Il bambino ed il linguaggio

Ma attraverso diversi esperimenti si è potuto notare come siano diverse le forme comunicative tra neonato e genitori; non a caso il neonato è in grado di portare avanti un dialogo pre-verbale , instaurando così una vera e propria interazione nonostante la confusione dei balbettimenti infantili.
Capita che il neonato frapponga le vocalizzazioni della madre tra una frase e l’altra , come se ascoltasse e rispondesse alle sue parole , i ge-ge –ge sono risposte e sono l’inizio dell’acquisizione linguistica.
Man mano che il desiderio di usare il linguaggio diventa evidente,il piccolo inizia ad emettere suoni simili a delle sillabe: ma , pa , ciu , anche se non si può parlare di vere e proprie parole , fino alla ripetizione delle stesse prima ancora dell’età scolare :ecolalia.
I bambini vivono inoltre il disagio e la frustrazione del non farsi capire , quello dei genitori è il mestiere più difficile al mondo , sta a loro intuire , comprendere , il messaggio che il bambino sta inviando , spesso sono richieste.Molti malumori dei bambini piccoli sono associati proprio alle difficoltà pre verbali; l’irruenza del proprio figlio regredisce quando inizia a comunicare con il linguaggio.
Sembra strano ma i bambini imparano un doppio linguaggio , quella della lallazione e ripetizione prima dei 5 anni ed il linguaggio vero e proprio.
Sono dotati di un’abilità innata a sviluppare il sistema linguistico; gli psicologi sono dell’idea che i bambini siano dotati di un Language Acquisition Device , ovvero un dispositivo congenito che predispone il bambino a riconoscere certe parole e strutture grammaticali semplicemente ascoltandole.Il che consente al bambino di cogliere il significato delle parti più importanti del discorso ascoltato.
Ma dipende dall’ambiente dove si vive , in quanto il linguaggio è enormemente influenzato dall’ambiente di apprendimento e dall’educazione imposta dai genitori.
Secondo la teoria comportamentali sta il bambino apprende certe parole e la struttura grammaticale della sua lingua per ricevere qualcosa ; quando il bambino indica anche con il gesto e dice il nome di quella cosa tipo succo per intendere succo di frutta , i genitori gli sorridono riempiendolo di coccole premiandolo per aver usato la parola giusta , il bambino risponde sorridendo.Questo tipo di interazione aiuta il bambino ad imparare a parlare.La stessa teoria però non riesce a spiegare il perché il bambino apprende solo certe parole fra le tantissime che ascolta e come invece riesca ad inventare termini mai sentiti.
Probabilmente la risposta stà nel fatto che il linguaggio consista in una combinazione di capacità innate e di influenza ambientale .
Dal punto di vista pedagogico , è bene adottare diverse strategie per incoraggiare , stimolare , motivare il bambino all’uso del linguaggio , come :
-parlare sempre al bambino : parlare al neonato , al proprio compagno/a , rappresenta uno stimolo importantissimo perché permette al bambino di vedere il linguaggio come meta; stimola il suo interesse e sviluppa abilità ascoltando , perché lui ascolta. Col tempo il bambino imiterà quei suoni.
-rispondere ad ogni suono che emette : il neonato possiede tantissimi suoni che utilizza nelle sue lallazioni; spesso queste vocalizzazioni hanno lo scopo di procurargli piacere specie nei momenti di solitudine , anche se vengono usate per avere attenzione.
-leggere tanti libri di storia : tutti i bambini anche quando sono molto piccoli amano ascoltare storie e che ci sia qualcuno a raccontarle , stimola il suo interesse per il linguaggio e la lettura –
-fargli ascoltare canzoni, poesie , musica : dando così occasioni di svago ma anche acquisizione del gusto , del piacere ed ovviamente facilitazione nell’acquisizione del linguaggio.
-parlargli senza modificare il tono di voce: ovvero occorre evitare il linguaggio infantile , bisogna pronunciare il nome dell’oggetto e non il suono , tipo dire cane e non bau bau, per evitargli anche difficoltà quando si troverà a fare il doppio sforzo di abbandonare certi termini troppo infantili e sostituirli con il vocabolo giusto.
-dargli opportunità di parlare : quando si torna a casa la sera dopo una giornata di lavoro si tende a parlare tra i coniugi , è bene farlo anche con i bambini , porgli domande , lasciare che lui/lei racconti le sue esperienze anche se possono sembrare banali , l’attenzione nei suoi riguardi lo invoglia a parlare
-evitare di correggere di continuo i suoi errori linguistici per evitare di compromettere la sua sicurezza ed il suo desiderio di imparare.
Può capitare però che nonostante le altre aree evolutive si siano sviluppate in modo soddisfacente , possono presentarsi difficoltà di linguaggio ovviate con l’intervento di un logopedista.
-blesità: i bambini in età pre-scolare sviluppano una pronunzia blesa , esempio confusione tra s ed f. Difficoltà che viene superata con l’età scolare; paradossalmente si può acquisire una blesità temporanea in conseguenza alla caduta del primo dentino , per scorretto uso della lingua o a causa di un palato fesso.
-errori di pronuncia: vi sono bambini che hanno difficoltà con particolari suoni , compromettendo la chiarezza del discorso; il difetto scompare spontaneamente con la crescita o con l’aiuto del logopedista.
-mancanza di stimolazione : il linguaggio si sviluppa grazie alle interazioni tra il bambino ed i componenti della famiglia , grazie ai discorsi degli adulti il bambino viene stimolato all’interesse per il linguaggio , qualora questi non ci siano , non solo il suo linguaggio sarà povero di vocaboli , ma avrà difficoltà nell’interagire comunicando.
-balbuzie : il bambino parla in modo irregolare ripetendo molte volte la prima lettera o la prima parte di una parola. E’ come se tra un balbettamento e l’altro il soggetto tentasse di mettere in ordine i propri pensieri. Tra i due ed i cinque anni può svilupparsi una forma di balbuzie per il desiderio di dire tante parole insieme. Tale disagio ma anche difficoltà si risolve col tempo man mano che il bambino acquista confidenza con il linguaggio e con l’approccio della logopedia.

Articolo scritto dalla redattrice Dott.ssa Emanuela Cimmino

Fonte : Richard Woolfson Mamme , papà e bimbi. Ed.Le Comete

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.