Che cos’è il Counseling

Il counselor può possedere due distinti livelli di competenze: uno specifico, relativo ad un determinato settore (medico, scolastico, di orientamento, sanitario, sociologico, aziendale, eccetera) e l’altro, generico ma fondamentale, che attiene al modo di entrare in relazione ed essere di aiuto a persone che sperimentano un disagio. Il secondo livello di competenza è quello più complesso da acquisire e viene strutturato nel corso della formazione per essere calato nello specifico ambito applicativo. In questo senso il counseling è una metodologia trasversale a tutte le professioni che prevedono la relazione tra persone come determinante essenziale in termini decisionali e applicativi allo svolgimento dell’attività. Queste professioni sono anche di frequente a rischio di burn out e necessitano della piena efficienza dell’individuo per raggiungere un elevato livello di produttività. Ne consegue che l’applicazione di interventi di counseling potenziano enormemente gli standard qualitativi di determinate professioni. In ambito sanitario ad esempio, l’acquisizione da parte del medico di una postura relazionale e comunicativa adeguata favorisce un instaurarsi di una solida alleanza operativa con il paziente e con i familiari, consente di conseguenza una migliore aderenza terapeutica e riduce enormemente la conflittualità espressa in termini di aggressioni al sanitario, che viene percepito come meno tecnicistico e più abile a integrare la conoscenza scientifica con un rapporto umano (caratteristiche che i pazienti generalmente si aspettano da un medico).

Definizione della S.I.CO.

Oggi abbiamo una definizione ufficiale data dalla S.I.Co. (Società Italiana di Counseling) e trasmessa al C.N.E.L., che è la seguente:
“L’intervento di Counseling può essere definito come la possibilità di offrire un orientamento o un sostegno a singoli individui o a gruppi, favorendo lo sviluppo e l’utilizzazione delle potenzialità del cliente.
All’interno di comunità, quali ospedali, scuole, università, aziende, comunità religiose, ecc., l’intervento di Counseling è mirato da un lato a risolvere nel singolo individuo un conflitto esistenziale o il disagio emotivo che ne compromettono un’espressione piena e creativa, dall’altro può inserirsi come elemento che agevola la comunicazione tra la struttura e il dipendente”.

Una Definizione da Enciclopedia…

Il Counselling, termine inglese non perfettamente traducibile in “consulenza”, indica uno scambio comunicativo tra un professionista, il counsellor, e un cliente che si trova in difficoltà e che porta implicitamente una domanda di cambiamento specifica. Il counsellor è un professionista esperto della comunicazione che ha il compito di facilitare il cliente nel definire e nell’affrontare in concreto ciò che lo mette in difficoltà. Il cliente può essere un singolo individuo, una coppia, una famiglia, un altro professionista, un gruppo o un’istituzione. L’intervento di Counselling è un intervento di aiuto non terapeutico, sempre mirato, circoscritto nel tempo, regolato da un contratto tra professionista e cliente che stabilisce: obiettivo, metodologia non direttiva nè prescrittiva, durata e calendari degli incontri, costi in termini di impegno e di danaro (qualora non si tratti di un servizio pubblico). Numerose sono le applicazioni del Counselling nel settore sanitario; infatti in questo ambito possono esserci situazioni difficili caratterizzate dalla modificazione improvvisa della rappresentazione del futuro, come accade nel caso di comunicazione di diagnosi. Restituire autonomia decisionale al cliente significa anche ridurre a una più ragionevole dimensione la portata delle conseguenze degli interventi comunicativi del professionista: tipico è il caso della comunicazione di cattive notizie. Nel nostro Paese, una maggiore visibilità degli interventi di Counselling c’è stata in conseguenza delle politiche sociali e sanitarie volte a fronteggiare il diffondersi dell’epidemia HIV/AIDS quando la legge n.135 del 1990 ha sancito che il test diagnostico deve essere preceduto e seguito da colloqui di Counselling.
(Maria Grazia Terzi, Enciclopedia di Repubblica-UTET)

Quando nasce il Counseling e in quale Ambito

La nascita della figura professionale del Counselor risale agli anni ‘50 negli Stati Uniti e negli anni ‘70 in Europa, in particolare in Gran Bretagna, sia all’interno dei servizi di orientamento pedagogico che come supporto dei servizi sociali e nel volontariato. A livello internazionale il Counseling è definito come il “processo interattivo tra un counselor e un cliente (o più) che approcci, con ottica olistica, temi sociali, culturali, economici e/o emotivi”. Il counseling può essere utilizzato al fine di affrontare e risolvere problemi specifici, prendere decisioni, superare crisi, migliorare i rapporti con gli altri, agevolare lo sviluppo, accrescere la conoscenza, la consapevolezza di sé ed elaborare emozioni e conflitti interiori. Il counseling si basa sull’ originaria intuizione rogersiana secondo la quale, se una persona si trova in difficoltà, il miglior modo di venirle in aiuto non è quello di dire cosa fare quanto piuttosto quella di aiutarla a comprendere la sua situazione e a gestire il problema assumendo da sola e pienamente le responsabilità delle scelte eventuali. Il processo di counseling enfatizza l’importanza dell’autopercezione, dell’autodeterminazione, dell’autocontrollo: il risultato finale è misurabile attraverso “il grado in cui si riesce a rendere una persona capace di azioni razionali e positive, a renderla più soddisfatta, più in pace con se stessa, più capace di condurre una vita serena e socialmente integrata”.

Una precisazione: è più corretto dire Counseling/Counselor o Counselling/Counsellor?

Entrambe le forme sono corrette: la prima è la dicitura proveniente dagli USA, l’altra fa riferimento alla lingua anglosassone. Il termine “Counseling” è stato adottato fin dall’inizio del secolo dall’American Psychological Association per intendere tutte le attività di orientamento psicologico, sociali (attitudinali e professionali) e personali (problemi esistenziali: prevenzione-formazione e crescita personale). Il counseling è quindi, un intervento psicopedagogico atto a promuovere ed operare sulla salute piuttosto che sulla patologia.

La Formazione del Counselor

All’interno di un modello fenomenologico-esistenziale, che integra la pluralità di interventi epistemologicamente compatibili, il processo di formazione si svolge attraverso due fasi. Nella prima, la più complessa e ampia, viene sviluppata la competenza ad aiutare, nella seconda si apprende a calare la postura di aiuto all’interno di specifici ambiti applicativi. Perché si possa assumere una corretta metodologia di aiuto è indispensabile svolgere tre livelli di apprendimento: il sapere (livello delle conoscenze teoriche), il saper fare (livello delle abilità) e il saper essere (livello della propria personale interazione con la realtà).
Quale è la visione dell’uomo propria del counseling
Il counselor crede profondamente nel fatto che le persone possono e sanno:
– prendere decisioni e assumere la responsabilità
– dirigere la propria vita, contare sulla libertà di scelta, anche quando sono influenzate dalle variabili ambientali o dalle predisposizioni biologiche e della personalità
– tentare continuamente di soddisfare i propri bisogni fisiologici primari e secondari /psicologici, sociologici ed estetici)
Il counselor riconosce, contiene e sostiene i bisogni, più o meno manifesti, che le persone hanno di :
– sentirsi bene con se stessi ed avere conferme positive del proprio valore da parte di persone significative
– essere congruenti e ridurre le dissonanze tra realtà esterna ed interna, tra l’esperienza attuale e la sua rappresentazione
– apprendere alternative emotive, cognitive e di comportamento
– effettuare scelte e cambiamenti sia all’interno che all’esterno del sistema esistenziale e di riferimento.

Gli Ambiti di Intervento

Il Counselor è un operatore che si propone di aiutare gli altri attraverso l’offerta di tempo, rispetto, attenzione e specifiche competenze.

Lo scopo di una relazione di Counseling è quello di offrire ai clienti “l’opportunità di esplorare, scoprire e rendere chiari i propri schemi di pensiero e di azione, per crescere nelle competenze di coping (fronteggiamento delle difficoltà) e di autodeterminazione, anche rispetto alla soluzione di alcuni problemi. Tutto questo per aumentare la qualità della vita migliorando l’uso delle proprie risorse e soddisfacendo al meglio le proprie esigenze, i propri bisogni e desideri. Fondamentalmente il Counseling si occupa della salutogenesi” (Giusti, Mattachini, Merli, Montanari, 1993).

Partendo da questa premessa possiamo dedurre che il Counseling può essere un supporto in innumerevoli settori di intervento: dall’ambito scolastico a quello aziendale, dal campo medico sanitario a quello sessuale, dal settore dell’orientamento a quello della devianza e delle situazioni di emergenza.

Counseling Scolastico

Dagli anni ‘90 in poi la scuola ha fatto proprie le attività di prevenzione del disagio e di promozione del benessere e in questa nuova accezione di scuola, intesa come “agenzia” educativa con finalità formative e preventive si inserisce la pratica del Counseling Scolastico, il cui fine è quello di agevolare la relazione insegnante-studente, insegnante-genitore, insegnante ed altre figure professionali. Un Counselor che lavora in una scuola è chiamato innanzitutto a rispettare i principi dell’ascolto attivo, dell’empatia e della congruenza. Egli deve, inoltre, focalizzare la sua attenzione sulla relazione in atto e sulla comunicazione verbale e non verbale dell’utente, utilizzando le regole della comunicazione efficace e tecniche precise dell’analisi della domanda. Tra gli obiettivi del Counseling Scolastico possiamo porre:
– il sostegno (per problematiche di vario tipo come disturbi dell’apprendimento, comportamenti iperattivi, impulsivi, prepotenti ed aggressivi nonché il disadattamento scolastico)
– lo sviluppo di abilità e competenze
– l’orientamento scolastico e professionale
– l’invio ad altri specialisti (in caso di situazioni particolarmente gravi, non affrontabili nel contesto scolastico)
I docenti, comunque, non si configurano esclusivamente come utenti del Counseling ma essi stessi possono mettere in atto tale relazione d’aiuto nell’espletamento dei loro compiti quotidiani, utilizzando le proprie abilità di Counseling (preliminarmente acquisite mediante specifici training di formazione) come modalità di risoluzione dei problemi vissuti dal gruppo-classe e come metodologia di insegnamento.

Counseling Aziendale
Counseling Aziendale

“Il processo di crescita e sviluppo dell’azienda passa attraverso la crescita e lo sviluppo delle persone che lavorano al suo interno” (L.Boccali 1998). La formazione (sia di base che in itinere) e il benessere del personale uniti ad una consulenza costante permettono all’azienda di creare e sviluppare le risorse umane presenti nell’ambito produttivo. Attraverso questo processo l’impresa può crescere qualitativamente e differenziarsi dalla concorrenza.
Lo scopo del Counseling Aziendale è quello di “favorire lo sviluppo psico-emotivo della persona in tempi abbastanza brevi” (Benincasa, 1994), di “promuovere un migliore dialogo tra i settori interni all’azienda e di agevolare la relazione interpersonale verso la valorizzazione delle risorse umane nei contesti produttivi” (S.I.Co.).
– miglioramento della qualità del lavoro
– riduzione dell’assenteismo
– aumento della produttività
Le difficoltà lavorative che più frequentemente vengono affrontate sono la resistenza al cambiamento, la demotivazione, la gestione del tempo, le difficoltà relazionali, lo stress, la mancanza di concentrazione, la scarsa produttività, la conflittualità, l’assenteismo, le malattie professionali, le molestie sessuali e razziali subite.
Nel Counseling Aziendale si “lavora” sia con la base, cioè con i dipendenti, sia con i quadri intermedi dell’organizzazione, che hanno la scomoda posizione di cuscinetto, sia con il top management (Carla Quaranta 1999). Il Counselor può essere interno all’azienda, quando uno o più persone presenti nell’organizzazione hanno abilità di Counseling conseguite con percorsi specifici, o esterno all’azienda, quando l’organizzazione si avvale dell’intervento di un Counselor professionale con competenze specifiche nel settore di intervento.
Il quadro operativo del Counseling Aziendale segue i cambiamenti del mercato del lavoro e trova ampio spazio di manovra nei processi di specializzazione e riconversione delle figure professionali. Nasce, così, il Career Counseling nel quale rientrano:
ILCounseling di orientamento professionale
– il Counseling di ri-orientamento professionale
– il Counseling di bilancio di carriera

Counseling in Ambiente Sanitario
Counseling in Ambiente Sanitario

Possiamo prendere in considerazione, nell’ambito sanitario, diversi aree di applicazione tra cui:
• la relazione tra medico di base e famiglia/paziente
• la relazione tra paziente e ambiente ospedaliero
• la relazione tra operatori delle professioni sanitarie e pazienti/clienti
Scegliere di applicare i principi del counseling nell’ambito delle professioni sanitarie permette al medico, al paramedico e all’operatore di applicare più efficacemente le proprie competenze, di svolgere più serenamente e con maggiori energie il proprio lavoro. In una visione olistica del paziente, egli si sentirà ascoltato, considerato e compreso incoraggiando, così, la disponibilità a seguire le prescrizioni, i consigli, le terapie. “Il Counseling è un comportamento comunicativo strategico, finalizzato non a creare modificazioni ma a renderle possibili… ogni cambiamento richiede la disponibilità a cambiare e la speranza che si tratti di un cambiamento in meglio” (Quadrino, 1993).

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.