LA MIA ESPERIENZA DI ASSISTENTE SCOLASTICA

Il progetto “Sostegno scolastico” in vigore dal 27 novembre 2000 in seguito alla l. 285/97, ha lo scopo di aiutare -di sostenere- didatticamente quei bambini dai 6 ai 10 anni(scuola elementare)che hanno problemi a casa di tipo socio-culturale-relazionale,che vivono in contesti degradati e che in quanto tale condizionano lo stato intellettivo dei bambini,mostrando in classe difficoltà di apprendimento, iperattività, lacune di base, assentismo, mancanza di volontà,in collaborazione con il Progetto “Solidarietà in strada” che prevede l’ ausilio di figure che svolgono o che dovrebbero svolgere attività di tutoraggio sia per i bambini che per le stesse famiglie.
Dovrebbe esserci anche la collaborazione con i Servizi Sociali, I consultori Familiari, L’asl;ma tutto ciò in tre anni di collaborazione con l’ Ente locale presso il quale lavoro, ho visto ciò solo raramente, occupandomi in prima persona con altre colleghe di casi di particolare abbandono sia fisico che morale,andando di persona a casa cercando di capire più a fondo cosa spingeva quel determinato bambino ad essere aggressivo,iperattivo,ad autolesionarsi. Il caso è stato segnalato ai Servizi Sociali, il bambino purtroppo non ha fatto più parte del progetto e quelle volte che abbiamo avuto modo di incontrarci nel corridoio della scuola, ci è sembrato sempre peggio.
Per i primi due anni ho lavorato in una scuola suddivisa in centrale e succursale,alternandomi a giorni svolgendo il mio ruolo presso entrambi le sedi, situata in un territorio di campagna,abitato da famiglie d’èlitè comprese straniere,prevalentemente americane(nei pressi della scuola c’è la Nato) e famiglie molto numerose con gravi problemi socio-culturali,affrontando di volta in volta casi di abbandono, di maltrattamento psicologico;ho ha avuto a che fare assieme ad altre colleghe con fratelli cugini nipoti appartenenti allo stesso ceppo;giorni fa abbiamo saputo che un’ alunna di quinta elementare che seguivamo tre anni fa ha partorito e che probabilmente se il progetto continuerà a lunghisismo termine ci occuperemo del figlio.
Da Settembre 2003 sono stata trasferita in un’ altra scuola(preciso che mentre nella sede abbandonata di camapagna c’era più collaborazione con i dirigenti scolastici-le insegnanti, e più flessibilità nell’ attuare una metodologia improntata anche sul gioco,nelle sede attuale c’è rigidità, chiusura di mente e di atteggiamento dinnanzi alla proposta di una metodologia sempre più adatta all’ età dei bambini ed ai loro problemi)e per una serie di eventi quale mal organizzazione,procedure amministrative e atteggiamenti secondo me non consoni al ruolo di insegnate, di dirigente scolastico o altro,è sorta in me tanta rabbia,che sta mani mi ha portato a scrivere qualcosa per essere poi argomento di discussione e di confronto con educatori ed inseganti che la pensano come me oppure sono contrari.
Sin da quando lavoravo come insegnante nella scuola materna,davo lezioni di doposcuola a casa a bambini particolari con problemi igienico-culturali, bordelaine, dislessia-(chissà perchè mi sono sempre capitati casi difficili),ho sempre preferito attuare più una metodologia ludica improntata sulla motivazione-stimolazione-all’ apprendimento, sull’ acquisizione di fiducia in se stessi, sul riconoscimento e la scoperta delle proprie abilità, capacità, sulla creatività portando i bambini sul prato della scuola di campagna guardando le nuvole e facendo loro immaginare personaggi ed eventi appartenenti al mondo della fantasia(ci sono ancora bambini che non conoscono le fiabe,che non giocano, che non sanno cosa sia la fantasia sia perchè leggono poco, sia perchè vivono in ambienti adulti facendo gli adulti pensando come gli adulti prendendosi anche determinate responsabilità,sia perchè iper impegnati per coloro che possono permetterselo in attività sportive- musicali).
Ho sempre ottenuto buoni risultati: se non si aiuta prima il bambino a conoscere meglio se stessi, ad acquisire fiducia in se stessi, come si fa ad aiutarlo a fare i compiti?
Peraltro ,nella scuola dove lavoro attualmente, il recupero è diventato doposcuola,di conseguenza si ha a che fare anche con bambini che non hanno nessun problema a casa, ma sono solo distratti o svogliati o di peso a casa nelle ore pomeridiane,di conseguenza data la mentalità rigida del dirigente(ho avuto modo di parlarci una sola volta e mi è stato detto che circa le scelte era lui a farle perchè alla punta della piramide c’era -c’è solamente lui, lui che comanda)io personalmente non posso dare LEZIONI DI VITA.
Su questo sono stata rimproverata dalla coordinatrice del progetto-che bisogna solo far vedere i compiti ai bambini non sono concorde- sono dell’ idea che la scuola sia un’ agenzia educativa, un luogo armonioso dove i bambini crescono acquisendo conoscenze circa l’ istruzione ma che imparano anche a vivere;soprattutto laddove non ci sono famiglie-genitori abbastanza disponibili al dialogo e all’ ascolto,le inseganti devono fungere da punti di riferimento.
Se il bambino non ha la possibilità di andare al cinema,si organizza un’ attività di cineforum facendo vedere un film, un cartone(cosa che io ho fatto-faccio e di cui mi è stato quasi vietato),se la bambina fa domande circa lo sviluppo puberale e a casa non c’è la madre o c’è e si vergogna ,la maestra con termini adatti alla sua età le fornisce delle risposte(cosa che più volte mi è capitato).
Non si può non fare lezioni di vita, quando sono gli stessi bambini a porre domande,quando occorre fare un discorso stimolando le loro capacità critiche circa una lettura letta per esempio “Cosa i bambini possono fare-o sull’ uso del computer”.
Il tempo della scuola rigida, prevalentemente solo isituzione è passato, oggi la scuola deve rinnovarsi, deve stare ai passi della società, al di là delle riforme, deve mirare sul percorso educativo e sociale del bambino-cittadino della società-cittadino poi del mondo.
Una scuola ,poi, che non fa discriminazioni, che accetta belli e brutti, bianchi e neri, e invece in questa scuola un mese fa circa ci sono stati atteggiamenti di rifiuto da parte delle stesse inseganti nei confronti dei bambini “Rom”-perchè non hanno cure igieniche,perchè non sono state avvisate del loro arrivo da parte del dirigente(tanto lui comanda, da solo) perchè le mamme si sono rifiutate di far avere ai loro figli come compagno di banco un bimbo dai capelli lunghi occhi verdi ma “zingaro”; a voi le riflessioni .
Ora sembra che le cose siano un pò cambiate, ma ritornando a me, alla mia rabbia, chiedo a voi quale metodologia sia giusta attuare,quali sono i pro e i contro,cosa sia più giusto fare, cosa sia più giusto avere davanti :un bambino che sa a memoria le tabelline e nulla della vita , si sente solo-incompreso, che scatena i suoi probelmi con l’ eccessiva iperattività e timidezza, o un bambino che sa le tabelline ma che ha anche fiducia in se stesso e vive?
A voi tutti la parola.Vi aspetto sul forum nella sezione :il bambino e la scuola per parlarne assieme.

Dott.ssa Emanuela Cimmino.

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.