento agli altri , alla società.

Per alcuni magistrati il processo è solo processo non consone a quanto descritto dal D.P.R 448/88 e dunque ritengono opportuno l’espletazione di nuove modalità processuali ed esecutive , il carcere non funziona , non educa o rieduca .Occorrerebbe piuttosto omologare la pena , lasciando agli stessi la discrezione di scelta della misura da attuare.

Per altri il carcere è una risorsa qualora si fa di esso uno spazio progettuale che opera nell’ottica di un trattamento pedagogico , educativo , responsabile.

Articolo scritto dalla Dott.ssa Emanuela Cimmino

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.