Essere… famiglia !

Ogni singolo individuo, per crescere, ha necessità di una base sicura da cui partire, con un solido bagaglio affettivo e materiale, per vivere ed esplorare il mondo.

Ma non è solo questo che la famiglia, i genitori, dovrebbero offrire al proprio figlio!

Fondamentale è anche la sicurezza emotiva, il senso di appartenenza e le cure amorevoli e quell’educazione che gli permetta di rendersi progressivamente autonomo, che gli consenta di lanciarsi nel mondo delle relazioni sociali e di diventare adulto.

Cos’è, o dovrebbe essere, dunque la famiglia se non il luogo in cui ogni persona, unita alle altre da vincoli di parentela, tenta di crescere insieme, affrontando le sfide della crescita?

Ma una famiglia non può esistere prescindendo dalle famiglie di origine dalle quali provengono i due genitori, nelle quali sono cresciuti e dalle quali hanno imparato a vivere e abitare il mondo e i rapporti con gli altri.

La famiglia!

Spesso mi soffermo a riflettere su cosa significhi, su cosa comporti, su quanto impegno richieda, su quanto sia vissuta in modi diversi e soprattutto su come continui a “resistere” nonostante le crisi che attraversa, nonostante gli attacchi che le vengono rivolti, e nonostante ne vengano sottolineati e rimarcati i limiti.

Negli anni ’60 David Cooper ne dichiarò la fine, con il suo libro La morte della famiglia.

Eppure, dopo quasi 50 anni la famiglia continua a vivere, pur tra mille difficoltà e contraddizioni, e non sembra essere arrivata al capolinea, anche se indubbiamente è cambiata e continua a modificarsi, per sopravvivere.

Ma, se la famiglia è soggetta ad un continuo cambiamento e adattamento al mondo esterno e alle sue evoluzioni e trasformazioni, è perché solo in tal modo può continuare a far parte di esso.

È evidente però che, allo stesso tempo, i cambiamenti subiti dalla famiglia influenzano il micro e macro-cosmo di cui essa stessa fa parte, in un processo di influenza reciproca.

Inutile ricordare tutti i cambiamenti subiti dalla famiglia negli ultimi secoli, come ad esempio il passaggio da una famiglia produttrice, tramite la lavorazione artigianale o la coltivazione, ad una famiglia consumatrice di prodotti dell’industria; o il passaggio ad una famiglia nucleare, in cui vivono genitori e figli (con conseguente esclusione dei nonni); o ancora la nascita della famiglia allargata, come conseguenza del riconoscimento giuridico del divorzio, avvenuto negli anni ’70; o infine, della presenza sempre più numerosa della famiglia di fatto e della famiglia multietnica.

Al di là di questi mutamenti, quello che salta agli occhi oggi è la notevole riduzione della naturale distanza fra le generazioni, non solo in riferimento all’età, ma in modo particolare rispetto alla mentalità.

Da sempre l’entrata nel periodo dell’adolescenza ha comportato una rimessa in discussione dei propri genitori e del loro modo di vivere e pensare. Oggi, invece, si ritrova sempre più spesso una comunanza tra i gusti e i valori dei genitori e dei figli.

Se da un lato può sembrare una situazione di sollievo, in quanto evita conflitti tra le generazioni in questione, visto che evita ai genitori contestazioni e critiche da parte dei figli, mentre i figli si sentono sostenuti e compresi nelle loro scelte; dall’altro, questo potrebbe portare ad un rallentamento del naturale processo di autonomia e di crescita dei propri figli.

Probabilmente questa vicinanza tra le diverse generazioni è dettata anche dalla sempre più frequente difficoltà delle generazioni “di mezzo” a proiettarsi nella terza età; dalla naturale angoscia di invecchiare, emarginati e soli.

Sempre più spesso, quindi, genitori che percepiscono l’approssimarsi della vecchiaia si lasciano trasportare dalla tentazione di “voltarsi indietro”, cercando un’identificazione con modelli giovanili. Modelli da imitare, da invidiare, da ammirare.

Succede così che, invece di essere modelli di riferimento per i propri figli, sono i genitori a uniformarsi al modello adolescenziale, adottando le mode dei propri figli, con cui entrano in competizione, acquisendone talvolta addirittura la mentalità.

Ma, di fronte a tale dilagante realtà, viene da chiedersi quale punto di riferimento, quale contributo reale forniscono alla crescita, alla maturità e all’autonomia dei propri figli, se questi non hanno un modello di adulto con cui confrontarsi?

Ricordiamo quanto sia importante per un figlio, soprattutto in età adolescenziale, non solo il sentimento forte di appartenenza al proprio nucleo familiare, il riconoscersi come membro della famiglia, il forte legame affettivo, ma anche e soprattutto l’esigenza di differenziarsi da esso per costruire un sé individualizzato, che lo identifichi come singolo.

In questo equilibrio fra appartenenza e individuazione, la famiglia svolge, o dovrebbe svolgere, un ruolo estremamente importante al fine di consentire al proprio figlio il raggiungimento dell’autonomia; dovrebbe porsi l’obiettivo di favorire il benessere emotivo di tutti i suoi membri, la loro crescita individuale e la formazione di una personalità stabile.

Gli adolescenti hanno bisogno che i propri genitori rimangano fedeli ai propri valori, senza però difenderli a spada tratta .

Può sembrare una contraddizione, ma è presto spiegata nella necessità dell’adolescente di definire se stesso in riferimento ai propri genitori e alla loro approvazione e, in contemporanea, contro i genitori stessi, in modo da avere la sensazione di essere loro stessi a determinare la propria personalità e non i genitori. Per avere la certezza di essere ciò che si è scelti, spesso cercando di essere anche ciò che i genitori non vorrebbero che fosse.

Dott.ssa Micaela Desiderio Vigorito

Bibliografia

• Abignente G., Le radici e le ali, Liguori Editore, Napoli 2003.

• Abignente G., Adolescenti e genitori: un dialogo (im)possibile?, Immedia, Arezzo 1998.

• Bettelheim B., Un genitore quasi perfetto, Feltrinelli, Milano 2003.

• Bowlby J., Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento, Raffaello Cortina, Milano 1989.

• Cooper D., La morte della famiglia, Einaudi, Torino 1973.

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.